Cinque agenzie federali statunitensi hanno messo sul tavolo le prime regole per identificare le stablecoin emesse legalmente negli Stati Uniti, e il settore ha già risposto con una richiesta precisa: fissare un confine netto tra chi emette il token e chi lo scambia semplicemente tra utenti. La Blockchain Association, l’associazione di categoria che rappresenta gran parte dell’industria crypto americana, ha depositato le proprie osservazioni entro la scadenza del 21 agosto e ha sintetizzato la sua posizione il 24 agosto: sì ai controlli d’identità sui rapporti diretti tra emittente e cliente, no a un’estensione ai trasferimenti peer-to-peer.
Summary
Punti chiave
- Cinque agenzie federali — FinCEN, Office of the Comptroller of the Currency, Federal Reserve, Federal Deposit Insurance Corporation e National Credit Union Administration — hanno proposto congiuntamente a giugno 2026 un programma di identificazione clienti per gli emittenti di stablecoin nell’ambito del GENIUS Act.
- Gli emittenti dovranno raccogliere e verificare nome, indirizzo, data di nascita o costituzione e numero identificativo del cliente prima di aprire un conto.
- La Blockchain Association chiede di escludere dai controlli i trasferimenti peer-to-peer, che rappresentano circa il 99% dell’attività complessiva sulle stablecoin.
- Le regole definitive entreranno in vigore dodici mesi dopo la pubblicazione, mentre l’applicazione del GENIUS Act su scala nazionale scatta il 18 gennaio 2027.
- Restano da definire termini chiave come “account”, “customer” e “digital asset service provider”.
Cinque agenzie federali disegnano le regole per identificare le stablecoin
La proposta arriva da un fronte regolatorio compatto: FinCEN, l’Office of the Comptroller of the Currency, la Federal Reserve, la Federal Deposit Insurance Corporation e la National Credit Union Administration hanno presentato insieme, a giugno 2026, un programma di identificazione clienti pensato per gli emittenti di payment stablecoin autorizzati. Il testo nasce dalla scelta del GENIUS Act di trattare gli emittenti riconosciuti come istituzioni finanziarie ai sensi del Bank Secrecy Act, la legge americana che da decenni impone controlli antiriciclaggio al settore bancario.
È la prima volta che il quadro normativo statunitense prova a tradurre in pratica operativa concreta le norme GENIUS Act per stablecoin, imponendo agli emittenti obblighi molto simili a quelli già in vigore per le banche tradizionali.
Cosa devono fare gli emittenti prima di aprire un conto
Nel concreto, un emittente dovrà raccogliere nome, indirizzo, data di nascita o di costituzione e numero identificativo del cliente prima di consentirgli di aprire un conto. Dovrà poi usare metodi documentali o non documentali per formarsi una ragionevole convinzione di conoscere davvero l’identità di quella persona o entità. Le informazioni raccolte resteranno archiviate per cinque anni dopo la chiusura del conto, mentre i documenti di verifica dovranno essere disponibili per altri cinque anni dalla loro creazione.
Blockchain Association chiede un confine netto sui trasferimenti peer-to-peer
Il nodo centrale della risposta dell’associazione è semplice: i controlli d’identità hanno senso solo quando l’emittente ha un rapporto diretto con il cliente, non quando il token passa di mano senza il suo coinvolgimento. La Blockchain Association ha concordato che il programma debba applicarsi ai casi in cui l’emittente mantiene una relazione diretta — emissione, riscatto, conversione, riacquisto o custodia di una stablecoin di pagamento — ma ha chiesto con altrettanta chiarezza che la regola non arrivi a toccare le transazioni tra utenti quando l’emittente non le intermedia, non le facilita e non le approva.
“Non dovrebbero estendersi alle transazioni peer-to-peer a valle”, ha argomentato l’associazione, pur riconoscendo che le agenzie non hanno ancora definito quel confine in modo definitivo. La proposta delle agenzie, va detto, va già in questa direzione: il semplice possesso o controllo di una stablecoin emessa da un soggetto regolato non basta a costituire un “account”, e anche un trasferimento in cui l’emittente entra in gioco solo tramite il proprio smart contract dovrebbe restare, in linea di principio, fuori dalla definizione proposta.
Qui si misura perché la questione conta davvero per il settore: se il confine tra mercato primario e mercato secondario non viene scritto con precisione, gli emittenti rischiano di dover monitorare flussi di token su cui non hanno alcuna visibilità operativa, con costi di compliance sproporzionati rispetto al rischio reale.
Il mercato secondario delle stablecoin e i suoi limiti operativi
Le agenzie stesse riconoscono la portata del problema. Definiscono “attività di mercato secondario” i trasferimenti da wallet self-hosted, gli acquisti tramite intermediari, gli scambi su exchange e i pagamenti diretti a fornitori — e hanno stimato che circa il 99% dell’attività di transazione sulle stablecoin avviene proprio in questo perimetro, fuori dal controllo diretto dell’emittente.
È un dato che pesa sul disegno complessivo della regola: le stesse autorità ammettono che gli emittenti hanno una capacità limitata di ottenere l’identità di chi utilizza i token senza interagire direttamente con loro. In altre parole, chiedere agli emittenti di identificare l’intero universo di utenti finali significherebbe imporre un obbligo tecnicamente quasi impossibile da onorare per la stragrande maggioranza delle transazioni stablecoin nel mercato secondario.
Identità digitale e rischio di controlli duplicati
Oltre al perimetro dei controlli, la Blockchain Association ha insistito su un secondo fronte: la flessibilità degli strumenti di verifica. L’associazione sostiene apertamente l’uso di strumenti di identità digitale e tecnologie di verifica interoperabili, e la proposta attuale già consente metodi documentali e non documentali. Resta però aperta la domanda se il testo finale dovrà menzionare esplicitamente identità digitali o credenziali verificabili: le agenzie hanno chiesto un riscontro pubblico su benefici e rischi di questo approccio.
C’è poi il tema dei controlli ripetuti. Gli emittenti di stablecoin interagiscono spesso con banche, exchange e altri soggetti già regolati che effettuano a loro volta verifiche sui clienti. La proposta consente già a un emittente di fare affidamento su controlli svolti da un’altra istituzione finanziaria federalmente regolata, purché quell’affidamento sia ragionevole, disciplinato da un contratto e supportato da una certificazione annuale — restando comunque l’emittente responsabile in ultima istanza della compliance. La Blockchain Association chiede che il testo finale chiarisca come funzioni questo meccanismo anche tra affiliate, intermediari ed entità regolate a livello statale, per evitare che ogni soggetto della catena debba ripetere da zero gli stessi controlli.
Tempistiche di applicazione e nodi regolatori ancora aperti
Il calendario resta il punto su cui l’incertezza pesa di più. Il periodo di commenti pubblici si è chiuso il 21 agosto e ora le agenzie dovranno esaminare le osservazioni ricevute, potendo ancora modificare definizioni cruciali come “account”, “customer” e “digital asset service provider”. La proposta prevede che gli emittenti abbiano dodici mesi di tempo dopo la pubblicazione della regola definitiva per adeguarsi, ma nessuna data di pubblicazione è stata ancora annunciata.
Sul piano più generale, il quadro del GENIUS Act dovrebbe iniziare a restringere l’emissione non autorizzata di payment stablecoin negli Stati Uniti a partire dal 18 gennaio 2027. Le agenzie, secondo quanto riportato, hanno già mancato la scadenza originaria per la stesura delle regole, riducendo di fatto il tempo utile che gli emittenti avranno per prepararsi prima dell’entrata in vigore del regime di licenza.
La regola sull’identificazione clienti, quando sarà definitiva, dovrà comunque convivere con altre proposte separate su licenze, riserve, programmi antiriciclaggio, conformità alle sanzioni e ordini legali. Il modo in cui verranno trattati i riscatti diretti, le credenziali digitali e l’affidamento su terze parti determinerà, in pratica, quanto lavoro aggiuntivo dovranno sostenere gli emittenti una volta che il quadro sarà completo.
FAQ
Quali sono i requisiti principali per gli emittenti di stablecoin secondo le regole proposte dal GENIUS Act?
Gli emittenti devono raccogliere e verificare nome, indirizzo, data di nascita o di costituzione e numero identificativo del cliente prima di aprire un conto.
Le regole di identificazione proposte si applicano ai trasferimenti di stablecoin peer-to-peer?
No. La Blockchain Association e le agenzie propongono di escludere i trasferimenti peer-to-peer di stablecoin dai requisiti di identificazione, in quanto rientrano nell’attività di mercato secondario.
Quando entreranno in vigore le regole di identificazione delle stablecoin previste dal GENIUS Act?
Le regole definitive entreranno in vigore dodici mesi dopo la loro pubblicazione, mentre l’applicazione del GENIUS Act su scala nazionale inizierà il 18 gennaio 2027.
Che ruolo ha la verifica dell’identità digitale nelle regole proposte?
La proposta lascia margine di flessibilità per gli strumenti di identità digitale e chiede un riscontro pubblico sull’opportunità di affrontare in modo esplicito identità digitali e credenziali verificabili.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

