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Al voto con la blockchain in Sierra Leone
Al voto con la blockchain in Sierra Leone
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Al voto con la blockchain in Sierra Leone

By Daniele Chicca - 21 Mar 2018

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Niente più errori, frodi o manipolazioni nel conteggio dei voti. Questo l’obiettivo del sistema elettorale rivoluzionario che ha sperimentato a marzo una società svizzera attiva nella tecnologia blockchain. Sfruttando l’archivio di dati e di informazioni decentralizzato alla base delle altre criptovalute, Agora intende cambiare per sempre il modo in cui si svolge e viene verificato il corretto svolgimento del voto.

La soluzione innovativa, testata per la prima volta durante le elezioni presidenziali della Sierra Leone, offre un’alternativa al voto digitale tradizionale.

La Blockchain come tecnologia nascosta ma efficace

Forse non tutti i cittadini del paese africano che si sono recati alle urne lo scorso 7 marzo si sono resi conto dell’importanza storica dell’appuntamento elettorale: chi dei 3,1 milioni elettori registrati ha espresso il suo voto nel distretto maggiore della capitale è stato tra i primi a sperimentare un voto online verificato con la tecnologia su cui si basano le transazioni delle criptovalute.

Trasmettendo nella piattaforma informatica speciale ognuno dei voti espressi a Freetown in maniera tradizionale, ossia su un foglio di carta, l’azienda Agora – che si era registrata come osservatore internazionale indipendente – ha permesso alle autorità del paese dell’Africa occidentale di controllare in modo sicuro e trasparente il voto, rendendolo di fatto infalsificabile. È stato così scongiurato il verificarsi di eventuali episodi di corruzione.

L’innovazione principale consiste nel fatto che il salvataggio e il conteggio dei voti non viene più affidato a un’autorità centrale, bensì a un rapporto tra pari, nel quadro di una rete informatica di computer che non ha bisogno di un server centrale.

Il punto singolo di vulnerabilità scongiurato dalla blockchain

Consentendo un accesso a tutti i partecipanti, si passa pertanto da rischio di “single point of failure” (SPOF, letteralmente “punto singolo di vulnerabilità”) a un salvataggio archiviato su tutti i computer del network. Questo consente una trasparenza e affidabilità prima impensabile, proprio come avviene con le operazioni effettuate tramite blockchain.

Un altro caso simile di applicazione nella vita politica della tecnologia lo ha offerto la Francia un paio di anni fa. Curiosa di mettere alla prova la tecnologia durante una votazione, la startup transalpina BELEM ha creato per il movimento politico della società civile “Nous Citoyens” una soluzione di voto sicura, trasparente e condivisa che è stata sperimentata durante le elezioni regionali e dipartimentali interne al partito che si sono svolte dal 4 al 7 aprile 2016.

Ma le elezioni in Sierra Leone, che avranno quasi certamente un secondo turno il 27 marzo, visto che a separare i due candidati in testa ci sarebbe soltanto l’1% dei consensi, potrebbero diventare una prima tappa importante verso l’utilizzo della tecnologia blockchain nelle elezioni nazionali in tutto il mondo, garantendo che il voto possa sul serio dirsi completamente democratico.

“Penso veramente che questa elezione segni l’inizio di un movimento molto più grande di voti che si terranno grazie alla blockchain, ha dichiarato a Coin Desk Leonardo Grammar, amministratore delegato di Agora, in seguito allo svolgimento dell’appuntamento elettorale.

Democrazia digitale

Si tratta di un esperimento comunque ancora in fase embrionale. Innanzitutto i risultati del primo turno resi noti dalla stessa società potrebbero differire da quelli comunicati dalle autorità e da altri osservatori e al contrario del conteggio effettuato dal Comitato Elettorale Nazionale (NEC) non saranno quelli considerati ufficiali. Inoltre, non ci sarà un archivio open-source ispezionabile da agenti esterni.

Detto questo, con la piattaforma di Agora, i Paesi saranno in grado minimizzare i rischi di manipolazione dei voti e velocizzare il conteggio e lo spoglio elettorale.

Chi sostiene che la blockchain possa un giorno assumere un valore politico, creando una sorta di nuova ambiziosa forma di democrazia digitale, realmente decentralizzate e trasparente, il 7 marzo ha avuto l’esempio concreto di come questo progetto all’apparenza utopistico potrebbe realizzarsi.

Daniele Chicca
Daniele Chicca

Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

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