Buterin: “In affitto la blockchain Ethereum”
Buterin: “In affitto la blockchain Ethereum”
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Buterin: “In affitto la blockchain Ethereum”

By Marco Cavicchioli - 29 Mar 2018

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Sulla blockchain di Ethereum ci sono troppi dati, così Vitalik Buterin vorrebbe proporre il pagamento di un affitto.

La notizia proviene da un post dello stesso Buterin, co-fondatore di Ethereum, criptovaluta come  bitcoin ma anche una piattaforma informatica, decentralizzata e peer to peer che può essere utilizzata per diversi scopi tra cui l’emissione di ICO, spesso create proprio su questa piattaforma.

Uno dei problemi è che, essendo molto utilizzata per scopi diversi e in ambiti differenti, vengono memorizzati nella blockchain fin troppi dati.

Ad oggi, la blockchain di Ethereum pesa già oltre 350 GigaByte e continua a crescere (quella di Bitcoin, nata sei anni prima, pesa solo 191 GB). Secondo Buterin al massimo dovrebbe raggiungere i 500 GB, ma di questo passo non ci vorrà molto.

Scrive Buterin:

Per assicurarsi che non sia possibile a lungo termine che la dimensione superi i 500 GB, l’archiviazione di 500 GB dovrebbe costare 500.000 ETH all’anno, quindi la memorizzazione di 1 byte dovrebbe costare 0,000001 ETH all’anno”.

Quindi, ad esempio, un contratto di affitto di 24 kb sulla blockchain di Ethereum dovrebbe costare 0,024 ETH all’anno (circa 15 dollari) mentre un account da 250 byte costerebbe 0.00025 ETH all’anno (0,15 dollari).

24 kb al giorno d’oggi sono davvero pochi, e 15 dollari l’anno potrebbero sembrare molti per così poco spazio, d’altronde la blockchain non è uno storage qualsiasi.

Chi considera la blockchain solo un archivio pubblico di dati non l’ha compresa bene.

Infatti, un costo così elevato può servire per memorizzare ad esempio un hash, un codice crittografico unico che identifica e certifica un preciso contenuto digitale. Il suddetto,occupa molto meno spazio di 24 kb, e in questo modo verrebbe memorizzato in modo sicuro, permanente ed inconfutabile.

La governance di Ethereum e Bitcoin

Se la proposta di Buterin venisse accettata – le probabilità che ciò accada sono consistenti – il protocollo verrebbe modificato. L’utilizzo della piattaforma Ethereum per memorizzare informazioni diverrebbe di fatto a pagamento.

Ethereum, a differenza di Bitcoin, è una piattaforma meno decentralizzata, quindi è più semplice che possa essere soggetta a cambiamenti.

Per modificare il protocollo Bitcoin serve di fatto l’appoggio di una consistente maggioranza dei suoi utilizzatori, in primis i miner e chi gestisce i full node. Questo rende molto difficile modificarla, come ha dimostrato il fallimento del tentativo di raddoppiare la dimensione dei blocchi.

Bitcoin non ha un capo, un centro o un punto di riferimento: tutti i full node sono pari tra loro, e poiché per design nessuno riuscirebbe a detenere da solo più del 50% della potenza di calcolo per il mining, nessuno potrebbe averne il controllo.

Questo da un lato è un vantaggio perché assicura che nessuno possa prendere il controllo di Bitcoin, mentre dall’altro rende qualsiasi modifica molto più lenta e difficile da fare accettare.

Ethereum, invece, è meno decentrato. Di fatto è un progetto gestito da una Fondazione, al cui vertice c’è lo stesso Buterin. Le decisioni cruciali e cariche di conseguenze come quella di rendere a pagamento l’utilizzo della memoria della blockchain sono molto più semplici sia da prendere che da far accettare.

D’altro canto, però, questo significa che il progetto Ethereum è maggiormente esposto ad eventuali intemperie che potrebbero provenire proprio dalla Fondazione che lo gestisce.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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