La SEC vuole i nodi Bitcoin e Ethereum
La SEC vuole i nodi Bitcoin e Ethereum
Regolamentazione

La SEC vuole i nodi Bitcoin e Ethereum

By Marco Cavicchioli - 31 Lug 2019

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La Securities and Exchanges Commission (SEC) degli USA sta pianificando di aprire dei nodi Bitcoin ed uno Ethereum, oltre a “il maggior numero possibile delle seguenti blockchain: Bitcoin Cash, Stellar, Zcash, EOS, NEO e XRP Ledger”.

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Questo è quanto si legge in una nota ufficiale che integra una proposta del 26 giugno che mirava a dotare la SEC di una fonte di approvvigionamento di dati, una cosiddetta Commercially available Off-The-Shelf (COTS), per quanto riguarda le principali blockchain, in modo da monitorarne gli eventuali rischi connessi, la conformità normativa e informare le Commissioni politiche in merito agli asset digitali.

La gestione dei nodi non sarà effettuata direttamente dalla SEC, ma sarà affidata ad un fornitore esterno che avrà il compito di eseguire un nodo per ciascuna blockchain supportata. 

Il COTS dovrà anche supportare l’eventuale aggiunta di nuove blockchain in futuro, dovrà fornire alla SEC in modo diretto e disintermediato tutti i dati delle blockchain sin dall’inizio (ovvero dal blocco genesi) e dovrà includere anche tutte le criptovalute connesse alle blockchain selezionate. 

I dati che verranno forniti alla SEC riguarderanno il simbolo delle criptovalute, gli indirizzi di invio e ricezione, i saldi non spesi, gli hash ed  timestamp delle transazioni, i loro importi, i costi di commissione sulle transazioni, le conferme, gli hash di blocco e l’altezza dei blocchi.

Inoltre dovranno riguardare anche gli algoritmi di hashing, l’hashpower, la difficulty del mining, i premi, la quantità e le dimensioni delle transazioni, la circulating supply e la dimensione della blockchain.

Non si conoscono con precisioni le ragioni, ufficiali o ufficiose, che hanno spinto la SEC a prendere questa decisione, ma è probabile che abbiano a che fare con l’accesso diretto e disintermediato ai dati delle blockchain, visto che ad oggi invece li acquisiscono tramite fonti secondarie come gli explorer. 

C’è un passaggio della nota che potrebbe aiutare a comprenderne il senso, quando a proposito dei requisiti del fornitore affermano che dovrebbe: 

“Dimostrare il livello di rigore nella pulizia e nella normalizzazione dei dati tale da soddisfare i requisiti dei test di revisione contabile”. 

L’ipotesi che sta circolando è che la SEC stia cercando di implementare sistemi di sorveglianza su queste blockchain in modo da controllare cosa avvenga su di esse. 

D’altronde essendo reti aperte e decentralizzate, chiunque può eseguirne un nodo, comprese le autorità. 

Un’altra ipotesi è che la SEC voglia indagare sui security token, sia quelli dichiaratamente tali, che quelli che invece lo sono di fatto pur non essendo stati presentati al mercato come tali. 

Infatti il compito specifico dell’agenzia è quello di assicurarsi che vengano rispettate le leggi USA sui titoli (detti “security” in inglese), compresi gli scambi sui mercati, pertanto è possibile che siano questi gli obiettivi di questa iniziativa.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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