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Coinbase, 60 dipendenti lasciano l’exchange
Coinbase, 60 dipendenti lasciano l’exchange
Criptovalute

Coinbase, 60 dipendenti lasciano l’exchange

By Eleonora Spagnolo - 9 Ott 2020

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Coinbase ha perso circa 60 dipendenti da quando il CEO Brian Armstrong ha preteso che l’azienda non facesse politica. Lo ha rivelato lo stesso CEO.

Con una lettera pubblicata su Medium, copia della lettera inviata al team interno, Brian Armstrong è tornato sulla sua decisione di estromettere le discussioni politiche da Coinbase, chiedendo a tutti i propri dipendenti di focalizzarsi sulla mission aziendale. 

L’accaduto nei giorni scorsi ha attirato numerose critiche eccellenti, prima tra tutte quella di Jack Dorsey. Il CEO e founder di Twitter aveva contestato questa scelta sottolineando come Bitcoin fosse attivismo contro il sistema finanziario e dunque non si può pretendere di slegare un’azienda crypto da una società che le crypto vogliono cambiare. 

Ma a quanto pare anche dentro la stessa Coinbase ci sarebbero state reazioni accese. 

Il 5% dei dipendenti ha lasciato Coinbase

Infatti, secondo quanto scrive lo stesso Brian Armstrong, a seguito della decisione di estromettere la politica, ai dipendenti sarebbe stato proposto un generoso pacchetto di uscita. Circa 60 di loro, evidentemente non in linea con le scelte aziendali, hanno accettato, lasciando l’exchange. 60 persone corrispondono a circa il 5% del totale dei dipendenti di Coinbase, che dunque vanta evidentemente un team di circa 1.200 persone. 

Alcuni stanno ancora decidendo, per cui, ipotizza Armstrong, i licenziati potrebbero essere anche più di 60. 

Nonostante questa emorragia, Armstrong si dice fiero del fatto che le minoranze interne hanno scelto nella maggior parte dei casi di rimanere e a loro Coinbase presterà una particolare attenzione per costruire un ambiente che sia inclusivo. 

Le crypto e la politica

Ma possono le criptovalute essere lontano dalle questioni politiche? È quello che anche Armstrong sembra voler chiarire: 

“Le crypto non sono intrinsecamente politica? Sì, ci sta bene che siano politica in questa particolare area perché è collegata alla nostra missione”. 

Quello che dovranno fare, o meglio, quello che non dovranno fare i dipendenti di Coinbase è non fare attivismo attivo. Spiega ancora Armstrong:

“Noi ci supportiamo uno con l’altro in momenti difficili e abbiamo anche conversazioni sugli eventi recenti come ogni team. Abbiamo semplicemente preso la decisione di non impegnarci in un più ampio attivismo come azienda al di fuori della nostra missione”. 

Ad ogni modo, Coinbase non stabilirà cosa è politica e cosa non lo è, e non intende mettere sotto osservazione i dipendenti che possano incorrere in violazioni. Si limiterà a supportarli nell’accettare questa scelta. 

Ma guai a dire che a Coinbase interessino solo i profitti. A tal proposito, il CEO non nega che i profitti e le entrate siano di aiuto, per costruire un migliore ambiente in cui lavorare. Questo porta a far crescere la squadra e quindi ad avere tutte le risorse per focalizzarsi al meglio sulla mission dell’azienda, che è quella di offrire i migliori prodotti possibili all’utenza. 

Per questo, sosteneva Armstrong nella precedente comunicazione, le discussioni politiche rischiano di essere divisive oltre che un elemento di distrazione. 

Nonostante il clamore della sua posizione, il CEO non vuole tornare indietro: 

“Anche se lasciare che i membri del team se ne vadano non è mai facile, penso che ne emergeremo come un’azienda più allineata. Di tanto in tanto dobbiamo riarticolare e chiarire le nostre norme culturali mentre continuiamo a ridimensionarci. Sono entusiasta di andare avanti come #OneCoinbase per perseguire la nostra visione di libertà economica per ogni persona e azienda”. 

Parole che sembrano quasi una contraddizione in termini, perché la libertà economica non sembra coincidere con la libertà di manifestazione del pensiero.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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