Mt.Gox: slitta a gennaio l’avvio dei rimborsi
Mt.Gox: slitta a gennaio l’avvio dei rimborsi
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Mt.Gox: slitta a gennaio l’avvio dei rimborsi

By Marco Cavicchioli - 10 Ott 2022

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La settimana scorsa il curatore fallimentare di Mt.Gox ha inviato a tutti i creditori un nuovo avviso in cui invita a fornire gli estremi per ricevere il pagamento dei rimborsi entro il 10 gennaio 2023. 

Questo significa che fino a quella data i rimborsi non inizieranno, e che dopo il 10 gennaio sarà necessaria una nuova approvazione del giudice per poter procedere. 

Posticipati i rimborsi di Mt.Gox

Mt.Gox è un exchange crypto fallito nel 2014, quindi ormai sono otto anni che va avanti la procedura fallimentare. 

Dopo un colossale furto da 850.000 BTC, ne sono stati ritrovati circa 141.000 che ora sono nelle disponibilità del curatore fallimentare. 

Al momento della chiusura, nel febbraio del 2014, il valore di mercato di Bitcoin era di circa 600$, quindi gli 850.000 BTC rubati valevano circa 510 milioni di dollari. Ora invece il valore di mercato è salito a quasi 20.000$, quindi i 141.000 BTC rimasti hanno un valore complessivo di oltre 2,7 miliardi di dollari. 

Quindi in teoria il curatore fallimentare dovrebbe avere abbastanza fondi per ripagare tutti i creditori, ma avendo offerto due modalità differenti di incasso non è ancora chiaro quanto riceveranno. 

I creditori infatti possono scegliere se essere pagati in valuta fiat (dollari o yen, dato che l’exchange aveva sede in Giappone) oppure in criptovalute (BTC e BCH), ed entro il 10 gennaio 2023 per l’appunto dovranno dire come vogliono essere pagati e fornire gli estremi per poter ricevere i pagamenti. 

Fino ad oggi pertanto non è ancora noto quanti vorranno essere ripagati in valuta fiat. 

Il fatto è che coloro che hanno deciso di ricevere il rimborso in fiat verranno pagati per primi, e dovrebbero ricevere un rimborso di importo tale al valore in fiat che avevano i loro fondi custoditi sull’exchange al momento del fallimento. 

Quindi a seconda di quanti creditori chiederanno il rimborso totale in valuta fiat il curatore fallimentare dovrà decidere quanti BTC e BCH vendere sul mercato così da poter incassare sufficiente valuta fiat per ripagare i creditori che hanno scelto questa come modalità di incasso. 

In teoria sembrerebbe più conveniente richiedere il pagamento in criptovalute, ma dato che non si sa ancora quando questo avverrà, molti creditori potrebbero accontentarsi del pagamento in valuta fiat così da recuperare tutto ciò che hanno perso. 

Come procederanno i rimborsi

Per poter procedere con la vendita di BTC e BCH per incassare le valute fiat da rimborsare, il curatore fallimentare di Mt.Gox avrà comunque bisogno dell’approvazione del giudice. 

Quindi dopo il 10 gennaio 2023 deciderà quanti BTC vendere, proporrà il suo piano di vendita al giudice che potrebbe approvarlo o meno, anche se pare piuttosto probabile che lo approvi. 

Dato che fino ad oggi le tempistiche di questo procedimento giudiziario si sono rivelate molto lunghe, viene da ipotizzare che lo saranno anche dopo il 10 gennaio, quindi potrebbero passare ancora diversi mesi prima che il curatore fallimentare inizi a vendere i BTC. 

In questo momento non è noto nè quanti ne dovrà vendere, nè quando. Si ipotizza, però, che li venderà OTC. 

A questo punto non è nemmeno possibile ipotizzare con precisione quale impatto potranno avere sui prezzi queste vendite, tanto che se dovessero essere poche potrebbero anche non averne alcuna. 

Il discorso cambia invece per quanto riguarda le eventuali vendite in massa dei creditori che hanno scelto di essere ripagati in BTC, nella speranza di incassare un valore maggiore. 

Sebbene l’incertezza in merito alle tempistiche dei pagamenti in BTC e BCH sia ancora maggiore, è possibile ipotizzare che chi avrà scelto questa modalità di incasso nella speranza di guadagnarci potrebbe decidere di vendere sul mercato i token ricevuti appena potrà. 

Oltretutto come metodo di incasso crypto ai creditori è stato data solamente la possibilità di farseli accreditare su un exchange centralizzato con KYC, per ovvie ragioni dovute al tracciamento ed alle leggi anti-riciclaggio, quindi potrebbero letteralmente venderli anche subito dopo averli effettivamente incassati. 

A questo punto è lecito attendersi che quando ciò avverrà potrebbe avere un impatto significativo sul prezzo, facendo di colpo aumentare la pressione di vendita. Tale impatto però non dipenderà solo dalle tempistiche, ma anche e soprattutto dalla quantità di BTC venduti in questo modo. Ad oggi si tratta di una quantità incerta e non stimabile. 

Viste le classiche tempistiche molto allungate di questo procedimento giudiziario, è molto difficile che un tale scenario si possa avverare già nelle settimane seguenti al 10 gennaio 2023, ma sembra più probabile che si avveri nel corso dei mesi successivi, forse anche a primavera inoltrata. 

Fortunatamente, perlomeno, il curatore fallimentare sta continuando a tenere tutti bene informati sull’evoluzione di questa vicenda, con rare comunicazioni pubbliche che riflettono le tempistiche molto allungate del processo, ma che hanno il vantaggio di consentire a tutti di capire cosa sta accadendo. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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