Bitcoin è vicino al fallimento?
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Bitcoin è vicino al fallimento?

By Marco Cavicchioli - 15 Nov 2022

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Le perdite registrate dal Bitcoin (BTC) durante le ultime settimane fanno pensare ad una sorta di fallimento in atto. 

Pochi giorni fa, mercoledì 9 novembre, il prezzo di Bitcoin ha fatto registrare il nuovo valore minimo annuale sotto i 15.500$. Si tratta di un valore del 77,5% inferiore a quello massimo registrato un anno prima, ovvero 69.000$ il 10 novembre 2021. 

Una tale perdita in soli 12 mesi può essere considerata un sintomo del fatto che il progetto Bitcoin sta andando in fallimento? 

In realtà no, perchè in passato è successo anche di peggio. 

Il passato, Bitcoin ha già sfiorato il “fallimento”

A metà dicembre del 2017 il prezzo di Bitcoin schizzò a 20.000$, facendo registrare quello che allora era il nuovo massimo storico di sempre. 

Quel prezzo era frutto di una vera e propria grande bolla speculativa, iniziata a formarsi a dicembre dell’anno precedente, che portò il prezzo da 1.100$ a 20.000$ in meno di dodici mesi. 

L’anno successivo questa bolla scoppiò, ed il prezzo di Bitcoin a dicembre 2018 era sceso a 3.200$. La perdita dal precedente massimo storico fu dell’85% in circa dodici mesi. 

Sebbene durante l’anno seguente, nel 2019, il prezzo risalì, solo a fine 2020 tornò a 20.000$. 

Quindi un -85% nell’anno post-bolla non fu sufficiente a mandare in fallimento il progetto Bitcoin, ma ci vollero tre anni a tornare sui livelli massimi toccati all’apice della bolla. 

Il crollo del 77,5% fatto registrare dal 10 novembre 2021 al 9 novembre 2022 ricorda molto da vicino quello del 2018, non fosse altro che per la durata quasi identica. Inoltre è avvenuto su livelli di prezzo di tre volte e mezzo più alti, quindi a maggior ragione non può essere considerato segno di fallimento. 

Bitcoin: più vicini ad un rialzo o al fallimento?

Non bisogna, però, dare per scontato che il crollo sia finito. 

Sebbene la sua durata potrebbe anche far presupporre che potrebbe essere terminato, il fatto, invece, che si sia fermato “solamente” a -77,5%, mentre quello del 2018 arrivò a -85%, può far pensare ad una possibile prosecuzione. 

Infatti, qualcosa di simile era già accaduto nel 2014, dopo l’enorme bolla speculativa del 2013 che aveva portato il prezzo da 13$ a 1.100$. 

In quel caso il crollo durò quattordici mesi, da novembre 2013 a gennaio 2015, e terminò sempre con un -85% dai precedenti massimi. 

Questi dati lasciano immaginare che l’attuale crollo del 2022 potrebbe anche proseguire, per qualche settimana o qualche mese, e magari terminare a 11.500$, ovvero -85% rispetto al precedente massimo storico di novembre 2021. 

Tuttavia, già il 2021 è stato differente rispetto al 2017, ed al 2013, quindi anche il 2022 potrebbe essere differente rispetto al 2022 ed al 2014. 

Va ricordato che questo apparente ciclo quadriennale segue il ciclo dell’halving di Bitcoin, che avviene per l’appunto una volta ogni circa quattro anni. 

Il crollo simile di maggio

C’è però anche un altro elemento che sembra supportare l’ipotesi della fine del crollo. 

Da sabato 5 novembre a mercoledì 9 novembre il prezzo di BTC è crollato da 21.000$ a 15.500$. Ovvero ha perso il 26% nell’arco di quattro giorni, a causa del fallimento di FTX

Qualcosa di simile era accaduto a maggio, con l’implosione dell’ecosistema Terra. 

Tra il 5 ed il 12 maggio ci fu un crollo del 25% durato un’intera settimana. Nelle tre settimane successive il prezzo, dopo aver fatto un piccolo rimbalzo, lateralizzò. 

Ci fui poi un secondo crollo del 39% dal 9 al 19 giugno, a causa del fallimento di Celsius, Voyager e 3AC

Il crollo dei primi di novembre ricorda quello di metà maggio, ed a questo punto potrebbe anche sembrare finito. Rimane da capire se ce ne sarà un altro oppure no. 

Il crollo di giugno fu inaspettato. Anche quelli di maggio e di novembre lo sono stati, ma per ragioni differenti. 

Quello di maggio riguardava una piattaforma decentralizzata ad alto rischio. Sebbene sia stato colossale, era ben risaputo che si trattava di un ecosistema ad alto rischio. 

Invece, quello di giugno riguardò una piattaforma centralizzata regolamentata che a molti sembrava essere solida ed a basso rischio. Anche se il fallimento di Celsius è stato diretta conseguenza dell’implosione di Terra, risultava comunque essere totalmente inaspettato. 

Stessa cosa si può dire per il fallimento di FTX, avvenuto in modo totalmente inatteso. Ma ora un po’ tutti si aspettano alcuni fallimenti a catena, tanto che qualora dovessero avvenire sarebbero tutto tranne che inaspettati. 

In altre parole è possibile che con il crollo di questi giorni il mercato abbia già prezzato il rischio di altri fallimenti a catena. Solo se ve ne fossero di inaspettati, o enormi, gli investitori potrebbero di nuovo impaurirsi a tal punto da generare un nuovo doloroso crollo. 

Previsioni sul lungo periodo

Sui mercati crypto questi avvenimenti, così rapidi e dolorosi, non vanno affatto considerati un’eccezione. 

E dato che sul lungo periodo in realtà il macro-trend dei mercati crypto continua ad essere sostanzialmente positivo, sarebbe scorretto considerare tali crolli come sintomi di un imminente fallimento. 

Un errore simile invece fu fatto sia nel 2018 che soprattutto nel 2014/2015, quando in molti diedero Bitcoin ormai per spacciato. 

Se sul lungo periodo Bitcoin è sopravvissuto a crolli come quello del 2014/2015, quando il prezzo scese da 1.100$ a 170$, risulta difficile immaginare che non possa sopravvivere al crollo da 69.000$ a 15.500$ del 2022. 

Il grafico del prezzo di Bitcoin sul lungo periodo, soprattutto se osservato in scala logaritmica, rende bene l’idea di come vi siano dei cicli formati da bolle speculative seguite a bear market, il cui risultato finale però è un macro-trend in netta crescita. 

Questo ragionamento potrebbe non reggere solo nel caso in cui in questo bear market il prezzo di Bitcoin crollasse di più dell’85% dai precedenti massimi, ovvero se scendesse sotto gli 11.000$. In quel caso il paragone con i cicli passati si esaurirebbe, e si entrerebbe in un territorio inesplorato che potrebbe anche portare a problemi ben più gravi rispetto a quelli attuali. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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