HomeCriptovaluteIl Dipartimento di Giustizia USA contro le crypto

Il Dipartimento di Giustizia USA contro le crypto

Ieri il Dipartimento di Giustizia degli USA, ovvero il ministero statunitense che si occupa della giustizia, ha diffuso un annuncio riguardante un’importante azione internazionale nel campo delle crypto. 

L’annuncio è stato diffuso tramite Reuters, e pubblicato su molte delle maggiori testate del settore a livello internazionale. 

Dipartimento di Giustizia USA: la paura sul mercato crypto

Con la pubblicazione di questo annuncio si è subito diffusa paura sui mercati crypto, anche perchè ieri erano già state pubblicate in precedenza altre due cattive notizie. 

Infatti dopo un’apertura in salita, circa un’ora dopo le Borse USA avevano iniziato a scendere, con il resto della seduta tutta in calo. 

Questo perché la prima notizia negativa riguardava proprio i dati macro dell’economia statunitense, un po’ peggiori delle attese e non buoni. 

Tali dati hanno smorzato un po’ di entusiasmi, dopo che a partire dal 6 gennaio si era invece diffuso un certo ottimismo. 

Nei giorni scorsi sembrava che la Fed avrebbe potuto allentare il processo di crescita dei tassi, se non addirittura invertire la tendenza entro fine anno. Invece i dati di ieri, uniti ad alcune dichiarazioni in tal senso di alcuni esponenti della stessa Fed, hanno fatto intendere che forse è ancora troppo presto per pensare ad un allentamento della politica monetaria restrittiva. 

Una decina di minuti dopo è stata diffusa una seconda notizia, che ha aggiunto timori in particolare riguardo Ethereum. Infatti l’azienda che produce e gestisce il wallet crypto MetaMask, ovvero Consensys, ha annunciato un piano di licenziamento dell’11% del proprio staff. 

Questa notizia era già stata annunciata nei giorni scorsi da alcune indiscrezioni, quindi in teoria avrebbe anche potuto non avere alcun impatto significativo. Invece è uscita in un momento in cui i mercati erano dominati da una certa paura, andandosi quindi a sommare ai timori già in circolazione. 

A quel punto il prezzo di ETH ha iniziato a scendere di più, rispetto ad esempio a quello di BTC, e così è stato per tutto il resto della giornata. 

Il ritracciamento dei prezzi

Ma c’era anche un’altra importante dinamica in corso che ha favorito queste due discese, e quella successiva dovuta al Dipartimento di Giustizia USA. 

Dal 6 al 14 gennaio, ovvero per nove giorni consecutivi, i prezzi sui mercati crypto hanno continuato a salire, in modo deciso e rapido come non si vedeva da tempo. 

Ad esempio il prezzo di Bitcoin è balzato da sotto i 17.000$ a sopra i 21.000$, ma poi tale crescita si è interrotta. Ormai sono più di cinque giorni che il prezzo oscilla intorno ai 21.000$. 

In casi come questo molti si attendono un ritracciamento, ovvero una sorta di rimbalzo al contrario dovuto al fatto che la crescita è stata veloce ma poi si è interrotta. 

Inoltre chi avesse comprato BTC nelle settimane precedenti ad un prezzo inferiore ai 17.000$ potrebbe voler vendere e monetizzare, ora che questo piccolo e breve trend di risalita sembra essersi momentaneamente fermato. 

Non bisogna dimenticare che i mercati finanziari sono dominati dagli speculatori di breve periodo, ed a costoro non conviene tenere fermi i capitali per troppo tempo. 

Quindi tutto era pronto per una discesa, ed è bastata una miccia per accenderla. 

L’annuncio crypto del Dipartimento di Giustizia USA

Sebbene il calo dei mercati crypto, e di quelli tradizionali, fosse iniziato già da una mezz’ora, la pubblicazione dell’annuncio dell’importante azione internazionale nel campo delle criptovalute da parte del DoJ (Department of Justice) ha diffuso una specie di panico. 

Infatti da come era stato annunciato sembrava che si riferisse ad una nuova politica restrittiva nei confronti delle criptovalute, o di un inasprimento dei controlli e delle punizioni per chi operava nel settore. 

Nonostante ciò il calo sui mercati crypto è stato comunque contenuto, tanto che il prezzo di Bitcoin è sceso solo fin sotto i 20.400$. Si tratta di un livello già toccato il 14 gennaio dopo la prima sortita dell’anno oltre i 21.000$. 

Insomma, nulla di particolarmente strano, ma ciò che è stato davvero strano è quello che è successo dopo. 

L’annuncio del DoJ affermava che nel giro di un’ora ci sarebbe stata una conferenza stampa per rivelare quale fosse l’importante azione internazionale nel campo delle criptovalute. 

La cosa strana è che la conferenza stampa ha poi rivelato che si trattava di un’azione quasi irrilevante per i mercati crypto, tanto che appena è iniziata si è verificato subito un rimbalzo che ha riportato il prezzo di Bitcoin a 21.000$, annullando in pochissimi minuti tutte le perdite dovute all’annuncio. 

L’azione internazionale del Dipartimento di Giustizia USA contro le crypto

Il DoJ è un ministero del governo statunitense, e dovrebbe operare solo sul territorio degli Stati Uniti d’America. 

Quello che hanno svelato ieri è che hanno organizzato un’azione a livello internazionale, grazie alla collaborazione con le autorità locali, in particolare ad Hong Kong, con un arresto avvenuto a Miami in Florida. 

L’azione è stata rivolta contro il minuscolo exchange crypto Bitzlato ed il suo fondatore, il russo Anatoly Legkodymov. L’accusa è quella di aver favorito il riciclaggio di denaro di un’organizzazione con sede in Cina. 

In realtà questa notizia di per sè non avrebbe alcun significato particolare per i mercati crypto, ma il DoJ ha deciso lo stesso di annunciare la conferenza stampa come se si trattasse di un’azione contro il mondo crypto in sè. 

È possibile che questa strana scelta sia dovuta alla volontà di mandare un paio di segnali al mondo crypto. 

Il primo è che il DoJ è a conoscenza del fatto che alcuni echange crypto vengono utilizzati per riciclare denaro sporco, anche a livello internazionale. Ed il secondo è che il DoJ da questo punto di vita collabora anche con autorità estere, come quelle cinesi, per far fronte al problema. 

Infatti i reati per cui è stato arrestato Legkodymov non sono stati commessi negli USA, ma in Cina e ad Hong Kong. Tuttavia Legkodymov è stato arrestato negli USA per violazione delle normative statunitensi antiriciclaggio, su mandato del DoJ. 

Il comunicato stampa ufficiale del Doj dice che hanno inferto un duro colpo all’ecosistema del criptocrimine, ed aggiunge esplicitamente: 

“Le azioni di oggi inviano un chiaro messaggio: sia che violiate le nostre leggi dalla Cina o dall’Europa, sia che abusiate del nostro sistema finanziario da un’isola tropicale, potete aspettarvi di rispondere dei vostri crimini all’interno di un’aula di tribunale degli Stati Uniti”.

Il riferimento al caso FTX è evidente. 

Il comunicato aggiunge anche che il National Cryptocurrency Enforcement Team ha fatto enormi sforzi per poter arrivare a chiudere Bitzlato ed arrestare Legkodymov. 

L’ironia della rete

Quello che invece è passato agli investitori, ed a chi ha seguito la vicenda, è una storia come quella della montagna che partorisce un topolino. 

L’annuncio del DoJ, ed il successivo comunicato, sembrano in modo piuttosto evidente aver sopravvalutato sia l’importanza di questa azione, sia gli sforzi espressi dal DoJ per portarla a termine, forse per ragioni propagandistiche ed auto-incensatorie. 

Infatti la rete, ed in particolare Twitter, a quel punto si sono scatenati. 

C’è chi irride il DoJ per aver protetto gli americano dall’inutile Bitzlato e non da FTX, Celsius e similari.  

C’è chi si chiede chi siano gli sconosciuti di Bitzlato. 

C’è chi fa notare quanta inutile hype sia stata creata per una notizia così poco significativa. 

C’è addirittura chi arriva ad ipotizzare che l’annuncio del DoJ, rivelatosi poi di fatto scorretto, potrebbe essere considerato una turbativa di mercato atta a far scendere artificialmente i prezzi. 

È possibile che al DoJ in realtà non interessassero gli effetti sui mercati, ma che invece abbia voluto creare un po’ di panico per coloro che utilizzano le criptovalute per aggirare le norme anti-riciclaggio. La vicenda tuttavia rimane anomala, al limite del ridicolo. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
RELATED ARTICLES

MOST POPULARS