Il 30 giugno 2024 è una data che è rimasta a lungo cerchiata sui calendari degli operatori del mondo crypto, quanto meno a partire dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Regolamento MiCA del giugno 2023. La data corrisponde infatti al momento di piena applicazione del Regolamento MiCA per quanto riguarda la disciplina dell’offerta ed ammissione alla negoziazione di token di moneta elettronica (EMT), ovvero stablecoins che si prefiggono l’obiettivo di mantenere il proprio valore stabile con riferimento ad una sola moneta fiat – e che devono prevedere il diritto di riscatto at par value – e token collegati ad attività (ART), ovvero stablecoins che fanno riferimento al valore di più monete fiat, commodities, altri crypto-assets od un paniere di questi.
A decorrere infatti dal 30 giugno 2024, coloro che desiderano offrire al pubblico o richiedere l’ammissione alla negoziazione di EMT o ART devono obbligatoriamente agire in conformità con il Regolamento MiCA, pena l’irrogazione delle sanzioni previste.
Nello specifico, per quanto riguarda gli EMT, potranno essere offerti al pubblico o ammessi alla negoziazione solamente i token emessi da emittenti autorizzati quali istituti di moneta elettronica o enti creditizi, i quali oltre a dover disporre delle previste autorizzazioni – certamente non semplici da ottenere in ragione degli stringenti requisiti di capitale ed organizzativi – dovranno osservare una serie di obblighi di gestione del rischio tra cui certamente spicca quello della gestione e allocazione delle riserve per far fronte ai diritti dei detentori. Proprio tale ultimo requisito ha rappresentato la ragione per la quale Tether – emittente del token di moneta elettronica USDT che oggi ha la maggiore capitalizzazione di mercato per oltre 100 miliardi di dollari – ha deciso di non conformarsi al Regolamento MiCA poiché ha ritenuto che il meccanismo di riservazione, ed in particolare l’obbligo di mantenere una significativa percentuale di liquidità presso enti creditizi terzi, rappresentasse un rischio di controparte troppo elevato. A detta di Tether, questo rischio sarebbe confermato dal recente fallimento di Silicon Valley Bank presso cui erano in giacenza oltre 3 miliardi delle riserve di Circle, emittente di USDC che ha la seconda maggiore capitalizzazione di mercato sopra i 30 miliardi di dollari, che ha proprio per tale ragione perduto – seppure momentaneamente – l’ancoraggio al valore del dollaro americano (c.d. peg). Circle ha invece adottato la strategia contraria, ottenendo in Francia la licenza come istituto di moneta elettronica proprio in coincidenza con la data di applicazione del Regolamento MiCA, divenendo dunque uno dei pochissimi emittenti di EMT dotati di licenze conformi con il Regolamento MiCA.
Il quadro che si sta delineando per gli EMT è particolarmente delicato, poiché le piattaforme che consentono la negoziazione di crypto-attività non possono ammettere agli scambi token che non rispettino i requisiti del Regolamento MiCA. Ed infatti, proprio sulla base di questo regime taluni fornitori di servizi su crypto-attività hanno comunicato ai clienti la sospensione delle negoziazioni di USDT (e di tutti gli EMT non compliant con il Regolamento MiCA) o alcune limitazioni sui prodotti associati a tali token. Tale scelta, come è agevole intuire, può avere effetti molto significativi di mercato in considerazione del fatto che, come detto, USDT rappresenta ad oggi l’EMT con maggiore capitalizzazione mondiale di mercato e comunemente usato per creare le coppie di negoziazione con altre crypto-attività. La sua esclusione dalle negoziazioni potrebbe dunque evidentemente influire sulle dinamiche di mercato fino ad oggi conosciute, quanto meno fino a quando gli EMT compliant con MiCA non riusciranno a raggiungere una capitalizzazione di mercato simile a Tether.
Il regime regolamentare è invece leggermente diverso per quanto riguarda invece gli ART, la cui emissione non richiede una licenza come istituto di moneta elettronica o ente creditizio ma comunque una articolata licenza ai sensi del Regolamento MiCA che richiede presidi di governance, capitale, riservazione e procedure interne, il regime di applicazione regolamentare. Diversamente dagli emittenti di EMT, gli emittenti di ART che abbiano già effettuato l’emissione prima del 30 giugno 2024 possono continuare ad operare fino al rilascio o rifiuto dell’autorizzazione se la relativa richiesta è presentata entro il 30 luglio 2024. Un regime transitorio che consente dunque di godere di una sorta di periodo di grazia fino al momento delle decisioni delle autorità sul rilascio dell’autorizzazione.
Lo scenario che si prospetta per le offerte al pubblico o l’ammissione alla negoziazione di crypto-attività che non ricadono nelle categorie di EMT ed ART, e che rappresentano certamente la porzione più consistente di mercato, è invece differente. In primo luogo, gli offerenti di crypto-attività diverse dagli EMT ed ART non necessitano di alcuna autorizzazione, ma dovranno notificare e pubblicare un whitepaper conforme allo standard del Regolamento MiCA. Questo adempimento sarà necessario sia per l’offerta al pubblico sia per essere ammessi alla negoziazione su piattaforme di scambio, che analogamente a quanto visto per gli EMT e per gli ART non potranno ammettere alla negoziazione crypto-attività sprovviste di whitepaper. Nel caso in cui non sia stato notificato e pubblicato un whitepaper, i prestatori di servizi potranno decidere se provvedere essi stessi alla redazione di tale documento o saranno tenuti ad escludere dette crypto-attività dagli scambi.
Il Regolamento MiCA esonera in ogni caso dall’applicazione dei regimi di offerta ed ammissione alla negoziazione le crypto-attività per le quali l’emittente non sia identificabile. In altri termini, ove l’emittente non sia identificabile, potrà essere effettuata offerta al pubblico o richiesta di ammissione alla negoziazione anche in assenza di un whitepaper conforme agli standard MiCA. In questa ottica meritano dunque un commento ad hoc bitcoin ed Ether, di gran lunga le crypto-attività diverse da EMT ed ART più significative per capitalizzazione di mercato.
Rispetto a bitcoin, è agevole rilevare come il grado di decentralizzazione del protocollo che lo governa impedisca effettivamente di individuare un soggetto che possa essere ritenuto responsabile della sua emissione. Anche a voler ritenere il creatore del protocollo Bitcoin come soggetto responsabile dell’emissione, è comunque ad oggi impossibile identificarlo con precisione poiché come noto, Satoshi Nakamoto ha agito sotto pseudonimo e la sua reale identità è ancora oggi avvolta nel mistero. Ne consegue che l’offerta al pubblico di bitcoin andrà ragionevolmente esente dall’obbligo di notifica e pubblicazione del whitepaper MiCA e i prestatori di servizi potranno continuare a consentirne la negoziazione anche in assenza di questo documento informativo.
Per Ether, la situazione potrebbe essere rappresentata in modo differente ed è certamente soggetta ad interpretazioni diverse. E’ infatti noto che la blockchain di Ethereum e la sua crypto-attività nativa Ether sono state sviluppate e continuano ad essere supportate a livello tecnologico dalla Ethereum Foundation che, inizialmente, aveva consentito l’acquisto di Ether da parte del pubblico nell’ambito di iniziative di crowdfunding. E’ quindi ragionevole ritenere che le autorità identificheranno nella Ethereum Foundation l’emittente di Ether, richiedendo di procedere con la redazione di un whitepaper conforme a MiCA perché Ether possa continuare ad essere negoziato sulle piattaforme di scambio europee. E’ doveroso dare atto di una diversa opinione da parte di alcuni interpreti, che ritengono che il protocollo Ethereum sia oggi condiviso tra la community di sviluppatori che contribuiscono alla sua evoluzione ed ai nodi che governano la validazione delle transazioni, con ciò non essendo possibile identificare un unico emittente.
Andrea Pantaleo – Avvocato DLA Piper – Responsabile del team Crypto, Web3 & FinTech

