Peter Todd, l’informatico che è stato rivelato come il vero Satoshi Nakamoto dal documentario HBO, è costretto a nascondersi. Nonostante abbia continuamente negato di essere il vero creatore di Bitcoin, Todd ha paura per la sua incolumità.
Summary
Peter Todd: il vero Satoshi Nakamoto per la HBO ha paura per la sua incolumità
Un bel bersaglio dietro la schiena è quello che Cullen Hoback avrebbe addossato a Peter Todd, al punto che ora l’informatico crypto canadese si nasconde per paura per la sua incolumità.
Secondo quanto riportato da Wired, dopo che il documentario della HBO ha identificato il vero Satoshi Nakamoto in Peter Todd, per lui sono iniziati i guai.
E infatti, Todd ha ripetutamente e categoricamente negato di aver creato Bitcoin. Ecco le sue parole:
“Per la cronaca, non sono Satoshi. Credo che Cullen abbia accusato Satoshi per ragioni di marketing. Aveva bisogno di un modo per attirare l’attenzione sul suo film”.
Questa stessa versione di Todd è arrivata anche il giorno stesso della pubblicazione del documentario HBO direttamente su X.:
Probabilmente non dovrei ammetterlo… Ma @JoeNakamotoha in gran parte ragione. Questa assurdità è un vero pericolo, in quanto i pazzi potrebbero cercare di ottenere la mia inesistente fortuna. Ma è anche divertente. Il fatto è che non ho ingannato @CullenHoback. Credo che avesse solo bisogno di una trovata per pubblicizzare il suo film.
A Wired, Todd avrebbe detto che dopo la messa in onda del documentario, c’è stata un’invasione di email a lui indirizzate, la maggior parte con richieste di soldi.
D’altro canto però, Hoback è rimasto fiducioso nelle sue conclusioni, addirittura sostenendo che le varie smentite e deviazioni di Todd fanno parte di un grande e stratificato depistaggio.
Ad ogni modo, qualunque sia la verità, Todd porterà ora il peso di essere stato smascherato come Satoshi.
Peter Todd e Satoshi Nakamoto: la sua partecipazione al documentario della HBO
Era il 9 ottobre quando veniva trasmesso il documentario della HBO “Money Electric: The Bitcoin Mystery”, che avrebbe dovuto finalmente svelare la vera identità di Satoshi Nakamoto, creatore di Bitcoin.
Il film ha scelto Peter Todd su altri validi candidati come Adam Back, Hal Finney e Nick Szabo.
Il documentarista Cullen Hoback, famoso per un film precedente in cui aveva affermato di aver identificato l’individuo dietro QAnon, ha esposto la sua teoria a Todd davanti alla telecamera.
Il confronto sarebbe diventato la scena clou del documentario. Todd sostiene tuttavia di non esserselo aspettato, ma che anzi, la sua impressione era che il film riguardasse la storia del Bitcoin, non l’identità del suo creatore.
Ciò che forse ha tirato in inganno Hoback è la celebre frase detta anche da Todd “Ebbene sì, sono Satoshi Nakamoto”. Il dubbio è che questa frase si riferisca a quello che accade nel celebre film d’azione del 1960 “Spartacus”, in cui i guerrieri catturati dai soldati romani dichiarano di essere Spartaco in segno di solidarietà verso il vero Spartaco. Ecco quindi che, a suo dire, l’affermazione “io sono Satoshi” di Todd è solo scherzosa e non veritiera.
Ad ogni modo, la posizione di molti sostenitori di Bitcoin, tra cui Todd, è che non c’è nulla da guadagnare dalla caccia a Satoshi.
In assenza del suo creatore, Bitcoin si è evoluto nell’ambito di una meritocrazia delle idee, in cui i cambiamenti vengono proposti e decisi con il voto della comunità.
Nel frattempo, c’è molto da perdere per chiunque sia accusato di essere Satoshi, in modo accurato o meno.
BitMEX: le prove del documentario sono patetiche e irrilevanti
Tra i vari commentatori del documentario che svela Todd come vero Satoshi Nakamoto, c’è anche BitMEX che ha definito che le prove mostrate sono patetiche e irrilevanti. Non solo, secondo l’azienda crypto, le prove sono persino sbagliate.
Altre fonti concordano, continuando a descriverle come imbarazzanti, sciocche, sconclusionate e fondamentalmente errate.
Tra chi sostiene la smentita di Todd, è chiaro che Hoback e HBO abbiano cercato di attirare l’attenzione, inventandosi una teoria basata su indizi deboli e su supposizioni forzate, al solo fine di aumentare l’audiance.


