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Binance Research: l’impatto dei dazi sui mercati crypto

Binance Research ha pubblicato un report di Moulik Nagesh, in cui viene analizzato l’impatto che sta avendo la politica di Trump basata sui dazi sui mercati finanziari in generale e su quelli crypto.

Il report esamina come i dazi più aggressivi degli ultimi 90 anni si stiano ripercuotendo sulla macroeconomia e sui mercati delle criptovalute.

Sul breve termine ciò causa volatilità, a causa del sentiment che oscilla in risposta agli sviluppi della guerra commerciale in corso.

Binance report: le previsioni sui mercati crypto con l’inasprimento della politica dei dazi di Trump

Nagesh scrive che se l’inflazione USA dovesse effettivamente aumentare, proprio mentre la crescita vacilla, sarà cruciale la risposta della Fed.

Infatti, un’eventuale svolta verso un allentamento della politica monetaria potrebbe anche finire per alimentare un rally delle criptovalute grazie a nuova liquidità, altrimenti una posizione aggressiva e restrittiva potrebbe mantenere la pressione sugli asset risk-on.

Oltre a ciò, progressi o battute d’arresto nei negoziati sui dazi influenzeranno il sentiment degli investitori in entrambe le direzioni.

Secondo Nagesh però, se prima o poi le condizioni macroeconomiche dovessero stabilizzarsi, e prendessero piede nuove narrazioni (come le crypto viste come copertura a lungo termine), potrebbe innescarsi un periodo di crescita.

Fino ad allora però appare probabile che i mercati rimangano confinati in un range ristretto, ed ancora molto reattivi alle notizie macroeconomiche.

Nagesh consiglia agli investitori di rimanere aggiornati sugli sviluppi globali, di diversificare e di essere pronti a capitalizzare su eventuali dislocazioni di mercato che questa guerra commerciale potrebbe creare.

Il problema dei dazi

Il report ipotizza che la risposta dei Paesi colpiti dai dazi di Trump sarà quella di porre a loro volta dei dazi. A questo punto afferma che, sebbene la reale portata di queste risposte a livello globale rimanga incerta, tutti i segnali indicano l’emergere di una guerra commerciale su più fronti.

Fa anche notare che gli ultimi sviluppi hanno già portato i dazi degli USA su livelli mai visti dai tempi dello Smoot-Hawley Tariff Act del 1930, perché l’aliquota tariffaria media statunitense è salita a circa il 18,8%, con alcune stime che la vedono persino al 22%. Nel 2024 questo dato era al 2,5%.

Inoltre evidenzia come per gran parte della storia recente, persino durante le precedenti schermaglie commerciali del 2018-2019, i dazi USA si erano attestati in media tra l’1 e il 2%, con un picco vicino al 3%. Pertanto le misure introdotte da Trump nel 2025 rappresentano uno shock tariffario senza precedenti, simile solo al protezionismo della Grande Depressione.

I problemi dei mercati

In questo contesto Nagesh individua due problemi principali per i mercati:

  • il raffreddamento della propensione al rischio, e quindi della domanda;
  • il picco di volatilità.

Infatti, ormai il sentiment del mercato è diventato cauto, facendo aumentare l’avversione al rischio.

Inoltre la sensibilità del mercato alla politica dei dazi di Trump è resa evidente dal fatto che ogni annuncio importante ha innescato picchi di volatilità.

Ad esempio, Bitcoin ha subito diverse violente oscillazioni di prezzo negli ultimi mesi, incluso uno dei maggiori cali giornalieri dal crollo del 2020 dovuto all’inizio della pandemia.

La capitalizzazione totale del mercato crypto è scesa di circa il 25,9% rispetto ai massimi di gennaio, anche perchè i prezzi delle criptovalute si sono mossi in sincronia con il mercato azionario.

Inoltre dall’annuncio iniziale dei dazi il prezzo dell’oro è salito del 10,3%.

A questo punto arriva ad affermare che, visto che i mercati crypto si comportano sempre più come asset risk-on, una guerra commerciale prolungata potrebbe continuare a gravare sui flussi di capitali e a frenare la domanda di asset digitali nel breve termine.

I problemi a livello macroeconomico

Anche a livello macroeconomico il report individua due problemi principali:

  • i timori di inflazione e stagflazione,
  • e la politica monetaria della Fed.

Infatti, i nuovi dazi equivalgono ad un aumento sostanziale delle tasse sui beni importati, e ciò aggiunge pressione inflazionistica negli USA proprio mentre la Fed cerca di frenare la crescita dei prezzi.

Inoltre secondo alcuni economisti, una guerra tariffaria a tutto campo con ritorsioni globali potrebbe arrivare a costare all’economia mondiale fino a 1.400 miliardi di dollari in perdita di produzione, ed un PIL pro-capite reale statunitense in calo di quasi l’1% solamente nelle fasi iniziali.

A questo punto non stupisce se i future sui Fed Funds stanno già scontando una maggiore probabilità che vi siano diversi tagli dei tassi nei prossimi mesi.

I funzionari della Fed hanno espresso preoccupazione, sottolineando che i dazi sono in contrasto con la loro politica monetaria originaria, tanto che ora la banca centrale statunitense si trova davanti a una difficile scelta tra:

  • tollerare l’inflazione indotta dai dazi mantenendo un atteggiamento aggressivo sui tassi,
  • oppure rischiare di esacerbare un potenziale rallentamento economico.

Cosa si consiglia di fare?

Secondo Nagesh converrebbe diversificare, perché l’evoluzione del rapporto tra criptovalute ed asset tradizionali sta diventando sempre più evidente.

Però suggerisce anche di riscoprire la narrazione del rifugio sicuro, soprattutto nel caso in cui la Fed sia costretta a rendere nuovamente espansiva la sua politica monetaria.

Afferma che se la crescita globale continuerà ad indebolirsi, e non si affermerà una narrativa chiara per le criptovalute, il sentiment degli investitori potrebbe erodersi ulteriormente.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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