Venerdì il Presidente della Consob, Paolo Savona, si è scagliato contro la nuova regolamentazione crypto europea, ovvero il cosiddetto MiCA (Market in Crypto Asset).
Lo ha fatto durante il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento, e le sue parole sono state poi riprese e pubblicate dal profilo Linkedin ufficiale dell’agenzia.
Summary
Paolo Savona contro MiCA e criptovalute
Paolo Savona ha dichiarato di ritenere un rischio fatale la legittimazione delle criptovalute.
Il fatto è che il MiCA, a cui tutti i Paesi UE devono uniformarsi, di fatto legittima i mercati crypto, anche se questo non significhi che legittimi in sé tutte le criptovalute.
Savona però è andato anche oltre, affermando di trovarsi in una situazione di obiezione di coscienza, visto che in qualità di presidente della Consob è direttamente coinvolto proprio nell’applicazione del MiCA.
Ha aggiunto:
“Non voglio mettere il mio sigillo sulla legittimazione delle criptovalute”.
In seguito ha anche velatamente accennato alla possibilità di dare le dimissioni da presidente della Consob, perché ha dichiarato espressamente di essere disposto ad accettare le conseguenze che derivano da questa sua obiezione di coscienza, dato che come cittadino ormai è tenuto a conoscere la validità del MiCA.
Le dimissioni di Paolo Savona come Presidente della Consob
Ovviamente però le dimissioni poi non le ha date.
Visto che non c’è alcuna alternativa alla piena e precisa ricezione del MiCA in Italia, a questo punto stando alle sue parole dovrebbe dare le dimissioni, o attendere di essere sostituito, ma nel caso in cui il governo decidesse di non sostituirlo, l’unica alternativa sarebbero le dimissioni.
In effetti il deputato di Fratelli d’Italia Marcello Coppo ha poi commentato sul suo profilo X queste esternazioni dicendo che Savona ha esagerato, perchè vorrebbe imporre la sua opinione a discapito delle leggi e della democrazia.
Fratelli d’Italia è il partito di maggioranza relativa in Parlamento, ed è anche il partito dell’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quindi le parole di Coppo non possono essere ignorate.
Ora sarà da capire se il governo intende sostituire Savona alla guida della Consob con un’altra persona, o se sarà Savona a dimettersi. Se si dimettesse risolverebbe il problema velocemente e facilmente, ma per ora le sue dimissioni non sono ancora arrivate.
Savona e la politica
Paolo Savona è un economista e politico italiano nato nel lontano 1936.
Nel 1993 fu nominato ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, mentre nel 2018 fu nominato
ministro per gli affari europei. Dal 2019 è presidente della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB).
Da notare che entrambe le sue esperienze come ministro sono durate meno di un anno, e che ad oggi ormai ha quasi 90 anni.
Nel 2018 la sua nomina a ministro per gli affari europei fu molto discussa, perché in realtà l’allora Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, lo propose come ministro dell’economia. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sollevò alcune perplessità su questa nomina, perchè Savona era un sostenitore della fuoriuscita dell’Italia dall’euro.
Così la Lega, che sponsorizzava Savona all’epoca, finì per proporlo come ministro per gli affari europei. L’anno dopo il primo governo Conte, quello sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle, cadde, anche se le dimissioni di Savona dal ministero per gli affari europei erano state date diversi mesi prima affinché potesse essere nominato alla presidenza della Consob.
Savona e la Consob
Pertanto Paolo Savona fu nominato presidente della Consob sei anni fa, alla veneranda età di 83 anni, con il sostegno della Lega.
Da notare che la Commissione è composta solamente di un presidente e quattro membri, nominati con decreto del presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso. Rimangono in carica per sette anni senza possibilità di riconferma, quindi l’anno prossimo comunque la presidenza Savona è destinata a terminare.
Gli altri quattro componenti attuali della Commissione sono Chiara Mosca, Carlo Comporti, Federico Cornelli e Gabriella Alemanno.
La Consob italiana vigila sui mercati finanziari, quindi di fatto anche su quelli crypto. Da quando Savona ne ha assunto la presidenze si è sempre scagliato contro le criptovalute, tanto che ora che il MiCA di fatto costringe l’Italia a legittimare i mercati crypto si trova in una posizione difficile da sostenere.
Savona e le criptovalute: dimissioni dalla Consob o accettazione del MiCA?
L’intervento di venerdì di Paolo Savona al Festival dell’Economia di Trento era proprio dedicato alle criptovalute, visto che era stato intitolato “Legittimazione delle criptovalute e rischi per i mercati mobiliari).
Su X circola un estratto di circa 4 minuti di quell’intervento in cui Savona esprime le proprie perplessità.
La prima perplessità che ha espresso è quella sul fatto che si rischia che le nuove generazioni perdano la cognizione della moneta.
La seconda è che si possa arrivare al rischio che le monete private, ovvero le criptovalute, sostituiscano quella pubblica, perché si guadagna di più.
Ha anche citato la solita bolla dei tulipani del diciassettesimo secolo, ma sbagliando il secolo (ha detto sedicesimo, ma la bolla dei tulipani avvenne nel 1637). Va comunque sempre ricordato che quella bolla durò solo qualche mese, mentre Bitcoin ad esempio esiste ormai da sedici anni.
Ad un certo punto ha iniziato letteralmente a sproloquiare in merito al mining.
L’ignoranza di Savona
Ha detto:
“Il minatore crea uno strumento sul computer utilizzando come fate voi giovani tutti i meccanismi offerti oggi dall’intelligenza artificiale o in generale dalla tecnologia informatica”.
Invece i miner non creano nessuno strumento sul computer.
Innanzitutto al giorno d’oggi non si usano più i computer per minare Bitcoin, ma apposite macchine dette ASIC.
Inoltre per minare si installa e si esegue un programma senza creare assolutamente nulla, ma solo per generare la stringa di testo (hash) che serve per convalidare i blocchi.
Infine non si usa in alcun modo intelligenza artificiale, ma solo estrazione casuale di numeri e banali calcoli per cercare di capire se uno dei miliardi di miliardi di hash generati a caso sia proprio quello che convalida il blocco.
Lo sproloquio di Savona è poi proseguito, perché ha iniziato a parlare dei siti web dei numerosi truffatori che utilizzano parole come Bitcoin e criptovalute per cercare di rubare denaro agli sprovveduti, senza però in realtà avere nulla a che fare con Bitcoin.
È evidente che l’ottuagenario presidente della Consob di criptovalute ci capisce ben poco.

