Javier Milei, presidente dell’Argentina, è stato ufficialmente scagionato da ogni accusa relativa alla promozione del token LIBRA, una memecoin basata su Solana. La notizia, riportata dal Buenos Aires Herald, arriva dopo settimane di polemiche e speculazioni che avevano sollevato dubbi sull’uso della sua influenza pubblica per sostenere un progetto finanziario altamente speculativo.
Una risoluzione emessa venerdì dall’ufficio anticorruzione argentino ha chiarito che Milei, nel promuovere LIBRA, si è espresso “in qualità di economista e non come funzionario pubblico”. Questo dettaglio si è rivelato cruciale per la sua assoluzione.
Summary
Javier Milei: nessun illecito nella promozione della memecoin LIBRA
Tutto ha avuto inizio a febbraio, quando Milei ha pubblicato un post sulla piattaforma X (ex Twitter), in cui parlava positivamente di LIBRA. Il post, pubblicato dal suo account personale, descriveva la memecoin come un’iniziativa pensata per aiutare le piccole e medie imprese argentine a raccogliere capitali. La reazione del mercato è stata immediata: LIBRA ha raggiunto una capitalizzazione di circa 4,5 miliardi di dollari, spinta dall’entusiasmo generato dalle parole del presidente.
Tuttavia, poche ore dopo, Milei ha cancellato il post, dichiarando di non essere a conoscenza dei dettagli del progetto al momento della sua pubblicazione. La rimozione del messaggio ha innescato un crollo verticale del valore di LIBRA, che ha perso il 90% del suo valore, causando una perdita di oltre 4 miliardi di dollari.
Le motivazioni dell’assoluzione
Secondo la risoluzione firmata da Alejandro Melik, capo dell’ufficio anticorruzione, l’account da cui Milei ha pubblicato il post era stato creato “molto prima della sua elezione a presidente e persino prima del suo mandato da deputato”. Questo elemento ha rafforzato la tesi secondo cui Milei stesse esprimendo un’opinione personale e professionale, non un’azione istituzionale.
La distinzione tra il ruolo pubblico e quello privato è stata determinante: non si è trattato di un atto ufficiale, bensì di un intervento da parte di un economista che, pur essendo presidente, ha utilizzato un canale personale per esprimere una valutazione su un progetto finanziario.
Le conseguenze economiche per gli investitori
Il crollo di LIBRA ha avuto ripercussioni pesanti per gli investitori. Secondo i dati on-chain forniti dalla piattaforma Nansen, l’86% dei trader ha subito perdite, per un totale di 251 milioni di dollari. Solo una piccola parte degli investitori, il restante 14%, è riuscita a ottenere profitti, per un ammontare complessivo di 180 milioni di dollari.
La dinamica del mercato ha evidenziato la volatilità estrema delle criptovalute, in particolare delle memecoin, che spesso si basano più sulla speculazione e sull’hype mediatico che su fondamentali economici solidi.
Ombre sul progetto: il ruolo del co-creatore di LIBRA
A peggiorare la situazione, sono emersi dettagli inquietanti sul comportamento di uno dei co-creatori di LIBRA, Hayden Davis. In alcuni messaggi privati, Davis avrebbe vantato la propria influenza su Milei, sostenendo che questa derivava da pagamenti effettuati a Karina Milei, sorella del presidente e figura chiave all’interno del suo governo.
Queste rivelazioni hanno sollevato ulteriori interrogativi sulla trasparenza del progetto e sui legami tra i promotori di LIBRA e l’entourage presidenziale. Tuttavia, al momento, non risultano accuse formali nei confronti di Karina Milei o di altri membri del governo.
Un caso che solleva interrogativi sul ruolo delle figure pubbliche nel mondo cripto
L’intera vicenda ha acceso un dibattito più ampio sul ruolo delle personalità pubbliche nella promozione di asset digitali. Quando un presidente, anche se a titolo personale, esprime opinioni su strumenti finanziari ad alta volatilità, l’impatto sul mercato può essere devastante.
La risoluzione dell’ufficio anticorruzione ha stabilito che Milei non ha violato alcuna norma, ma il caso LIBRA rimane un monito per il futuro: la linea tra opinione personale e influenza istituzionale può essere sottile, soprattutto quando si tratta di mercati così sensibili come quello delle criptovalute.
Conclusione: Milei esce indenne, ma il dibattito continua
Con la sua assoluzione, Javier Milei evita conseguenze legali, ma il caso LIBRA lascia dietro di sé una scia di polemiche e perdite economiche. La sua figura, già polarizzante nel panorama politico argentino, esce rafforzata sul piano legale, ma non necessariamente su quello dell’opinione pubblica.
La vicenda evidenzia quanto sia importante per i leader politici mantenere un equilibrio tra libertà di espressione e responsabilità pubblica, soprattutto in un’epoca in cui un singolo post può muovere miliardi di dollari.
Il mondo delle criptovalute, con la sua natura decentralizzata e la sua dipendenza dalla fiducia degli utenti, continuerà a essere terreno fertile per controversie di questo tipo. E se da un lato Milei è stato scagionato, dall’altro il caso LIBRA resta un esempio emblematico di quanto possa essere sottile il confine tra influenza personale e potere istituzionale.

