11 agosto 2025: il pool legato a Qubic ha superato la soglia critica in alcune finestre operative su Monero, arrivando a produrre 63 blocchi su 122 e provocando una riorganizzazione (reorg) di fino a 6 blocchi.
A seguito dell’accaduto, alcuni exchange – tra cui Kraken – hanno sospeso in via prudenziale i depositi in XMR, mentre la community ha accelerato la migrazione verso P2Pool.
Per i dettagli dell’evento sui media e per il contesto tecnico si veda anche la ricostruzione giornalistica e la letteratura sul fenomeno del selfish mining: lo studio accademico di riferimento sull’argomento Eyal & Sirer (2014).
Secondo i dati raccolti dai nostri monitor on‑chain e dalle dashboard pubbliche (per esempio xmrchain e MoneroBlocks), nelle finestre critiche il pool ha raggiunto una quota di hashrate coerente con il 51,6% calcolato sulla finestra di 122 blocchi.
Abbiamo verificato decine di blocchi orphan e reorg multipli fino a 6 blocchi; gli stessi indicatori mostrano che la pressione sull’allocazione dell’hashpower è stata concentrata in intervalli discontinui piuttosto che continua. Dati aggiornati al 27 agosto 2025.
Summary
Cos’è successo, in breve
- Soglia 51% superata: in determinate finestre operative il pool Qubic ha concentrato la maggioranza dell’hashrate e pubblicato una catena privata a scapito della rete principale.
- Riorganizzazioni profonde: fino a 6 blocchi sostituiti, con decine di blocchi rimasti orfani (stale).
- Impatto immediato: depositi in XMR sospesi o rallentati su vari exchange e incremento dei requisiti di conferma.
- Dinamica economica: incentivi esterni tramite buyback & burn di QUBIC hanno convogliato una quota rilevante di hashpower su Monero.
- Rischio spillover: la community di Qubic ha già indicato l’intenzione di puntare, in una fase successiva, su Dogecoin – una rete PoW con, secondo i dati di mercato aggiornati, una capitalizzazione di mercato di circa 35 miliardi di dollari al 27 agosto 2025.
Chi è Qubic e perché il suo incentivo ha spostato l’hashrate
Qubic è una chain Layer‑1 fondata da Sergey Ivancheglo, noto per il suo ruolo nell’ecosistema IOTA. Il progetto adotta una Proof of Useful Work che, oltre al PoW tradizionale, indirizza la potenza di calcolo verso compiti “utili” – per esempio l’elaborazione di algoritmi di intelligenza artificiale.
Il fulcro è il modello economico: con il meccanismo di buyback & burn, Qubic incentiva il mining su reti terze. In pratica:
- I miner estraggono XMR su Monero e ottengono le consuete ricompense.
- Le ricompense in XMR vengono convertite in USDT sul mercato.
- Con tali fondi si acquistano token QUBIC, che vengono in parte bruciati e in parte redistribuiti come bonus.
Il risultato è duplice: da un lato si crea pressione deflazionistica sul token QUBIC; dall’altro, si offre un rendimento atteso per i partecipanti al pool potenzialmente superiore a quello ottenibile con il mining diretto su Monero.
Non a caso, molti CPU‑miner hanno di recente concentrato l’hashrate proprio sul pool Qubic. Va detto che la risposta della rete si è mossa in parallelo.
Cronologia dell’escalation
Timeline essenziale
- Maggio 2023: il contributo del pool Qubic al mining di Monero era marginale, sotto il 2%.
- Fine luglio 2025: la quota del pool supera il 25%, con picchi tra i principali player del panorama dei pool.
- 11 agosto 2025: Qubic rivendica finestre operative con oltre il 51% dell’hashrate, applicando pratiche di selfish mining; in una finestra di 122 blocchi, il pool ne produce 63.
Numeri chiave
- 63/122 blocchi prodotti in una finestra critica (circa il 51,6%).
- Riorganizzazione di fino a 6 blocchi in singoli eventi, con conseguente formazione di blocchi orphan.
- Elevata concentrazione dell’hashrate su un singolo pool in specifiche finestre temporali.
Come funziona un attacco del 51%
Selfish mining, in parole semplici
Con un controllo superiore al 51% dell’hashrate, un attore può trattenere i blocchi appena trovati costruendo una catena privata. Quando conviene, la catena privata viene pubblicata e risulta più lunga di quella pubblica, innescando il riordino delle ultime conferme.
Così si possono escludere alcune transazioni (censura) o tentare operazioni di doppia spesa. In questo contesto, i tempi e la strategia di pubblicazione fanno la differenza.
Censura e centralizzazione: i rischi
- Censura selettiva: alcuni pagamenti o transazioni potrebbero essere deliberatamente omessi.
- Conferme più lente: in reazione all’attacco, gli exchange hanno aumentato il numero di conferme richieste per processare le transazioni.
- Fragilità strutturale: un’elevata concentrazione di hashpower in pochi pool riduce la resilienza complessiva della rete.
Impatto pratico su utenti, merchant ed exchange
- Doppia spesa: transazioni già confermate possono venire “riscritte” a seguito del reorg.
- Blocchi stale: l’incremento dei blocchi orfani produce accumulo di transazioni in attesa nella mempool.
- Depositi sospesi o ritardati: in risposta all’attacco, alcune piattaforme – come confermato anche da Kraken – hanno temporaneamente sospeso i depositi in XMR.
Il team di Qubic ha ammesso l’uso di tecniche di selfish mining e finestre operative in cui il loro pool ha detenuto oltre il 51% dell’hashrate. L’episodio ha spinto operatori e infrastrutture a irrigidire le politiche di rischio. Un aspetto interessante è la rapidità con cui tali misure sono state adottate.
Perché il buyback & burn ha fatto la differenza
- Prezzo e narrativa: le operazioni di acquisto e combustione dei token creano una narrativa di scarsità, in grado di influenzare il valore di mercato del token.
- Rendimento atteso: tra bonus e potenziale apprezzamento del QUBIC, il ritorno per i partecipanti al pool può superare quello del mining nativo.
- Effetto rete: l’ingresso di più miner aumenta la probabilità di produrre blocchi all’interno del pool, alimentando il ciclo degli incentivi.
In sostanza, un incentivo economico esterno ben strutturato può incidere sulla sicurezza di una rete PoW terza, aprendo finestre di vulnerabilità senza che l’attaccante debba investire in hardware dedicato a quella specifica rete. Va detto che non tutte le reti reagiscono allo stesso modo.
Reazioni della comunità e dibattito regolatorio
La community di Monero si è mossa su più fronti. Da un lato, è aumentata la migrazione verso soluzioni di mining decentralizzate come P2Pool per rafforzare la distribuzione dell’hashrate; dall’altro, sono state adottate misure “di contesto” come l’innalzamento del numero di conferme richieste dagli exchange e l’avvio di discussioni su possibili mitigazioni di consenso. Alcuni sviluppatori hanno ribadito che un reorg profondo non prova un controllo permanente dell’hashrate, bensì un periodo di predominanza.
Circolano inoltre stime non verificate secondo cui mantenere un controllo totale e prolungato richiederebbe investimenti dell’ordine di decine di milioni di dollari al giorno dato discusso a livello di analisi di rischio.
La sostenibilità economica di un attacco continuativo resta quindi oggetto di dibattito e dipende fortemente dalle dinamiche di mercato, dalla liquidità degli exchange e dai costi di conversione del token incentivante.
Parallelamente, l’episodio riaccende il dibattito regolatorio sulle privacy coin e sulla crescente concentrazione dei pool, alimentando richieste di maggiore trasparenza operativa e, in alcuni ambienti, di riforme volte a favorire una distribuzione più ampia dell’hashrate.
Dogecoin nel mirino: rischio di contagio inter‑chain
La community di Qubic ha espresso l’intenzione di indirizzare i propri sforzi verso Dogecoin, una rete PoW la cui capitalizzazione, secondo i dati riportati da CoinMarketCap, supera attualmente i 35 miliardi di dollari al 27 agosto 2025.
Se l’approccio del “buyback & burn” e della concentrazione dell’hashrate venisse replicato, anche reti con merge‑mining o strutture di pool consolidate potrebbero subire pressioni analoghe. Il messaggio al mercato è chiaro: i token‑incentivi possono diventare strumenti economici capaci di influenzare intere blockchain.
Contromisure realistiche per reti PoW
- Pool decentralizzati: incentivare e adottare soluzioni come P2Pool per ridurre il rischio di un punto unico di concentrazione.
- Parametri di consenso: valutare aggiustamenti temporanei dei parametri di consenso per disincentivare l’hashrate opportunista proveniente da fonti esterne.
- Policy di rischio: aumentare le conferme per transazioni particolarmente sensibili e favorire il coordinamento tra exchange, pool e sviluppatori.
- Monitoraggio on‑chain: implementare sistemi di alert per osservare la distribuzione dell’hashrate, eventuali reorg e tassi anomali di blocchi stale; dashboard pubbliche come xmrchain aiutano il monitoraggio collaborativo.
Perché questa storia conta
Il caso Qubic–Monero mostra come la sicurezza di una blockchain PoW non dipenda soltanto dall’hardware, ma anche da incentivi economici e governance dei pool.
È un cambio di prospettiva in cui modelli di remunerazione “fuori catena” possono, in certe finestre, consentire un controllo operativo su reti terze. Detto ciò, la capacità di risposta della comunità resta un fattore decisivo.
Nota redazionale: per alcuni dettagli tecnici – come log di reorg specifici e dichiarazioni ufficiali complete del team Qubic – sono necessari ulteriori riferimenti primari. Abbiamo collegato dashboard e fonti pubbliche; ulteriori aggiornamenti saranno integrati non appena disponibili. Dati aggiornati al 27 agosto 2025.
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