Tether, la più grande società di stablecoin al mondo, sta sorprendendo il settore finanziario e minerario con una mossa inaspettata: investire direttamente nell’industria dell’oro.
Dopo aver registrato profitti record per 5,7 miliardi di dollari solo nel primo semestre dell’anno, il gruppo guidato da Paolo Ardoino sta valutando come impiegare parte delle sue ingenti risorse, accumulate grazie al successo del token USDT, per entrare nel business dell’oro fisico.
Secondo fonti vicine alle trattative, Tether ha avviato colloqui con società minerarie e gruppi di investimento, esplorando opportunità lungo tutta la filiera dell’oro: dall’estrazione alla raffinazione, fino al trading e alle royalty company.
Un interesse che ha colto di sorpresa il tradizionalmente prudente settore minerario, sollevando interrogativi su come un attore così innovativo e atipico possa inserirsi in un comparto storicamente conservatore.
Summary
Oro e bitcoin: un legame sempre più stretto abbracciato dal colosso Tether
Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, non ha mai nascosto la sua ammirazione per l’oro, definendolo “natural bitcoin”. In un intervento pubblico a maggio, Ardoino ha dichiarato:
“So che molti pensano che bitcoin sia ‘oro digitale’. Io preferisco ragionare in termini di bitcoin: penso che l’oro sia la nostra fonte naturale”.
Una visione che riflette la crescente affinità tra alcuni leader del settore crypto e il metallo prezioso, considerato da millenni un bene rifugio, mentre bitcoin ha solo quindici anni di storia come asset digitale.
Tuttavia, la mossa di Tether ha lasciato perplessi molti operatori dell’industria aurifera. “A loro piace l’oro. Ma non credo abbiano una strategia”, ha commentato un dirigente minerario. Un altro manager del settore delle materie prime ha definito Tether “l’azienda più strana con cui abbia mai avuto a che fare”, sottolineando lo scetticismo che circonda questa incursione.
Le mosse finanziarie di Tether nel settore dell’oro
Nonostante le perplessità, Tether ha già consolidato una posizione significativa nel mercato dell’oro. Secondo i bilanci ufficiali, la società detiene 8,7 miliardi di dollari in lingotti d’oro custoditi in un caveau a Zurigo, utilizzati come collaterale per la sua stablecoin. Questa esposizione è stata ulteriormente rafforzata nel giugno scorso, quando Tether Investments – il veicolo incaricato di gestire gli investimenti del gruppo – ha acquisito una partecipazione minoritaria da 105 milioni di dollari nella società canadese Elemental Altus, specializzata in royalty sull’oro.
L’interesse di Tether non si è fermato qui. La società ha avviato trattative con diverse altre royalty company, che finanziano le miniere in cambio di una quota dei ricavi futuri. Solo di recente, Tether ha investito altri 100 milioni di dollari in Elemental, proprio mentre quest’ultima annunciava una fusione con la rivale EMX. Juan Sartori, responsabile delle iniziative di business di Tether, ha dichiarato che queste operazioni rientrano nella strategia del gruppo per aumentare la propria “esposizione all’oro”.
Diversificazione e innovazione: tra token e finanza delle materie prime
Oltre agli investimenti diretti, Tether ha anche esplorato altre strade per rafforzare la sua presenza nell’oro. Come riportato dal Financial Times, la società ha avviato colloqui con Terranova Resources, un veicolo di investimento minerario con sede nelle Isole Vergini Britanniche, anche se questi negoziati non hanno portato a un accordo.
Parallelamente, Tether gestisce XAUt (Tether Gold), un token crypto ancorato all’oro fisico. Tuttavia, il successo di questo prodotto è ancora limitato rispetto al token USDT: la capitalizzazione di mercato di XAUt si attesta a 880 milioni di dollari, una cifra modesta se confrontata con i 168 miliardi di dollari di USDT, la stablecoin più scambiata al mondo.
Ma la diversificazione di Tether non si limita al metallo prezioso. Il gruppo ha costruito una posizione rilevante anche nella commodity trade finance, fornendo finanziamenti a breve termine per il trasporto di materie prime. Secondo fonti del settore, il portafoglio di trading di Tether in questo ambito ha raggiunto diversi miliardi di dollari.
Il contesto: la convergenza tra oro fisico e asset digitali
L’interesse di Tether per l’oro si inserisce in un trend più ampio che vede altri attori tentare di costruire un ponte tra il mondo delle criptovalute e quello dei beni rifugio tradizionali. Un esempio è Blue Gold, società quotata al Nasdaq e proprietaria di una miniera in Ghana, che sta pianificando il lancio di token digitali legati alla futura produzione aurifera.
Il CEO Andrew Cavaghan è convinto che:
“un token garantito dall’oro potrebbe davvero decollare a livello globale come forma di valuta, perché le persone possono percepire quanto sia reale: possono convertirlo in beni o direttamente in oro”.
Dubbi e prospettive future
Nonostante le ambizioni di Tether, il settore minerario rimane cauto. La reputazione della società come attore “non convenzionale” e la sua natura profondamente digitale rappresentano una sfida culturale per un comparto abituato a logiche più tradizionali. Resta da vedere se la strategia di Tether riuscirà a consolidarsi e a portare innovazione in un settore che, pur essendo antico, si trova oggi al centro di una trasformazione epocale.
La scommessa di Tether sull’oro, tra investimenti diretti, tokenizzazione e finanza delle materie prime, rappresenta un tentativo audace di ridefinire il rapporto tra finanza digitale e beni tangibili. Se avrà successo, potrebbe segnare una nuova era per la convergenza tra oro fisico e asset digitali, aprendo scenari inediti sia per il settore minerario che per quello delle criptovalute.

