Nuovo massimo storico per la difficoltà di mining di Bitcoin: 134,7T, secondo l’ultima rilevazione (fonte primaria: BTC.com). Il picco arriva mentre l’hashrate mostra una lieve debolezza rispetto ai massimi recenti, comprimendo i margini dei miner e riaccendendo il dibattito sulla centralizzazione dell’hashpower.
Secondo i dati raccolti dalla nostra redazione, che monitora costantemente l’attività dei principali pool e le metriche on-chain, nelle ultime due settimane si è registrata una riduzione della potenza attiva segnalata dai nodi pubblici, accompagnata da un aumento delle richieste di manutenzione per modelli ASIC più vecchi. Gli analisti di settore osservano inoltre che i primi cinque pool continuano a detenere oltre il 50% dell’hashpower totale, un dato che conferma la pressione verso concentrazione e governance centralizzata.
Summary
Numeri chiave (dati aggiornati al 7 settembre 2025)
- Difficoltà: 134,7 T
- Hashrate: in calo rispetto ai massimi settimanali; per i dettagli sulle medie a 7/30 giorni consultare Blockchain.com
- Subsidy per blocco: 3,125 BTC + commissioni – il premio è stato ridotto del 50% in seguito al halving del 20 aprile 2024, che ha portato il blocco da 6,25 BTC a 3,125 BTC
- Tempo medio per blocco: ~10 minuti (target del protocollo; il retarget avviene ogni 2016 blocchi, ovvero ~14 giorni)
Perché la difficoltà sale mentre l’hashrate rallenta
La difficoltà si adatta automaticamente ogni 2016 blocchi per mantenere il ritmo di produzione. L’ultimo incremento riflette l’implementazione di hardware più efficiente e una competizione crescente tra gli operatori. In questo contesto, la recente flessione dell’hashrate rispetto ai massimi può essere legata a operazioni di manutenzione, spegnimenti temporanei in aree con temperature elevate oppure a soglie di prezzo che rendono economicamente meno vantaggioso il funzionamento di una parte della potenza installata.
Costo del mining: dove si comprimono i margini
Con la difficoltà ai massimi, l’efficienza operativa diventa cruciale. I punti di pressione principali includono:
- Energia: tariffe e volatilità incidono direttamente sui ricavi netti; contratti come i PPA e il curtailment possono aiutare, sebbene richiedano impegni contrattuali e investimenti di capitale.
- Capex hardware: gli ASIC di ultima generazione, seppur più efficienti in termini di joule per terahash, presentano costi iniziali elevati e tempi di consegna più lunghi.
- Raffreddamento e logistica: con costi in aumento nelle stagioni calde e in regioni dall’clima estremo, l’ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento – sia tramite tecnologie a liquido che a immersione – diventa decisiva per migliorare il PUE.
Per gli operatori che non beneficiano di economie di scala o di tariffe energetiche competitive, la redditività tende ad avvicinarsi al punto di pareggio.
Concentrazione dell’hashpower: il peso dei grandi pool
Con l’aumento dei costi e degli investimenti in hardware, i grandi attori del settore stanno consolidando quote significative della rete. La concentrazione dell’hashpower in pochi pool incrementa il rischio di una governance centralizzata e di coordinamenti nelle scelte operative.
- Top pool: per il monitoraggio, consultare MiningPoolStats.
- Rischi: una minore diversificazione comporta una maggiore dipendenza da pochi soggetti per la propagazione dei blocchi e per la definizione della politica delle fee.
- Mitigazioni: si osserva una spinta verso pool non custodial, l’adozione dello standard Stratum V2 (per ridurre il rischio di centralizzazione dei template), una maggiore decentralizzazione geografica e una maggiore trasparenza nei template usati dai pool.
Hashrate: segnali di breve periodo
L’hashrate può variare rapidamente a causa di fattori come le condizioni meteorologiche, le manutenzioni, il prezzo di BTC e la disponibilità di energia. Va detto che un breve disaccoppiamento tra l’aumento della difficoltà e il calo dell’hashrate è fisiologico, poiché l’algoritmo recepisce tali variazioni solo al successivo aggiustamento.
Prezzo di BTC, fee e redditività
Con il premio di blocco impostato a 3,125 BTC, la volatilità del prezzo e il livello delle commissioni incidono direttamente sui margini. In periodi in cui la mempool è congestionata le fee tendono ad aumentare, migliorando i ricavi dei miner, mentre forti correzioni di prezzo possono spingere alcuni operatori a dismettere parte della potenza meno efficiente.
Piccoli contro giganti: i “solo miner” esistono ancora
Sebbene rari, episodi di blocchi trovati da minatori solitari continuano a verificarsi di tanto in tanto di recente, come evidenziato da alcune dashboard pubbliche. Detto ciò, il payout, essendo fortemente dipendente dal caso, dalla fortuna e dal livello delle fee, rimane un evento sporadico.
- Verifica on-chain: mempool.space
Questi eventi non incidono sostanzialmente sul quadro generale, in quanto senza economie di scala o accesso a fonti energetiche competitive, l’attività dei piccoli miner risulta più aleatoria che sostenibile.
Energia e geografia: dove si vince
Gli impianti con accesso a tariffe stabili, fonti di energia rinnovabile o con capacità di sfruttare energia in eccesso risultano più resilienti nel tempo. Accordi a lungo termine, come i PPA, insieme all’uso del curtailment e all’integrazione con reti locali, aiutano a contenere il rischio regolatorio e la volatilità dei costi. Per valutazioni sull’impatto energetico del mining si può fare riferimento al Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index per dati aggiornati sul consumo e sulla distribuzione geografica dell’attività di mining.
Prospettive a breve: il prossimo aggiustamento
L’algoritmo di retarget, che interviene ogni 2016 blocchi, potrebbe alleviare il picco di difficoltà se l’hashrate dovesse rimanere al di sotto dei massimi registrati. Al contrario, un rapido ritorno di potenza online potrebbe far riprendere il trend in salita. In effetti, monitorare il tempo medio per blocco, le fee e la propagazione dei blocchi rimane essenziale per orientarsi sulle tendenze future.

