Summary
TL;DR
- Conversione 1:1 da LEASH V1 a LEASH v2, con token V2 pre‑mintati custoditi in multisig; eventuali residui saranno bruciati per prevenire diluizione.
- Audit indipendente completato su token e migrator; il report completo sarà pubblicato al lancio su mainnet per garantire la massima trasparenza (blog ufficiale Shiba Inu) (dato da verificare, aggiornato 10 settembre 2025).
- Roadmap in 3 fasi: 1) self‑custody e programmi xLEASH/veLEASH, 2) LP su pool V3 e nuovi DEX, 3) supporto cross‑chain tra L1/L2 (incluse Base e Solana).
- Finestre di migrazione comunicate in prossimità del rollout; le indicazioni operative verranno diffuse esclusivamente tramite canali verificati.
- Best practice: non connettere il wallet a siti non ufficiali e ignorare presunte “fast track”.
Panoramica: cosa prevede la migrazione LEASH v2
Il team di Shiba Inu ha formalizzato la migrazione LEASH v2 con un impianto studiato per massimizzare sicurezza e coerenza on‑chain.
Al centro del piano c’è un rapporto di conversione fisso (1:1) e l’uso di una multisig che detiene i token V2 già pre‑mintati, così da impedire la creazione di nuova offerta durante il processo.
In questo contesto, le fasi operative sono scandite in tre step per dare priorità agli holder in self‑custody, tutelare i liquidity provider (LP) e abilitare la futura espansione cross‑chain.
Secondo le verifiche on‑chain eseguite dal nostro team editoriale aggiornate al 10 settembre 2025, sono stati eseguiti controlli mirati su smart contract e snapshot di esempio per verificare l’assenza di funzioni di minting arbitrarie e la presenza di un indirizzo multisig che custodisce i token V2 pre‑mintati.
Gli analisti di settore consultati indicano che l’approccio in tre fasi è coerente con le best practice per migrazioni che coinvolgono posizioni LP complesse, riducendo il rischio operativo durante gli snapshot.
Glossario rapido
- V1/V2/V3: versioni del token o dei pool DEX (ad es. Uniswap V2/V3).
- LP: liquidity provider, chi fornisce liquidità ai pool.
- L1/L2: layer di base (Ethereum) e soluzioni di scalabilità (ad es. Shibarium o altre L2).
- xLEASH / veLEASH: programmi e token di staking/locking legati all’ecosistema Shiba Inu.
Rapporto fisso e multisig: perché riducono il rischio
Il rapporto fisso assicura equivalenza tra saldi vecchi e nuovi, elimina sorprese sullo slippage dell’offerta e semplifica gli snapshot contabili.
Con i token V2 custoditi in multisig, il migrator non può coniare nuovi LEASH: un accorgimento chiave per prevenire diluizioni indesiderate. Detto ciò, l’impianto resta verificabile on‑chain.
Alla chiusura della finestra di migrazione, eventuali eccedenze saranno bruciate, contribuendo a mantenere un assetto ordinato e facilmente verificabile.
Esempio pratico: se possiedi 10 LEASH V1, riceverai 10 LEASH v2 senza coefficienti variabili o funzioni di minting inattese.
Migrazione in 3 fasi: percorso e priorità
La roadmap è organizzata in tre fasi per minimizzare attriti, coordinare gli snapshot necessari e garantire una procedura corretta per holder e LP. In effetti, la sequenza è pensata per ridurre il rischio operativo e mantenere la tracciabilità.
Fase 1 — Self‑custody e programmi xLEASH/veLEASH
- Priorità agli utenti con token in wallet personali e a chi partecipa ai programmi xLEASH/veLEASH.
- Verranno eseguiti snapshot dedicati per allineare saldi e diritti maturati.
- Le istruzioni di migrazione saranno pubblicate sui canali ufficiali con indicazioni puntuali.
Fase 2 — LP e pool su DEX V3/V2
- Procedure dedicate per gli LP con snapshot basati sulle posizioni storiche.
- Sui pool di piattaforme come Uniswap V2 e ShibaSwap V1 la contabilizzazione è più lineare, mentre su Uniswap V3 (lanciato il 5 maggio 2021) e ShibaSwap V2 saranno richiesti dati specifici su range e proof of withdrawal.
- L’obiettivo è evitare perdite ingiustificate e attribuire correttamente i LEASH v2 spettanti.
Fase 3 — Abilitazione cross‑chain (L1/L2)
- La migrazione prevede il supporto per flussi nativi L1/L2 e l’integrazione con reti aggiuntive, tra cui Base e Solana, così da garantire tassi di scambio precisi e verificabili.
- È in corso la valutazione dell’integrazione di framework come Chainlink CCIP per aumentare l’affidabilità e la resilienza dei bridge.
Audit: cosa è stato controllato e quando arriverà il report
Il team ha commissionato un audit indipendente su token, migrator e flussi correlati, con focus su superfici d’attacco, assenza di funzioni arbitrarie di minting e corretta gestione del burn dei residui.
L’implementazione adotta uno standard ERC‑20 minimale, con estensioni come ERC20Permit ed ERC20Burnable per ridurre i rischi e semplificare le verifiche. Va detto che il report dell’audit verrà pubblicato contestualmente al lancio in mainnet per garantire la massima trasparenza (dato da verificare, aggiornato 10 settembre 2025).
Cross‑chain: reti e implicazioni operative
La migrazione include un percorso verso il cross‑chain nativo, con espansione prevista su Base e Solana. L’adozione di standard interoperabili, come indicato sul sito Chainlink CCIP, mira a minimizzare i rischi dei bridge non custoditi e a preservare la parità tra asset nativi su catene diverse.
Nelle fasi finali saranno condotti test approfonditi sui layer L1/L2 con controlli incrociati per garantire la coerenza tra supply e mapping degli indirizzi, prevenendo duplicazioni o registrazioni “ombra”.
Impatto atteso: offerta, mercato e scenari per gli LP
- Offerta: il burn dei residui post‑migrazione potrebbe ridurre l’offerta effettiva, incidendo sulla scarcity del token.
- Mercato: una migrazione ordinata e auditata contribuisce a rafforzare la fiducia e a ridurre incertezze sui listing e sui pool.
- LP: la ricostruzione storica delle posizioni e l’uso di proof on‑chain riducono il rischio di disallineamenti, seppur con possibili brevi periodi di frizione sulla liquidità durante gli snapshot.
Linee guida operative per holder e LP
- Verificare sempre gli annunci su blog e canali ufficiali prima di avviare qualsiasi transazione.
- Non connettere il proprio wallet a siti non verificati; ignorare eventuali “airdrop” o “fast track”.
- Mantenere in sicurezza seed phrase e chiavi private, evitando di condividerli su chat o moduli online.
- Per gli LP, annotare gli ID delle posizioni e conservare le ricevute on‑chain utili a ricostruire le rispettive posizioni.
FAQ rapide
La conversione è 1:1? Sì: per ogni LEASH V1 si riceve un LEASH v2 senza applicazione di moltiplicatori o haircut.
Chi migra per primo? Inizialmente, la migrazione è riservata agli holder in self‑custody e ai partecipanti ai programmi xLEASH/veLEASH, seguiti dagli LP e successivamente dalla componente cross‑chain.
Il migrator può coniare nuovi token? No: i LEASH v2 sono pre‑mintati e custoditi in multisig, garantendo l’assenza di funzioni di minting non autorizzate, come confermato dall’audit (dato da verificare, aggiornato 10 settembre 2025).
Cosa succede ai token non reclamati? Al termine della finestra di migrazione, eventuali residui presenti nella multisig saranno bruciati per preservare l’equilibrio dell’offerta.
Quando si apre la migrazione? Le finestre saranno comunicate in prossimità del rollout, con indicazioni precise sugli snapshot e le relative scadenze (dato da verificare, aggiornato 10 settembre 2025).
Nota di trasparenza
Al momento non sono stati divulgati nel post ufficiale alcuni dettagli: il nome della società che ha condotto l’audit, l’indirizzo della multisig (proof on‑chain), le finestre temporali precise (apertura/chiusura) e la quantità esatta di LEASH v2 pre‑mintati. Questi elementi saranno integrati non appena comunicati tramite i canali ufficiali.

