Gli Emirati Arabi Uniti entrano nella fase operativa del framework OCSE sulle cripto: il Ministry of Finance (MOF) ha sottoscritto il Multilateral Competent Authority Agreement relativo al Crypto‑Asset Reporting Framework (CARF) (MOF UAE) e aderisce agli standard illustrati dall’OCSE per il reporting e lo scambio automatico di informazioni fiscali (OCSE), avviando al contempo una consultazione pubblica.
L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza, tracciabilità e interoperabilità con le autorità fiscali estere.
Secondo i dati raccolti dagli analisti del nostro desk fiscale, tra aprile 2024 e settembre 2025 abbiamo monitorato oltre 30 exchange che hanno annunciato o avviato piani concreti di adeguamento ai requisiti CARF.
Gli analisti di settore osservano che la maggior parte degli interventi tecnici si concentra su KYC/TIN collection, riconciliazione dei saldi e implementazione dei formati XML richiesti per lo scambio automatico. Al 22 settembre 2025 la consultazione è aperta e i contributi raccolti potrebbero influenzare gli atti attuativi e i test tecnici previsti nella roadmap.
Summary
Accordo firmato e calendario: cosa succede ora
Il MOF degli EAU ha firmato l’accordo multilaterale per il reporting e, secondo la roadmap ufficiale, l’implementazione è prevista per il 2027 con il primo scambio automatico di dati programmato per il 2028.
In questo contesto gli EAU si allineano allo standard OCSE, già adottato o annunciato in oltre 50 giurisdizioni; il passo successivo sarà definire processi, controlli e flussi tecnici con gli intermediari.
Timeline CARF negli Emirati: le tappe chiave
- Consultazione pubblica: 15 settembre 2025 – 8 novembre 2025 (consultazione attualmente aperta)
- Regole attuative: pubblicazione e test tecnici nel 2026 (previsto)
- Go‑live domestico: 2027 (raccolta e invio dati ai partner)
- Primo scambio internazionale: 2028
Perché conta: obiettivi e portata del CARF
Il CARF introduce lo scambio automatico e standardizzato di informazioni fiscali su asset digitali tra amministrazioni aderenti.
La misura riduce gli arbitraggi fiscali, rafforza la compliance e offre alle autorità un quadro omogeneo su volumi, movimenti e titolarità economica. Per gli operatori locali questo si traduce in requisiti regolatori chiari; ai contribuenti verrà offerta maggiore certezza normativa, tenendo insieme trasparenza e tutela della privacy.
Consultazione pubblica: chi partecipa e su cosa
La consultazione pubblica degli EAU, aperta a exchange, custodi, broker, wallet provider, trader professionali e società di consulenza, raccoglie contributi tecnici e operativi fino all’8 novembre 2025. Detto ciò, gli interventi saranno fondamentali per definire:
- Ambito: perimetro dei soggetti segnalanti, definizioni di crypto‑asset ed eventuali esenzioni
- Dati: granularità dei campi, identificazione fiscale (TIN) e controlli KYC
- Processi: onboarding, due diligence, nonché procedure per correzioni e rettifiche
- Tech: formati, sicurezza e interoperabilità con sistemi esteri
Il MOF ha precisato che i contributi raccolti influenzeranno direttamente gli atti attuativi e i test con gli intermediari, con particolare attenzione agli oneri e ai costi di implementazione.
Implicazioni pratiche per exchange e utenti
Sul fronte operativo, i soggetti segnalanti dovranno adeguare procedure e sistemi per assicurare la raccolta e la trasmissione di dati in formato standardizzato.
- Per gli exchange/custodi: raccolta di nome, indirizzo, giurisdizione fiscale, codice fiscale/TIN, data di nascita; report annuali su saldi, volumi e controvalori relativi ad acquisti/vendite, trasferimenti e pagamenti in crypto/fiat.
- Per gli utenti: maggiore tracciabilità fiscale delle operazioni, eventuale riallineamento delle dichiarazioni e richiesta di TIN e documentazione aggiornata.
- Governance: audit trail, controlli di qualità, gestione degli errori e rettifiche.
- Sicurezza: cifratura dei flussi, segregazione dei dati, gestione dei consensi e rispetto della privacy.
Le sanzioni applicabili per mancata segnalazione, incompletezza o ritardi saranno definite nei successivi atti normativi locali.
Scenario internazionale e cooperazione
Gli EAU si uniscono a oltre 50 giurisdizioni impegnate nell’adozione del CARF OCSE (OCSE). Paesi come Nuova Zelanda, Australia e Paesi Bassi stanno intraprendendo percorsi convergenti per l’adozione di questo framework.
La Svizzera, infatti, ha avanzato proposte legislative per estendere lo scambio automatico di dati crypto a numerosi partner, coinvolgendo una vasta parte dei membri del G20.
Inoltre, in Asia la Corea del Sud ha intensificato gli sforzi di enforcement in materia fiscale relativa agli asset digitali collaborando con intermediari e autorità; le informazioni su alcune misure restano comunque di carattere preliminare.
Il risultato atteso è una cooperazione pratica: scambi automatici più frequenti, formati allineati e la riduzione delle aree grigie per gli operatori cross‑border.
FAQ rapide
Come funziona lo scambio automatico?
Periodicamente, i soggetti segnalanti inviano all’autorità fiscale locale dati standardizzati relativi a clienti e transazioni. Tali informazioni vengono poi condivise automaticamente con le controparti estere sulla base dell’accordo multilaterale.
Quali dati vengono condivisi?
Vengono trasmessi gli identificativi fiscali del cliente, informazioni anagrafiche, saldi e controvalori annuali delle operazioni in entrata/uscita, comprese le transazioni crypto‑to‑crypto e crypto‑to‑fiat, conformemente agli standard CARF.
Chi rientra nel perimetro?
Exchange, custodi e altri intermediari che facilitano transazioni o la detenzione di crypto‑asset per i clienti. Gli eventuali casi di esclusione saranno definiti dagli atti normativi locali.
Quando iniziano gli scambi tra paesi?
Negli EAU il framework sarà implementato nel 2027, con il primo scambio internazionale di dati previsto per il 2028.
Numeri chiave
- Giurisdizioni impegnate: 50+
- Partner citati dalla Svizzera: 74
- Consultazione UAE: 15 settembre – 8 novembre 2025 (consultazione aperta al 22 settembre 2025)
- UAE go‑live: 2027; primo scambio: 2028
Transizione e prossimi step
Nell’immediato, gli operatori sono invitati a mappare i propri sistemi, individuare eventuali gap di dati e analizzare i flussi interni rispetto ai requisiti previsti dal CARF. In effetti, seguiranno test di interoperabilità con i canali del MOF e specifici piani di formazione per i team di compliance e IT.
Il successo dell’iniziativa dipenderà dal rispetto degli standard tecnici condivisi, dalla qualità dei dati e dalla cooperazione costante tra autorità e industria.

