Al 30 settembre 2025 l’open interest sulle opzioni collegate a IBIT ha toccato circa $38 miliardi, superando i $32 miliardi di Deribit, stando a snapshot di CoinGlass e Skew.
In questo contesto, il sorpasso segnala uno spostamento del baricentro verso mercati regolamentati, ricalibrando la mappa della liquidità su Bitcoin; il fenomeno è coerente con i flussi istituzionali osservati dopo il lancio degli ETF spot.
IBIT (iShares Bitcoin Trust) è gestito da BlackRock, come indicato nella documentazione ufficiale di prodotto BlackRock, e analisti finanziari hanno collegato l’aumento dell’open interest a una maggiore preferenza per veicoli regolamentati e custodial reportabili Reuters.
Secondo i dati raccolti dal nostro team di analisi e confermati dagli snapshot menzionati, la crescita osservata nelle ultime settimane è riconducibile principalmente a volumi su scadenze liquide e a operazioni di hedging istituzionali.
Gli analisti di settore osservano che la transizione verso venue regolamentate tende a ridurre certe asimmetrie informative, pur aumentando il rischio concentrato su pochi nodi di liquidità.
Summary
In breve
- IBIT è definito come l’ETF spot su Bitcoin con asset dichiarati pari a circa $84 miliardi e 770.000 BTC detenuti, sebbene tali dati richiedano ulteriori verifiche [dato da verificare] BlackRock.
- Le opzioni collegate a IBIT ammontano a circa 340.000 BTC di open interest; la quota globale si attesta a IBIT 45%, Deribit 41,9% e CME circa 6% (snapshot al 30/09/2025).
- La leva di mercato, stimata al 45%, è indicata da Checkonchain e risulta vicina ai massimi recenti.
I numeri del sorpasso: lo snapshot
Il confronto tra le piattaforme crypto-native e i canali regolamentati entra in una nuova fase. In effetti, la crescita delle opzioni su IBIT attrae flussi istituzionali, particolarmente attenti a compliance e custodia.
Quote e volumi — snapshot di recente
- Open interest IBIT: circa $38 miliardi (snapshot 30/09/2025)
- Open interest Deribit: circa $32 miliardi (snapshot 30/09/2025)
- Asset IBIT (ETF spot): circa $84 miliardi [dato da verificare]
- BTC detenuti da IBIT: 770.000 [dato da verificare]
- OI opzioni collegate a IBIT: circa 340.000 BTC
Quota di mercato opzioni BTC
| IBIT (opzioni su ETF) | 45% |
| Deribit | 41,9% |
| CME | ~6% |
| Altri | ~7% |
Perché conta: istituzionali, pricing e liquidità
Il balzo di IBIT indica che una quota crescente del rischio su Bitcoin si sta spostando verso infrastrutture con vigilanza regolamentare. Per i grandi investitori, ciò comporta minori frizioni per le operazioni di hedging, margini più gestibili e maggiore chiarezza nella reportistica.
Per il mercato, equivale a una formazione dei prezzi più ancorata a regole precise, pur creando nuove dipendenze da pochi hub di liquidità.
Gli asset manager privilegiano strumenti con custodia segregata, clearing noto e trasparenza nei requisiti, elementi che incidono su volatilità implicita, skew e costi di copertura.
Va detto che l’effetto immediato è una maggiore profondità sulle scadenze più liquide e spread denaro/lettera più contenuti nei picchi di attività.
Rischi in crescita: concentrazione, leva e correlazioni
IBIT e Deribit, messe insieme, rappresentano quasi il 90% dell’open interest globale sulle opzioni BTC. Tale concentrazione accentua l’esposizione a potenziali shock di liquidità e a comportamenti sincronizzati degli algoritmi di hedging.
Il rapporto tra derivati e mercato spot evidenzia come circa 340.000 BTC di OI in opzioni “IBIT-linked” siano in relazione ai 770.000 BTC detenuti dall’ETF, indicativi di una leva stimata al 45% (secondo Checkonchain).
Detto ciò, emerge un ecosistema particolarmente sensibile a movimenti bruschi di prezzo, soprattutto in prossimità delle scadenze.
Cosa monitorare subito
- La gamma exposure degli operatori e l’eventualità di “pin a scadenza”.
- La dinamica della basis tra ETF, futures e perpetual.
- I flussi su CME e la possibile migrazione di volatilità da Deribit verso venue regolamentate.
- Eventuali disallineamenti tra l’open interest sulle opzioni e le creazioni/rimborsi delle quote dell’ETF.
Deribit, CME e gli altri: un equilibrio in evoluzione
Deribit mantiene il suo appeal tra i trader crypto-native, grazie alla profondità su strike esotici e scadenze dettagliate.
La community di Deribit continua a fornire un contributo rilevante al price discovery in certe strutture di volatilità, mentre piattaforme istituzionali come CME occupano una quota più limitata (circa il 6%) nell’opzionario BTC.
È importante notare che alcune notizie circa operazioni straordinarie o acquisizioni (come l’eventuale acquisto di Deribit da parte di Coinbase per $2.9 miliardi) non sono state confermate da fonti primarie affidabili.
Nel complesso, il confronto competitivo si gioca su liquidità, listing e qualità dell’infrastruttura, più che su operazioni di M&A.
Cronologia essenziale
- 2016: Deribit si afferma come leader nelle opzioni BTC.
- Novembre 2024: avvio delle opzioni su ETF spot BTC, comprese quelle legate a IBIT (USA) [dato da verificare].
- 30 settembre 2025: snapshot che mostra IBIT sopra Deribit in termini di open interest sui contratti collegati.
Glossario e metodologia
- IBIT: si riferisce all’iShares Bitcoin Trust (ETF spot su Bitcoin) con opzioni listate sui mercati regolamentati negli USA; i dati relativi alla sua dimensione e al numero di BTC detenuti vanno ulteriormente verificati [dato da verificare].
- Open interest (OI): rappresenta il valore o la quantità dei contratti derivati aperti e non chiusi, espressi in USD o BTC.
- Leva (Checkonchain): indicatore proprietario che misura la posizione netta a rischio nel sistema, calcolato come rapporto tra open interest e valore spot/asset in custodia.
- Opzioni “IBIT-linked”: derivati che si basano sull’ETF IBIT e su strutture correlate, utilizzati per hedging o arbitraggio.
- Market share: percentuale dell’open interest globale attribuibile a ciascuna piattaforma o prodotto.
Implicazioni operative
Per le istituzioni, utilizzare un ETF regolamentato come IBIT facilita le operazioni di compliance, semplifica il netting dei margini e consente coperture su base mandataria.
Per il mercato retail e OTC, ciò potrebbe tradursi in un accesso più ordinato, seppure con leve meno estreme rispetto a quelle tipiche delle piattaforme offshore.
In conclusione, la direzione è chiara: maggiore governance e trasparenza, ma anche un rischio accresciuto di effetti domino in caso di shock. La sostenibilità di questa configurazione dipenderà dalla diversificazione delle venue e dall’efficacia del market making.

