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Leggermente modificata la tassazione crypto in Italia

La nuova Legge di Bilancio dell’Italia per il 2026 ha leggermente modificato la tassazione crypto. 

In realtà non è ancora del tutto chiaro come verranno applicate tali modifiche, che oltretutto sono ancora passibili di cambiamenti. 

La nuova Legge di Bilancio infatti non è ancora definitiva, e ciò che abbiamo ora è solamente una bozza. 

La modifica alla tassazione crypto

È finalmente disponibile pubblicamente la bozza della nuova Legge di Bilancio dell’Italia per il 2026. 

A pagina 11 si trovano le “Disposizioni in materia di criptovalute”, che riguardano in particolare proprio la tassazione crypto. 

Il testo però non è particolarmente chiaro, perchè dice quanto segue. 

All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2024, n. 207, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 24, dopo il primo periodo, è aggiunto il seguente: 

«Le disposizioni di cui al primo periodo si applicano con l’aliquota del 26 per cento, in luogo di quella ordinaria del 33 per cento, ai redditi diversi e agli altri proventi di cui alla lettera c-sexies) del comma 1 dell’articolo 67 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti da operazioni di detenzione, cessione o impiego di token di moneta elettronica denominati in euro, di cui all’articolo 3, paragrafo 1, numero 7), del Regolamento (UE) 2023/1114 del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 maggio 2023. Ai fini del presente comma, per token di moneta elettronica denominati in euro si intendono i token il cui valore è stabilmente ancorato all’euro e i cui fondi di riserva sono detenuti integralmente in attività denominate in euro presso soggetti autorizzati nell’Unione europea. 

Non costituisce realizzo di plusvalenza o minusvalenza la mera conversione tra euro e token di moneta elettronica denominati in euro, né il rimborso in euro del relativo valore nominale.»

L’interpretazione

Il problema è che non c’è nemmeno un’unica chiara interpretazione di questo testo. 

Tuttavia pur essendoci più interpretazioni diverse da parte di diversi esperti, è possibile azzardarne una in particolare. 

Il testo introdurrebbe un’eccezione all’applicazione dell’aliquota del 33% per la tassazione delle plusvalenze crypto, ovvero prodotte dalla cessione o la permuta di criptovalute in altri asset, o in criptovalute differenti. 

Va ricordato che le stablecoin vengono ritenute criptovalute differenti rispetto a quelle più note, come Bitcoin, Ethereum e similari, che invece tra di loro rientrano nella categoria di criptovalute aventi simili caratteristiche. 

Nel caso specifico, questa modifica introdurrebbe un’aliquota del 26%, al posto che del 33%, sulle sole cessioni o permute di criptovalute in cambio di euro o stablecoin in euro, mentre la lascerebbe al 33% in tutti gli altri casi, compresi quindi quelli che riguardano cessioni o permute con stablecoin in dollari o in altre valute fiat. 

Si tratterebbe pertanto di un’aliquota di favore applicata sullo scambio tra crypto e stablecoin collateralizzate in euro. 

L’aliquota al 33%

La Legge di Bilancio 2025, approvata l’anno scorso ed entrata in vigore il primo gennaio di quest’anno, prevedeva che per il 2025 l’aliquota rimanesse al 26% come in passato, ma che dal 2026 passasse al 33%.

Pertanto fino ad ora l’aliquota al 33% non è ancora entrata in vigore, ed entrerà solo a partire dal primo gennaio.

Va detto che in assenza di modifiche apportate per l’appunto con la nuova Legge di Bilancio per il 2026, l’aliquota a partire dal primo gennaio 2026 salirebbe per legge al 33%, dato che così è scritto nella Legge di Bilancio 2025 già approvata dal Parlamento ed entrata in vigore il primo gennaio 2025.

Come però riportato sopra, la bozza della nuova Legge di Bilancio per il 2026 modifica il provvedimento dell’anno scorso, a patto che venga approvata dal Parlamento con questo testo. 

Quindi ad oggi si aprono due scenari. 

O la nuova Legge di Bilancio 2026 non verrà approvata, e l’aliquota a partire dal primo gennaio 2026 salirà al 33% per tutte le cessioni o le permute di criptovalute in altri asset o criptovalute non simili, come le stablecoin, oppure verrà approvata. 

Oppure, come è estremamente probabile che sia, verrà approvata. In tal caso, visto che il testo che è stato reso noto per ora non è ancora quello definitivo, bisognerà attendere che il Parlamento approvi la versione definitiva per capire come verranno realmente modificate queste norme. 

Se il testo approvato fosse quello incluso nella bozza, sembra che l’aliquota salirà effettivamente al 33% ma con l’eccezione di tutte le cessioni e le permute di crypto in euro o in stablecoin collateralizzate in euro. 

L’iter

Ora il testo, elaborato dal Ministero dell’Economia e Finanza del governo Meloni, verrà trasmesso alla Camera ed al Senato, che potranno apportare modifiche prima di metterlo al voto. 

In genere il voto dell’approvazione definitiva avviene a fine anno, tanto che potrebbe anche arrivare solo mercoledì 31 dicembre. 

Quindi ci sono quasi due mesi e mezzo per modificarne il testo ed approvarlo in via definitiva. 

L’anno scorso ad esempio la bozza proposta dal governo prevedeva un aumento al 42% di tale aliquota, ma poi il Parlamento ne ha modificato il testo riportando l’aliquota al classico 26% che era stato in vigore fino all’anno prima, ma aggiungendo che a partire dal primo gennaio 2026 sarebbe salita al 33%. 

La bozza presentata quest’anno dal governo in realtà non è particolarmente chiara in merito alle modifiche da apportare al testo precedentemente approvato l’anno scorso, quindi è probabile che possa essere modificata, ma non è dato sapere come.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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