Nel nuovo esperimento della Banca nazionale ceca bitcoin, stablecoin e depositi tokenizzati vengono usati in un piccolo portafoglio digitale per studiare da vicino le tecnologie blockchain.
Summary
Perché la CNB ha creato un portafoglio digitale sperimentale?
Il governatore della Banca nazionale ceca (CNB), Aleš Michl, ha spiegato che il nuovo portafoglio di asset digitali ha un obiettivo preciso: imparare dalla pratica, non da modelli simulati. L’istituto vuole “toccare” la blockchain e la tokenizzazione, invece di limitarsi a riprodurre scenari teorici.
La decisione è stata resa pubblica con un comunicato il 13 novembre, in cui la CNB ha annunciato un portafoglio di prova da 1 milione di dollari. Questo ammontare non sarà aumentato in modo attivo e resta separato dalle riserve internazionali tradizionali.
La banca non ha reso nota la composizione dettagliata del portafoglio. Tuttavia, ha precisato che include bitcoin, stablecoin denominate in dollari e “depositi tokenizzati sulla blockchain”. Il portafoglio è stato acquistato tramite un’operazione di mercato nell’ambito delle normali attività finanziarie della CNB.
Come è strutturato l’esperimento sugli asset digitali?
Secondo Michl, la dimensione “marginale” del portafoglio garantisce che non avrà impatto sulla performance complessiva degli altri asset della banca centrale. L’obiettivo è esclusivamente conoscitivo e operativo. Inoltre, la CNB intende usare l’esperimento per costruire competenze interne sulle procedure e sui rischi.
La scelta di includere bitcoin è legata al suo ruolo di strumento di diversificazione. Per il governatore, la criptovaluta è “simile all’oro” per la bassa correlazione storica con altre classi di attivi. In un grande portafoglio, non sono molte le attività che offrono caratteristiche comparabili.
Negli ultimi anni, aggiunge Michl, la volatilità di bitcoin è stata paragonabile a quella di grandi titoli tecnologici come Nvidia, Meta e Tesla. Il valore dell’asset, tuttavia, potrebbe finire a due estremi: “molto alto oppure zero”, rimarca il governatore, sottolineando l’incertezza di lungo periodo.
Che ruolo potrebbe avere bitcoin nelle riserve della CNB?
Le prime operazioni di acquisto di bitcoin per il portafoglio di test sono state effettuate il 30 ottobre, quando il prezzo spot era pari a 110.670 dollari. Si tratta di un livello vicino ai massimi toccati nel corso dell’anno, con una marcata volatilità nei mesi precedenti.
Interrogato sulla possibilità di inserire in futuro bitcoin nel portafoglio di riserve, Michl risponde di non avere ancora una posizione definita. Per ora, la CNB intende concentrarsi sull’apprendimento e solo in seguito valutare un’eventuale scalabilità dell’esperimento verso le riserve ufficiali.
Secondo le simulazioni interne, se negli ultimi 10 anni la banca avesse detenuto il 5% delle riserve in bitcoin, il rendimento annuo atteso sarebbe aumentato di circa 3,5 punti percentuali. Tuttavia, la volatilità complessiva del portafoglio sarebbe all’incirca raddoppiata, segnalando un significativo incremento del rischio.
Che cosa dicono le analisi interne su rischio e rendimento?
Negli ultimi cinque anni, le elaborazioni della CNB mostrano che la principale criptovaluta ha offerto un profilo rischio-rendimento più favorevole rispetto alle azioni. Tuttavia, il governatore insiste sul fatto che questi risultati sono “backward looking” e non garantiscono performance future, data la storia ancora breve dell’asset.
Inoltre, un’eventuale ricerca di rendimenti più elevati da parte del consiglio della banca centrale, secondo i test, avrebbe potuto giovarsi di un’esposizione del 2,5% in un ETF su bitcoin. Tale scelta sarebbe risultata più efficiente rispetto ad aumentare la quota azionaria statunitense dal 38% al 50%, a parità di incremento del rendimento atteso.
Con l’ETF, infatti, l’aumento di volatilità sarebbe stato decisamente inferiore rispetto all’espansione della componente azionaria. Detto ciò, la CNB ribadisce che si tratta di esercizi ipotetici e retrospettivi, non di indicazioni operative per la gestione corrente delle riserve.
In che modo la Banca nazionale ceca bitcoin e stablecoin per innovare?
Michl sottolinea di essere da sempre un forte sostenitore della corona ceca. Secondo il governatore, è possibile costruire innovazione finanziaria anche sulla valuta nazionale, ad esempio con titoli di Stato tokenizzati acquistabili in koruna con la stessa semplicità di un pagamento per il caffè.
Nel comunicato, la banca ha annunciato anche la creazione di un “lab innovation hub”. Questo laboratorio ha il compito di testare tecnologie e tendenze che potrebbero influenzare in futuro il funzionamento del mercato finanziario e la conduzione della politica monetaria, incluse soluzioni blockchain, strumenti di intelligenza artificiale e innovazioni nei pagamenti.
L’idea del portafoglio di prova risale a gennaio, quando Michl ha proposto di “testare il bitcoin decentralizzato dal punto di vista di una banca centrale”. In seguito, il consiglio ha chiesto di estendere l’analisi ad altri asset, come stablecoin e depositi tokenizzati, per esplorare scenari più ampi di utilizzo delle tecnologie distribuite.
Quali processi e rischi operativi vuole testare la CNB?
La CNB punta a fare esperienza pratica con l’intera catena dei processi legati agli asset digitali. Inoltre, intende sperimentare la gestione tecnica delle chiavi, le procedure di approvazione multilivello, gli scenari di crisi e i meccanismi di sicurezza, fino alla verifica della conformità alle norme antiriciclaggio.
La banca intende anche usare e regolare gli asset digitali nelle sue operazioni, registrarli in bilancio e sottoporli ad audit. In questo modo, il personale acquisirà competenze dirette nella gestione di queste attività, dalla custodia alla contabilizzazione, mantenendo separate le posizioni di test dalle riserve ufficiali.
La CNB precisa infatti che il portafoglio sperimentale non incide in alcun modo sulla capacità dell’istituto di effettuare potenziali interventi sul cambio o di condurre la politica monetaria. Gli asset digitali del test sono completamente separati dalle riserve internazionali e dal tradizionale portafoglio in valuta estera.
Come è evoluta la posizione della CNB su bitcoin dal 2024
Michl aveva menzionato per la prima volta l’idea di aggiungere bitcoin alle riserve all’inizio di gennaio, durante un’intervista televisiva in cui spiegava che la CNB aveva “considerato” tale possibilità. In quel momento, il prezzo della criptovaluta era intorno a 98.355 dollari.
Pochi giorni dopo, il governatore aveva dichiarato al Financial Times di valutare un investimento fino al 5% delle riserve in bitcoin. A quel punto il prezzo era salito a 109.995 dollari. Il 10 febbraio, quando il valore era sceso a 96.932 dollari, è emerso che il commento sarebbe stato fatto senza consultare lo staff, accusa che Michl ha respinto.
In seguito, la CNB ha precisato che intendeva valutare l’ingresso in “nuove classi di asset” senza confermare decisioni immediate sulle riserve. Nel frattempo, il settore delle criptovalute ha beneficiato di un clima favorevole sotto l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, con bitcoin che ha toccato un picco di 124.310 dollari il 7 ottobre.
Quali sfide tecniche emergono dalla gestione diretta di bitcoin
Parallelamente all’annuncio del portafoglio, la CNB ha pubblicato un capitolo di un’analisi interna di 50 pagine, frutto di nove mesi di lavoro. Il documento si concentra sugli aspetti tecnici dell’approvvigionamento, della custodia e del trading di bitcoin, evidenziando le principali criticità operative e di sicurezza.
Una transazione sulla rete è irreversibile, e la perdita o l’abuso della chiave privata comportano un rischio “incomparabile” rispetto a quelli oggi affrontati dalla CNB. Per questo, la banca ha analizzato diverse opzioni di self-custody, tra cui software wallet, token USB e moduli di sicurezza hardware.
La soluzione con software wallet viene esclusa, mentre il rapporto indica come best practice un sistema di multi-firma o di multi-party computation in un modulo hardware. In questo modello, un orchestratore coordina la firma delle transazioni richiedendo una soglia minima di firme parziali, senza che la chiave completa esista mai in un’unica istanza.
Perché la CNB valuta la co-custodia come soluzione
Un’architettura basata su multi-party computation avrebbe costi significativi, poiché la CNB dovrebbe dotarsi di numerosi dispositivi hardware specializzati. Per questo motivo, lo studio individua nella “co-custodia” una soluzione altamente sicura e più sostenibile dal punto di vista operativo e finanziario.
In tale schema, un custode esterno detiene materialmente i bitcoin, ma ogni trasferimento richiede una co-firma tramite tecnologia di orchestrazione multi-party. Inoltre, questo approccio permette di coniugare controllo interno, ridondanza di sicurezza e rispetto dei requisiti regolamentari, sfruttando al contempo l’esperienza di operatori specializzati.
La CNB ha discusso con la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale per chiarire il trattamento legale e statistico delle eventuali posizioni in bitcoin. Tutti hanno concordato che, secondo le linee guida dell’FMI, il bitcoin detenuto direttamente non può essere classificato come riserva ufficiale né come attività in valuta estera.
Come vengono classificati in bilancio i bitcoin detenuti dalla CNB
Invece di far parte delle riserve internazionali, i bitcoin detenuti direttamente verrebbero iscritti in bilancio come “attività materiali e immateriali”. Se il loro valore crescesse fino a raggiungere diversi miliardi di corone, sarebbe creato un sotto-conto specifico dedicato a questa voce.
Secondo il rapporto, l’asset verrebbe valutato al costo storico o al fair value corrente, scegliendo il minore tra i due. Ciò significa che l’eventuale svalutazione sarebbe registrata tramite un apposito fondo rettificativo, mentre profitti e perdite verrebbero contabilizzati solo al momento della loro effettiva realizzazione.
Gli acquisti di piccolo volume comparirebbero tra i costi della CNB, mentre quelli di importo più elevato non figurerebbero direttamente nell’elenco degli asset. Dal punto di vista contabile, infatti, tali operazioni equivarrebbero alla vendita di un tipo di attività di riserva per comprarne un’altra, senza modificare l’ammontare complessivo delle riserve.
Quali rischi vede la Banca nazionale ceca in bitcoin e nelle altre criptovalute
La banca riconosce una serie di rischi associati a bitcoin. Tra questi figurano l’elevato consumo energetico della rete, l’eventuale fallimento di grandi detentori come la società “Strategy”, che possiede il 2,9% dei bitcoin in circolazione, l’alta volatilità e l’uso in attività illecite.
Nonostante ciò, il rapporto sostiene che “ora è opportuno iniziare a testare la tecnologia e valutarla in dettaglio”. Questo permetterà alla CNB di comprendere meglio limiti e rischi delle tecnologie legate a bitcoin e blockchain, nonché il potenziale ruolo di stablecoin e token di deposito.
In particolare, stablecoin e depositi tokenizzati potrebbero ridurre la volatilità tipica delle criptovalute, mantenendo al contempo i vantaggi di efficienza e programmabilità dei registri distribuiti. Detto ciò, la banca resta cauta sull’eventuale inclusione di queste attività nelle riserve ufficiali.
Le reazioni delle altre banche centrali all’iniziativa Bitcoin della banca nazionale ceca
Central Banking ha interpellato varie banche centrali europee. La Banca centrale europea e quelle di Croazia, Francia, Paesi Bassi, Serbia, Spagna, Svizzera e Regno Unito hanno preferito non commentare la decisione della CNB, rimandando alle proprie prassi interne sulla gestione delle riserve.
La Banca nazionale svizzera (SNB) ha chiarito che le criptovalute, inclusi bitcoin, non soddisfano i requisiti per essere considerate attività di riserva della SNB. La Banca d’Estonia ha dichiarato di non aver preso in considerazione mosse analoghe e di non avere piani concreti in tal senso.
La De Nederlandsche Bank (DNB) ha ricordato di disporre di un processo strutturato per la definizione dell’asset allocation strategica. L’eventuale inclusione di una nuova classe di attività richiederebbe un iter approfondito con numerosi controlli e strumenti di bilanciamento. Finora, gli asset digitali non sono entrati in questo perimetro.
Perché molte banche centrali restano caute sulle riserve in criptovalute
La Banca nazionale ucraina (NBU) definisce l’iniziativa della CNB un “esperimento interessante”, ma esclude di voler inserire asset virtuali nelle proprie riserve. Un tale passo ridurrebbe il livello di riserve utilizzabili, peggiorando gli indicatori di stabilità esterna e minando la fiducia nella banca centrale.
In quanto banca di un paese in guerra, la NBU considera le riserve uno strumento essenziale per la stabilità macro-finanziaria. L’inclusione di bitcoin comporterebbe nuove vulnerabilità e contrasterebbe con il quadro di gestione delle riserve, basato in primo luogo sul principio di sicurezza degli asset.
Il rischio principale, per Kiev, riguarda le forti oscillazioni dei prezzi degli asset virtuali, che si tradurrebbero in una volatilità eccessiva del valore delle riserve in valuta estera. In un contesto di conflitto, ciò renderebbe più difficile mantenere la fiducia nella valuta nazionale, ancorare le aspettative di cambio e garantire la stabilità dei prezzi.
Quali vincoli legali frenano l’adozione di asset digitali nelle riserve
Oltre al contesto bellico, la NBU richiama anche i vincoli della normativa interna. La legge che definisce la composizione delle riserve è infatti “rigorosa” e non include asset virtuali. Inoltre, il memorandum tecnico d’intesa con il Fondo monetario internazionale elenca in modo puntuale le componenti delle riserve, escludendo esplicitamente le attività digitali.
Anche la Banca nazionale di Serbia evidenzia che la legislazione che regola le sue attività non prevede la possibilità di investire le riserve in valute digitali. Attualmente non si valuta l’inclusione di tali asset, pur mantenendo alta l’attenzione sugli sviluppi globali e sui potenziali impatti per la stabilità finanziaria.
Secondo Belgrado, l’inserimento di asset digitali nelle riserve richiede un elevato grado di chiarezza legale, regole ben definite, condizioni di mercato stabili e un’infrastruttura di gestione del rischio adeguata. Occorre inoltre considerare attentamente la volatilità di mercato, i rischi di cybersicurezza e le difficoltà di valutazione specifiche di queste attività.
Il quadro complessivo per le riserve in criptovalute delle banche centrali
Nel complesso, le banche centrali europee mantengono un approccio prudente verso l’inclusione di criptovalute nelle riserve. Gli investimenti restano limitati e subordinati a requisiti stringenti di sicurezza, liquidità e trasparenza contabile, oltre che a standard internazionali condivisi.
La Banca nazionale serba conclude che, nella pratica internazionale, tali investimenti sono ancora rari. Per questo, continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione dei mercati e delle regole globali, per assumere decisioni coerenti con la stabilità finanziaria del paese.
Per la CNB, l’esperimento attuale rappresenta soprattutto un percorso di apprendimento. La banca prevede di aggiornare periodicamente il pubblico sui progressi e di presentare una valutazione complessiva del progetto tra circa due o tre anni, quando disporrà di dati e esperienza operativa più consolidati.

