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Bitcoin: forte ed improvviso calo dell’hashrate?

Oggi circola una notizia secondo cui ci sarebbe stato un forte ed improvviso calo dell’hashrate del mining di Bitcoin. La notizia in effetti è vera, ma è stata diffusa con un chiaro eccesso di sensazionalismo. 

Infatti, ad un’analisi più approfondita si scopre che non si tratta di una discesa anomala, ma di un calo assolutamente fisiologico. 

Per capire questa dinamica occorre però iniziare con un’importante precisazione.

Hashrate e prezzo di Bitcoin

Molte persone pensano che il valore di mercato di un BTC dipenda dal suo costo di “produzione” (anche se sarebbe meglio utilizzare il verbo estrazione). 

In realtà ciò è falso, per ben due motivi. 

Il primo è che, in realtà, è vero l’esatto contrario. Non è il prezzo di vendita a dipendere da quello di estrazione, ma il costo di estrazione che viene adeguato in base al valore di mercato. 

Il costo di estrazione di un BTC non solo non è fisso, e non è fissato in alcun modo, ma dipende solo ed esclusivamente dalle scelte arbitrarie dei miner. 

I miner decidono quanto denaro investire, e spendere, nell’estrazione di BTC sulla base di quanto prevedono di guadagnarci con le vendite, pertanto sulla base di quanto sia in quel momento, e di quanto prevedono che possa essere nel futuro prossimo, il prezzo di vendita. 

Il secondo motivo è che ormai i miner estraggono solo 3,125 BTC per blocco, e ad un ritmo di circa un blocco ogni 10 minuti estraggono circa 450 BTC al giorno. 

Ipotizzando che li vendano tutti, anche se in realtà ciò non è vero, una pressione di vendita costante di 450 BTC aggiuntivi al giorno è irrilevante rispetto agli oltre 2.000 BTC al giorno che sono stati ritirati complessivamente dagli exchange crypto solamente negli ultimi trenta giorni. 

Pertanto ormai le vendita dei BTC estratti dai miner ormai sono da considerare una dinamica non in grado di essere dominante sui mercati crypto tranne in rare eccezioni. 

Il calo dell’hashrate

Prendendo come riferimento le stime orarie di CoinWarz, il picco massimo dell’hashrate degli ultimi trenta giorni è stato toccato l’8 dicembre, ben oltre i 1.360 eH/s. 

Quel giorno il prezzo di BTC era risalito sopra i 92.000$ dopo essere sceso anche sotto gli 89.000$ il giorno precedente. 

Ancora sabato 13 l’hashrate era superiore a 1.200 eH/s, ma oggi ha toccato un picco minimo addirittura sotto gli 880. 

Tecnicamente si tratterebbe di un calo del 26% in meno di 48 ore, ma sebbene questo dato possa sembrare drammatico, in realtà invece è assolutamente fisiologico. 

Innanzitutto occorre dire che il picco minimo di oggi è superiore a quello del 5 dicembre, quando la stima dell’hashrate scese anche sotto gli 860 eH/s. 

Inoltre bisogna ovviamente specificare che da venerdì il prezzo di Bitcoin è sceso da 92.500$ fino a 88.000$. Come al solito è il valore di mercato ad aver influenzato le scelte dei miner, e quindi l’hashrate utilizzato per l’estrazione di BTC, e non viceversa. 

Nessun problema

A tutto ciò va aggiunto che la misura dell’hashrate di Bitcoin in realtà è costituita solamente da una stima indiretta, quindi i dati orari lasciano un po’ il tempo che trovano. 

Molto meglio ad esempio utilizzare le medie mobili a sette giorni Hashrate Index

Il valore attuale, che comprende anche il calo dell’hashrate degli ultimi due giorni, si attesta poco sotto i 1.100 eH/s. Occorre ribadire che si tratta della media mobile a sette giorni delle stime effettuate sulla base del blocktime di ogni singolo blocco. 

Ebbene, il 5 dicembre, quando era stato toccato il precedente picco minimo settimanali, questo valore era sceso a 1.030 eH/s, ovvero ancora più in basso, sebbene di poco. 

Anzi, se si risale indietro nel tempo fino a poco dopo la metà di ottobre, quando è stato toccato il picco massimo di sempre della media mobile a sette giorni dell’hashrate di Bitcoin (1.157 eH/s), il calo si riduce ad un insignificante -9%, ovvero di gran lunga inferiore del -16% fatto segnare dal prezzo di BTC nel medesimo periodo. 

Inoltre il livello attuale dell’hashrate è ancora nettamente superiore ad esempio rispetto a quello di inizio settembre, quando il prezzo di BTC era superiore ai 110.000$. 

Lo sfasamento temporale dell’hashrate di Bitcoin

C’è un’altra dinamica legata all’hashrate di Bitcoin che spesso sfugge ai più. 

L’hashrate cresce al crescere del valore di mercato di BTC, e viceversa. 

Solo che per far crescere l’hashrate in modo significativo occorre molto tempo. 

Infatti innanzitutto bisogna trovare i fondi per finanziare l’acquisto di nuove macchine. Poi bisogna ordinarle ed attendere che vengano consegnate, cosa che spesso può richiedere anche dei mesi. Infine vanno installate e configurate. 

A causa di ciò, quando il prezzo sale (cosa che invece può avvenire anche molto velocemente) causa sì un incremento dell’hashrate, ma su tempistiche molto più lunghe. 

Ad esempio quando il prezzo di BTC schizzò da 70.000$ ad oltre 100.000$ nel giro di poche settimane, dopo la vittoria elettorale di Donald Trump, l’hashrate di Bitcoin ci mise ben tre mesi a salire da poco meno di 750 eH/s a 835 eH/s.

Inoltre continuò la salita anche mentre il prezzo nei primi mesi del 2025 stava riscendendo verso gli 80.000$, proprio perché si tratta di due dinamiche dalle tempistiche molto diverse. 

Questo vale anche quando il prezzo scende, anche se in tal caso ridurre l’hashrate è molto più semplice: basta spegnere le macchine meno performanti, ovvero quelle che a parità di BTC estratti generano maggiori costi. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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