Gli ETF su Bitcoin sono tornati a dare cattive notizie. Ieri infatti, alla riapertura dei mercati tradizionali dopo il week-end, in una sola giornata si sono verificati più di 350 milioni di dollari di deflussi netti complessivi da questi ETF.
Per vedere un altro deflusso giornaliero così consistente bisogna risalire al 20 novembre, quando però furono addirittura più di 900 milioni.
Summary
News sull’andamento dei Bitcoin ETF
Novembre 2025 è stato un mese decisamente negativo per gli ETF su Bitcoin.
Infatti non solo il 20 novembre ci furono più di 900 milioni di dollari di deflussi, ma anche il 13 si superarono gli 800 milioni. Inoltre altri due giorni superarono i 400 milioni. A partire però dal 21 del mese questa fase difficile sembrava essersi interrotta, tanto che non erano mai più stati superati nemmeno i 200 milioni di dollari di deflussi netti giornalieri. Ieri invece è tornata la paura.
Il fatto è che la settimana scorsa si era conclusa venerdì con un afflusso netto complessivo di quasi 50 milioni, anche se invece il giorno prima erano stati registrati deflussi per 77 milioni. Nel complesso la settimana scorsa si erano registrati quasi 290 milioni di dollari di afflussi netti, quindi sembrava proprio che la difficile fase attraversata a novembre fosse finita.
Invece ieri il trend si è invertito.
Le cause dietro le notizie del crollo dei Bitcoin ETF
Va ricordato che gli ETF si scambiano solo sulle borse tradizionali, e non sugli exchange crypto, e solo in valuta fiat, e non in stablecoin. In particolare a dominare questo mercato sono quelli statunitensi che si scambiano sulle borse USA in dollari.
A novembre pesava soprattutto la piccola crisi di liquidità causata dallo shutdown del governo USA che, involontariamente e senza colpe, aveva finito per drenare forzatamente più di 150 miliardi di dollari.
La scorsa settimana ben 80 di quei miliardi sono stati reimmessi sui mercati dal governo USA, tanto che si credeva che la piccola crisi di liquidità fosse ormai in via di esaurimento.
In effetti ad esempio i principali indici di borsa statunitense sono tornati sui massimi, con ad esempio S&P500 che la scorsa settimana ha sfiorato i massimi storici del 29 ottobre. Invece per Bitcoin non solo la scorsa settimana non c’è stato un grande rimbalzo, ma a partire da domenica è tornato in difficoltà.
Basti pensare che, dopo essere sceso a 80.000$ il 21 novembre, la scorsa settimana è sì salito sopra i 94.000$ per alcuni giorni, ma rimanendo molto distante dal record storico di 126.000$ fatto registrare il 6 ottobre. Inoltre da venerdì a ieri è sceso da 92.000$ a 85.000$.
La differenza con l’azionarioPerchè il trend attuale dell’andamento del prezzo di Bitcoin in dollari differisce da quello dell’azionario americano nonostante gli ETF su BTC si scambino sulle stesse borse?
Tale differenza si è verificata proprio a partire dal 21 novembre. Fino a quel punto l’impatto negativo della piccola crisi di liquidità dovuta allo shutdown era per certi versi comparabile.
A dire il vero lo shutdown è terminato il 12 novembre, e già proprio nella settimana del 21 il governo aveva iniziato a rilasciare qualche decina di miliardi di dollari. Infatti le borse USA hanno reagito con un rimbalzo, mentre BTC in quel frangente si è limitato ad un rimbalzino che lo ha riportato a malapena sopra i 90.000$.
La scorsa settimana, con gli 80 miliardi di dollari reimmessi sul mercato dal governo USA, le borse USA hanno quasi recuperato tutte le perdite di novembre, mentre BTCUSD non ci è nemmeno andato lontanamente vicino.
Il ruolo di Trump
Il fatto è che, a partire da metà ottobre, per ben quattro volte il prezzo di Bitcoin è stranamente sceso mentre salivano quelli di oro e argento ed il Dollar Index scendeva. In teoria, con DXY che scendeva, BTCUSD avrebbe dovuto comportarsi come l’argento e l’oro, e salire.
Da notare che in tutte e quattro quelle occasioni il prezzo della memecoin di Trump aveva iniziato a scendere qualche giorno prima che iniziasse a scendere il Dollar Index, ed in tutte e quattro le occasioni la discesa di BTC è stata simile a quella di TRUMP.
Inoltre nel corso di questo 2025 si sono verificate due fasi, durate diverse settimane o diversi mesi, durante le quali l’indice di approvazione di Trumo negli USA è sceso. La seconda di queste fasi è iniziata a fine ottobre, ed è terminata a fine novembre.
Tutti ciò suggerisce che in qualche modo il Presidente Trump possa aver avuto un ruolo nelle difficoltà che si sono generate sull’andamento del prezzo di Bitcoin in dollari durante il 2025, ed in particolare nelle ultime settimane.
C’è però anche un altro elemento che rende tale ipotesi ancora più concreta.
Infatti il trend della discesa di BTC dai massimi del 6 ottobre fino ad oggi ricorda molto da vicino, sebbene al contrario, il trend del boom di fine 2024 generatosi proprio con la vittoria elettorale di Trump. Non solo le tempistiche sembrano praticamente le stesse, ma anche l’entità delle oscillazioni sono compatibili, sebbene di segno contrario.
È come se chi ha comprato Bitcoin dopo la vittoria elettorale di Trump nella speranza che quella vittoria ne potesse far decollare il valore, ora stia vendendo a partire dal momento in cui è iniziata la discesa successiva al massimo storico.
Da notare che ad ottobre non solo è iniziata questa discesa, ma è anche iniziata una nuova fase di perdita di consenso di Trump negli USA.
Se tale parallelismo fosse corretto, e dovesse continuare a sussistere, la prossima settimana potrebbe toccare il suo picco, per poi iniziare a svanire nella settimana successiva. In altre parole, chi sta vendendo perchè deluso da Trump, dopo aver comprato a fine 2024 sull’onda dell’entusiasmo nei suoi confronti, potrebbe essere in procinto di finire i BTC da vendere.

