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Vendita di Northern Data, Peak Mining e legami con i dirigenti di Tether

La recente vendita di Northern Data della controllata mineraria Peak Mining ha sollevato interrogativi su governance, conflitti di interesse e trasparenza all’interno del gruppo legato a Tether.

Peak Mining ceduta per fino a 200 milioni di dollari a società vicine a Tether

Il gruppo tedesco di data center e intelligenza artificiale Northern Data, controllato in maggioranza da Tether, ha ceduto la propria controllata di mining di bitcoin Peak Mining per un importo fino a 200 milioni di dollari. Secondo il Financial Times, gli acquirenti sono società riconducibili ai vertici del principale emittente di stablecoin.

Dai documenti societari analizzati dal quotidiano emergono come acquirenti Highland Group Mining Inc., Appalachian Energy LLC e 2750418 Alberta ULC. Tali veicoli risultano direttamente collegati alla leadership di Tether, che è anche azionista di controllo di Northern Data con circa il 54% del capitale.

Struttura dell’operazione e legami con i dirigenti di Tether

Le registrazioni alle Isole Vergini Britanniche indicano che Highland Group Mining è controllata da Giancarlo Devasini, cofondatore e presidente di Tether, e da Paolo Ardoino, amministratore delegato della stessa società. La documentazione canadese indica invece Devasini come unico direttore di Alberta ULC.

Per quanto riguarda Appalachian Energy LLC, registrata in Delaware, la struttura proprietaria resta opaca, poiché non risultano direttori pubblicamente elencati. Tuttavia, l’insieme delle evidenze regolamentari collega in modo diretto il perimetro degli acquirenti alla catena di controllo di Tether.

Mancata indicazione di operazione con parti correlate

La dismissione di Peak Mining è stata annunciata da Northern Data a novembre, senza però indicare l’identità degli acquirenti. Il gruppo è quotato in un segmento di mercato tedesco regolamentato ma non ufficiale, che prevede alcuni obblighi informativi ma non impone la comunicazione delle operazioni con parti correlate.

Di conseguenza, non vi era obbligo formale di segnalare al mercato che dirigenti di Tether si trovavano su entrambi i lati dell’operazione. Questo aspetto alimenta il dibattito sulla trasparenza societaria, pur in assenza di violazioni dichiarate delle regole di quotazione vigenti.

Secondo tentativo di cessione e riduzione del prezzo

La vendita a Highland Group Mining, Appalachian Energy e Alberta ULC rappresenta il secondo tentativo di Northern Data di cedere Peak Mining a entità collegate a Devasini. In agosto era stato infatti annunciato un accordo non vincolante con Elektron Energy per un controvalore di 235 milioni di dollari.

Secondo i documenti delle Isole Vergini Britanniche, Elektron Energy è anch’essa controllata da Devasini. Tuttavia, quell’intesa non si è mai perfezionata e l’asset è stato infine ceduto a un prezzo inferiore al trio di società identificato nelle più recenti comunicazioni societarie.

Intreccio con l’acquisizione di Northern Data da parte di Rumble

La tempistica dell’operazione su Peak Mining si inserisce in un quadro societario più complesso. Pochi giorni dopo l’annuncio della cessione, la piattaforma di video conservatrice Rumble, partecipata da Tether con una quota del 48%, ha comunicato un accordo di business combination per acquisire Northern Data per circa 767 milioni di dollari.

In base a tale intesa, Tether si è impegnata ad acquistare servizi GPU da Rumble per 150 milioni di dollari e ha sottoscritto un accordo pubblicitario separato da 100 milioni di dollari. L’insieme di queste operazioni consolida i legami industriali e finanziari tra Tether, Rumble e Northern Data.

Struttura del finanziamento e ruolo del maxi-prestito

Tether ha inoltre concesso a Northern Data un prestito di 610 milioni di euro. Secondo i termini dell’acquisizione da parte di Rumble, metà di questo finanziamento sarà convertita in azioni della piattaforma video al momento del closing dell’operazione.

La parte residua del prestito diventerà invece un nuovo debito di Rumble verso Tether, garantito dagli asset di Northern Data. Questo schema rafforza l’esposizione incrociata tra emittente di stablecoin, operatore di data center e piattaforma media.

Indagini fiscali in Europa e procedimenti legali negli Stati Uniti

Il contesto in cui si inserisce la vendita di Peak Mining è reso più delicato dall’esistente indagine fiscale europea su Northern Data. A settembre, le autorità hanno effettuato perquisizioni negli uffici del gruppo in Germania e Svezia, nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi IVA di ampia portata per un importo potenzialmente superiore a 100 milioni di euro.

Northern Data ha respinto le accuse, attribuendo l’indagine a un “fraintendimento del trattamento fiscale” legato ai servizi di cloud GPU e alle precedenti attività di mining di criptovalute. Le perquisizioni sono arrivate dopo la chiusura di una causa civile che avanzava contestazioni simili.

Causa dei manager statunitensi e successivo ritiro delle accuse

Ad aprile 2024, gli ex dirigenti di Northern Data U.S., Joshua Porter e Gulsen Kama, avevano intentato una causa negli Stati Uniti sostenendo che il gruppo fosse “quasi insolvente” e stesse consapevolmente eludendo il fisco per importi potenziali nell’ordine di “decine di milioni di dollari”.

Porter, in passato amministratore delegato per il Nord America, affermava di aver scoperto una passività fiscale in Germania pari a 30 milioni di dollari, a fronte di soli 17 milioni di dollari di cassa e un burn mensile compreso tra 3 e 4 milioni di dollari. Kama, già vicedirettore finanziario di gruppo, sosteneva che l’amministratore delegato Aroosh Thillainathan l’avesse spinta a cercare revisori disposti a lavorare “senza fare domande” dopo che KPMG aveva sollevato dubbi sulla continuità aziendale per carenza di liquidità.

Ritiro della causa e posizione ufficiale di Northern Data

Northern Data aveva definito quel contenzioso “un esempio da manuale di contenzioso in malafede”. A ottobre 2024, Porter e Kama hanno ritirato volontariamente tutte le rivendicazioni.

Dichiarazioni diffuse tramite una società di comunicazione vicina a Northern Data indicavano che entrambi avevano “frainteso o riportato in modo errato i fatti” e non erano stati licenziati per attività di whistleblowing. Non sono stati resi noti dettagli su eventuali accordi transattivi e nessuno dei due ex dirigenti ha commentato pubblicamente le ragioni del dietrofront, nonostante le accuse fossero state formulate in precedenza sotto giuramento.

Espansione del mining di Tether e profilo di rischio

La cessione di Peak Mining avviene mentre Tether porta avanti una strategia di forte espansione nel mining di bitcoin. L’emittente di stablecoin ha dichiarato l’obiettivo di diventare il principale miner a livello globale entro la fine del 2025, giustificando la scelta con la necessità di mettere in sicurezza oltre 10 miliardi di dollari in riserve denominate nella principale criptovaluta.

Il gruppo ha già investito più di 2 miliardi di dollari in impianti di mining e infrastrutture energetiche distribuiti su 15 siti in Uruguay, Paraguay ed El Salvador. In questo contesto, Peak Mining rappresenta un tassello rilevante per l’espansione industriale e geografica dell’operatore.

Valutazione S&P su USDT e possibili implicazioni

L’operatività di Tether nel settore del mining si intreccia con le valutazioni sulla stabilità della stablecoin USDT. Di recente, S&P Global Ratings ha abbassato la propria valutazione di stabilità a 5, il livello più debole della scala utilizzata.

L’agenzia ha avvertito che l’esposizione a bitcoin supera ormai il buffer di riserva, con il rischio che in presenza di un forte calo del mercato la copertura patrimoniale possa risultare insufficiente. Le dinamiche societarie che ruotano attorno alla vendita di Northern Data, all’espansione del mining e ai legami con Rumble si inseriscono dunque in un quadro regolatorio e di rischio sempre più osservato da investitori e autorità di vigilanza.

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