Nelle ultime ore l’inchiesta su Jerome Powell avviata dal Dipartimento di Giustizia sotto l’amministrazione Trump ha acceso un duro scontro sull’indipendenza della Federal Reserve e sulle sue future nomine.
Summary
Powell accusa l’amministrazione Trump di pressioni penali sulla Fed
Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha denunciato che l’amministrazione Trump avrebbe usato la minaccia di procedimenti penali per spingere la banca centrale a tagliare i tassi di interesse. La Justice ha infatti notificato venerdì delle citazioni a comparire davanti al grand jury in merito alla sua testimonianza di giugno 2025 sul progetto di ristrutturazione pluriennale della sede della Fed.
“La minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve definisce i tassi di interesse sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, anziché seguire le preferenze del Presidente”, ha dichiarato Powell. Ha descritto l’azione come un attacco diretto all’indipendenza dell’istituto.
Secondo Powell, il rischio è che la politica monetaria venga “diretta da pressioni politiche o intimidazioni” invece che da evidenze economiche. Tuttavia, il presidente della banca centrale ha ribadito che le decisioni sui tassi continueranno a basarsi sui dati macroeconomici e sugli obiettivi di stabilità dei prezzi e dell’occupazione.
Dettagli dell’indagine DOJ sulla ristrutturazione della sede della Fed
L’indagine penale, approvata a novembre dal procuratore statunitense Jeanine Pirro, riguarda l’eventuale comportamento fuorviante di Powell verso il Congresso sull’entità e i costi del progetto di ristrutturazione della sede della Fed, stimato in 2,5 miliardi di dollari.
Il New York Times ha riferito che i procuratori hanno contattato più volte lo staff di Powell, chiedendo documentazione sui lavori iniziati nel 2022, che secondo le stime sarebbero superiori di circa 700 milioni di dollari rispetto al budget iniziale. Si tratta di una revisione al rialzo significativa per un progetto di questa portata.
Come riportato in precedenza, l’ex presidente Donald Trump ha affermato di non avere “alcuna conoscenza” dell’inchiesta, pur criticando duramente la gestione di Powell. “Non so nulla a riguardo, ma di certo non è molto bravo alla Fed, e non è molto bravo a costruire edifici”, ha dichiarato, negando che le citazioni siano collegate alla politica sui tassi di interesse.
Trump ha aggiunto: “Non mi verrebbe nemmeno in mente di farlo in quel modo”, prendendo le distanze dall’ipotesi che il procedimento penale sia legato direttamente alle decisioni sui tassi. Tuttavia, le sue ripetute pressioni pubbliche sul vertice della banca centrale restano al centro del dibattito.
Testimonianza di giugno e controversia sulla ristrutturazione
Nel corso della testimonianza di giugno 2025 davanti al Congresso, Powell aveva affrontato in modo esplicito la controversia sulla ristrutturazione. Aveva negato la presenza di elementi considerati di lusso nelle prime bozze del progetto, respingendo accuse di sprechi.
“Non c’è una sala da pranzo V.I.P.; non c’è nuovo marmo”, aveva spiegato. “Abbiamo rimosso il vecchio marmo, lo stiamo rimontando”. La Fed ha successivamente pubblicato documenti a supporto di queste affermazioni, sottolineando che l’aumento dei costi deriva da contaminazione da amianto, problemi del suolo e inflazione dei materiali.
In questo contesto, l’inchiesta su Jerome Powell assume un rilievo politico ancora maggiore, perché lega la gestione di un progetto infrastrutturale interno alle tensioni sulla conduzione della politica monetaria. Detto ciò, l’istituto centrale rivendica la piena trasparenza dei processi decisionali e delle spese sostenute.
Reazione bipartisan all’indagine e minaccia per le nomine Fed
L’apertura del procedimento ha innescato una reazione immediata e trasversale al Congresso. Esponenti di entrambi i partiti hanno espresso preoccupazione per un possibile uso politico dei poteri del Dipartimento di Giustizia nei confronti della banca centrale.
Il senatore repubblicano Thom Tillis, membro della Commissione bancaria, ha promesso di bloccare tutte le future nomine alla Fed proposte da Trump finché la questione non sarà chiarita. “Se c’erano ancora dubbi sul fatto che consiglieri all’interno dell’amministrazione Trump stiano attivamente cercando di porre fine all’indipendenza della Federal Reserve, ora non dovrebbero essercene più”, ha dichiarato.
Anche la senatrice democratica Elizabeth Warren, principale esponente del partito nella stessa commissione, ha accusato Trump di “abusare dei poteri del Dipartimento di Giustizia come un aspirante dittatore affinché la Fed serva i suoi interessi, insieme a quelli dei suoi amici miliardari”. Ha chiesto al Senato di sospendere l’esame di tutti i funzionari proposti da Trump per la banca centrale.
Tra le figure coinvolte rientra anche la futura nomina per la presidenza della Fed, dato che il mandato di Powell come presidente scade a maggio, mentre il suo incarico nel Board of Governors prosegue fino a gennaio 2028. Inoltre, il blocco delle nomine potrebbe ostacolare la piena operatività del board nei prossimi mesi.
Successione alla guida della Fed e legami con Coinbase
Trump ha dichiarato al New York Times la scorsa settimana di aver già scelto il successore di Powell alla guida della banca centrale. In questo scenario, l’indagine Powell ristrutturazione Fed si intreccia con i negoziati politici sulle nuove nomine.
Secondo le indiscrezioni, il direttore del National Economic Council Kevin Hassett sarebbe il principale candidato alla presidenza. Hassett ha in passato comunicato di possedere tra 1 e 5 milioni di dollari in azioni Coinbase e ha fatto parte del consiglio consultivo dell’exchange in materia regolamentare, un dettaglio che suscita attenzione anche nel settore crypto.
Rispetto ai precedenti presidenti della Fed, un eventuale vertice con forti legami con un grande operatore di scambio di asset digitali solleverebbe interrogativi sui potenziali conflitti di interesse. Tuttavia, qualsiasi nomina dovrà superare il vaglio del Senato, che appare oggi particolarmente sensibile al tema dell’autonomia istituzionale.
Mercati finanziari in tensione per il rischio politico sulla Fed
I mercati hanno reagito negativamente all’inasprirsi del confronto tra Casa Bianca e banca centrale. Il dollaro si è indebolito in modo diffuso, i future sulle azioni statunitensi sono scesi e i future sui Treasury sono saliti, segnalando una ricerca di sicurezza da parte degli investitori.
“Cercando di influenzare la banca centrale tramite minacce legali aggressive contro singoli funzionari, l’amministrazione potrebbe spingere più in alto le aspettative di inflazione, erodere il ruolo del dollaro come bene rifugio e innescare un forte aumento dei rendimenti a lungo termine”, ha dichiarato Karl Schamotta, chief market strategist di Corpay a Toronto.
Anche Christopher Hodge, chief U.S. economist di Natixis, ha avvertito che pressioni prolungate potrebbero sfociare in una rottura dei mercati. “Il mercato ha già ignorato molto rumore attorno alla Fed e alla sua indipendenza, e probabilmente lo farà di nuovo, ma a un certo punto qualcosa si spezzerà”, ha spiegato.
Nel complesso, gli operatori temono che una minaccia all’indipendenza della Fed possa tradursi in una maggiore volatilità su tassi, valute e azioni. Inoltre, l’eventuale percezione di una banca centrale condizionata politicamente potrebbe avere ripercussioni durature sulla credibilità della politica monetaria statunitense.
Precedenti attacchi alla Fed e nuovo dipartimento per le frodi
L’inchiesta si inserisce in un più ampio schema di contrapposizione tra amministrazione Trump e Federal Reserve. Negli ultimi anni, la Casa Bianca ha spesso contestato pubblicamente le decisioni di politica monetaria e ha accusato l’istituto di danneggiare la crescita economica con tassi troppo elevati.
La settimana scorsa la Casa Bianca ha annunciato la creazione di una nuova divisione del Dipartimento di Giustizia dedicata all’applicazione delle norme anti-frode. Ciò avviene nonostante precedenti procedimenti penali contro obiettivi politici di Trump siano stati archiviati per irregolarità nelle indagini e nell’azione dei pubblici ministeri.
Secondo numerosi osservatori, questo contesto alimenta l’idea che l’inchiesta Powell e impatto sui mercati non possano essere letti solo in chiave tecnica o contabile. Detto ciò, le autorità giudiziarie ribadiscono formalmente l’autonomia delle proprie decisioni rispetto agli input politici.
Powell rivendica il ruolo di servizio pubblico
Nonostante il clima di forte tensione, Powell ha concluso la sua presa di posizione con toni di sfida. “Il servizio pubblico a volte richiede di restare fermi di fronte alle minacce”, ha affermato, sottolineando la volontà di non arretrare.
“Continuerò a svolgere il lavoro che il Senato mi ha confermato a fare, con integrità e con l’impegno a servire il popolo americano”, ha aggiunto. Inoltre, ha ribadito che le decisioni della Federal Reserve continueranno a essere guidate da analisi economiche e mandati istituzionali, e non da calcoli di opportunità politica.
Nel complesso, la vicenda apre una fase di incertezza senza precedenti nei rapporti tra Fed, Casa Bianca e Congresso. Le prossime mosse dell’amministrazione, degli inquirenti e dei legislatori saranno decisive per capire se l’assetto di indipendenza della banca centrale statunitense resterà intatto o subirà un cambio di paradigma.

