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Un nuovo futuro sulla costa di Zanzibar
Sulla costa occidentale dell’isola di Zanzibar, nei pressi della penisola di Fumba, un appezzamento di terra di 71 ettari sta per trasformarsi in qualcosa di rivoluzionario: una Cyber City progettata per attrarre migliaia di residenti fisici e milioni di nomadi digitali da tutto il mondo.
L’iniziativa, guidata dagli imprenditori Florian Fournier e Kristof De Spiegeleer, ha già ottenuto il via libera dal governo e punta a diventare un polo di innovazione ispirato ai modelli di governance digitale più avanzati.
Cyber City: un paradiso per nomadi digitali e innovatori
L’obiettivo dichiarato di Fournier e De Spiegeleer è ambizioso: fare di Zanzibar, per l’Africa orientale, ciò che Singapore rappresenta per il Sud-est asiatico.
La città è pensata per ospitare tra 5.000 e 7.000 residenti fisici, ma la vera ambizione è molto più ampia: offrire un sistema di e-residency a milioni di lavoratori da remoto, che potranno registrarsi come residenti senza vivere stabilmente sull’isola.
Il progetto si ispira al concetto di “network state”, teorizzato nel 2022 dall’imprenditore crypto Balaji Srinivasan. Secondo questa visione, comunità globali possono nascere online, acquistare terreni e fondare società alternative, separate dai governi tradizionali e basate su criptovalute anziché su banche convenzionali.
Governance digitale e fiscalità vantaggiosa
La Cyber City di Zanzibar si distingue per un modello di governance innovativo e per condizioni fiscali estremamente favorevoli:
- 5% di tassa sul reddito per i lavoratori da remoto registrati come residenti
- 15% di aliquota per i residenti fisici
- Esenzione fiscale per le aziende nei primi dieci anni
- Nessuna imposta su plusvalenze o patrimonio
I proventi delle vendite immobiliari saranno reinvestiti in startup locali, mentre il governo tratterrà esclusivamente le imposte previste.
Il progetto ha ricevuto un forte sostegno istituzionale, culminato nell’approvazione della partnership tra OurWorld e ZICTIA (l’agenzia governativa per le telecomunicazioni) nel novembre 2024. Questo risultato è stato possibile grazie alla creazione delle Digital Free Zones, entrate ufficialmente in vigore all’inizio del 2024.
Proprietà digitali e automazione dei servizi
Uno degli aspetti più innovativi riguarda la gestione delle proprietà immobiliari. Chi acquista un immobile riceve un titolo di proprietà digitale, simile a un NFT, liberamente scambiabile sui mercati crypto.
Il valore di questi token è legato direttamente alla performance economica della città, creando un sistema dinamico, trasparente e programmabile.
La maggior parte dei servizi cittadini – dalla risoluzione delle controversie commerciali ai pagamenti, dalla fiscalità alle fatture – è gestita tramite software automatizzato sviluppato da OurWorld in collaborazione con Tools for the Commons, azienda con sedi in Delaware, Brasile e nella zona economica speciale di Prospera, in Honduras.
Le questioni penali restano invece di competenza del sistema giudiziario tradizionale di Zanzibar.
Secondo ZICTIA, la Cyber City rappresenta una piattaforma ideale per l’innovazione tecnologica, garantendo al contempo la tutela dell’ambiente sociale, culturale e naturale dell’isola.
Un fenomeno globale: gli esperimenti di network state
L’esperimento di Zanzibar non è un caso isolato. Dopo l’uscita del libro di Srinivasan, iniziative simili sono nate in diverse parti del mondo.
Lo stesso Srinivasan gestisce la Network School in una zona economica speciale della Malesia, dove i partecipanti seguono programmi di formazione, fitness e longevità, guadagnando NFT legati alla partecipazione alle attività.
A Prospera, in Honduras, vivono oggi circa 300 residenti fisici e 2.000 e-residenti. Il progetto, sostenuto da investitori come Marc Andreessen, Peter Thiel e Srinivasan, si estende su oltre 1.000 acri ed è uno dei primi esempi concreti di queste nuove comunità digitali.
Nel 2023, Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum, ha lanciato Zuzalu in Montenegro: un esperimento temporaneo che ha riunito ricercatori, imprenditori e membri di comunità online per testare sul campo le idee dei network state. Anche Fournier ha partecipato all’iniziativa, insieme a personalità come Grimes.
Verso una rete globale di città connesse
L’obiettivo di lungo periodo è creare una rete di città interconnesse, che condividano software, regole e persino uno statuto comune, come una versione decentralizzata di una federazione globale.
Hugo Mathecowitsch, fondatore di Tools for the Commons, sta già lavorando a nuovi progetti in Qatar e nel porto di Mata Maravilha a Rio de Janeiro. L’idea è che ogni paese ospitante riconosca queste aree come dotate di uno status speciale, potenzialmente anche diplomatico.
La previsione è di arrivare a 10–20 zone di questo tipo entro i prossimi dieci anni.
Oltre i confini: opportunità e sfide
Secondo Harry Halpin, esperto di sistemi socio-tecnici presso la Vrije Universiteit Brussel, i network state riflettono una crescente frustrazione verso i governi tradizionali, percepiti come lenti e inefficaci.
I sostenitori vedono lo stato-nazione come un sistema operativo obsoleto. Tuttavia, Halpin avverte che la mancanza di esperienza politica dei promotori potrebbe portarli a ripetere errori già visti nella storia.
Zanzibar, laboratorio del futuro digitale
Con circa 100 e-residenti e 30 aziende già registrate, la Cyber City di Zanzibar si candida a diventare un laboratorio globale per l’innovazione digitale e la governance alternativa.
L’obiettivo di raggiungere una valutazione di 1 miliardo di dollari entro due anni testimonia la fiducia di investitori e istituzioni in un progetto che potrebbe ridefinire il concetto stesso di città e comunità.
Zanzibar si prepara così a diventare la capitale africana dei sogni crypto, un luogo in cui tecnologia, fiscalità e governance si fondono per attrarre talenti e capitali da tutto il mondo.

