Nell’ultimo biennio l’adozione delle stablecoin ha raggiunto nuovi massimi storici, sostenuta dal GENIUS Act che nel 2025 ha riconosciuto le stablecoin come strumento di denaro digitale privato.
Summary
Origini di USDT e ruolo di Tether nel mercato delle stablecoin
Nel 2014, quando il mercato delle criptovalute era ancora agli inizi, Giancarlo Devasini lanciò USDT e la società Tether. All’epoca pochi exchange centralizzati, tra cui Kraken, Bitfinex, Coinbase, Poloniex e Bitstamp, concentravano i volumi globali in un contesto regolatorio quasi inesistente.
Il collasso di Mt. Gox nel febbraio 2014, allora il principale exchange di bitcoin (BTC), mise in luce la fragilità dell’infrastruttura: scarsa sicurezza, lentezza dei pagamenti bancari e difficoltà nel trasferire dollari tra giurisdizioni.
Gli arbitraggisti sfruttavano le differenze di prezzo del bitcoin tra piattaforme, ma i bonifici in dollari richiedevano uno o due giorni. Così, quando BTC quotava 115 dollari su Kraken e 112 dollari su Poloniex, era spesso impossibile eseguire l’arbitraggio in tempo utile.
Grazie al lavoro di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, USDT divenne una soluzione pratica: un “equivalente dollaro” trasferibile alla velocità di internet. A luglio 2014 nacque come “Realcoin” sulla Omni Layer, costruita sopra Bitcoin, in un periodo in cui Ethereum e le altre smart contract chain non esistevano ancora.
A novembre 2014 arrivò il rebranding in Tether e furono introdotti tre token ancorati a valute fiat: USDT (dollaro USA), EURT (euro) e JPYT (yen giapponese). Nel 2015 Bitfinex, uno dei maggiori exchange, integrò USDT creando il primo importante pool di liquidità.
Dall’arbitraggio alla protezione contro l’inflazione
Tra il 2017 e il 2019 Tether si espanse oltre Omni, arrivando su Ethereum, Tron, Solana, Avalanche e altre reti. In questo modo migliorò la velocità delle transazioni, abbassò le commissioni e aumentò l’interoperabilità tra chain.
Nel 2019 USDT divenne l’asset cripto più scambiato al mondo per volume, superando persino Bitcoin nel turnover giornaliero. A fine anno, mentre vari concorrenti rivendicavano riserve composte per il 100% da contanti o equivalenti, Tether dichiarò di detenere anche commercial paper con rating A1 e A2 e annunciò la graduale transizione verso Treasury USA a breve termine e cassa.
La pandemia di COVID-19 innescò una fase di crescita eccezionale. Nei due anni terminati a marzo 2022, in un contesto di forte stress per il sistema finanziario globale, la quantità di USDT in circolazione è aumentata di 25 volte, passando da 3,3 miliardi a 80 miliardi di dollari, trainata soprattutto dai mercati emergenti.
In questo periodo l’utilizzo principale di USDT si è spostato dalla speculazione e dall’arbitraggio nei mercati cripto a un ruolo di “ancora” per chi subiva forti svalutazioni delle valute locali. In paesi come Venezuela, Libano e Argentina, tra il 2020 e il 2023, USDT è stato impiegato come conto di risparmio, mezzo di pagamento e riserva di valore.
Con la riduzione dell’accesso ai dollari del mercato nero a causa delle restrizioni ai contatti fisici, molti cittadini hanno scoperto i “dollari digitali” grazie alle generazioni più giovani. Dalle loro abitazioni, famiglie intere hanno potuto proteggere i risparmi in dollari senza affidarsi a sistemi bancari fragili o valute locali vulnerabili.
Stablecoin oggi: dimensioni, tecnologia e quadro regolamentare
Oggi Tether è il principale emittente del settore con una quantità in circolazione di 187 miliardi di dollari e una quota di mercato di circa 60%, tallonata soltanto da USDC di Circle con 75 miliardi. Gli utenti globali superano i 450 milioni, con circa 30 milioni di nuovi utilizzatori ogni trimestre.
La società ha sede e regolamentazione in El Salvador, mentre le riserve sono custodite da Cantor Fitzgerald. Data la dimensione del portafoglio in Treasury USA, Tether è diventato uno dei maggiori e più dinamici acquirenti di debito statunitense, attirando l’attenzione strategica del governo americano.
Oltre a bond societari, oro, bitcoin e prestiti garantiti, Tether dichiarava a gennaio 2026 oltre 5 miliardi di dollari di surplus di collateral rispetto al valore delle passività legate a USDT. La crescita del settore, la posizione dominante di Tether nei mercati emergenti e il GENIUS Act hanno portato diversi osservatori a paragonare la situazione odierna alla fase storica del cosiddetto “free banking”.
Proprio di questo si è discusso in un recente episodio del podcast ARK Bitcoin Brainstorm, con protagonisti il CEO di Tether Paolo Ardoino, l’economista Arthur Laffer e la CEO/CIO di ARK, Cathie Wood. Il confronto ha messo in parallelo le stablecoin odierne con il denaro privato emesso prima del 1913, quando il governo USA istituì la Federal Reserve come unico emittente di valuta nazionale.
Stablecoin e free banking: lezioni dalla storia monetaria
Secondo Laffer, l’espansione attuale delle forme digitali di dollaro ricorda il periodo antecedente alla fine del “free banking” da parte della Federal Reserve. Allora le banconote erano emesse da banche private, senza garanzia diretta del governo, e venivano riscattate in oro o argento solo se l’istituto era solvibile.
Gli storici Arthur Laffer e Brian Domitrovic hanno ricordato che, prima del 1913, le diverse forme di valuta convivevano e competevano tra loro sul territorio statunitense. Nel 1834 il governo fissò il peg dell’oro a 20,67 dollari l’oncia, ma non garantì ogni singola banconota in circolazione.
La credibilità della moneta dipendeva dal bilancio di ciascuna banca, violando il principio del “no-questions-asked money”, secondo cui una valuta dovrebbe essere accettata al valore nominale senza dubbi sulla possibilità di rimborso. Nonostante ciò, i prezzi rimasero sorprendentemente stabili: dal 1776 al 1913 l’inflazione cumulata negli Stati Uniti fu pari a 0%.
Alcuni sistemi di banking libero fuori dagli Stati Uniti si dimostrarono ancora più efficienti, in particolare Scozia (1716–1845) e Canada (1817–1914), caratterizzati da bassa inflazione, pochi fallimenti bancari e banconote generalmente scambiate alla pari. Meccanismi come il rimborso competitivo e le clearinghouse introdussero una forte disciplina di mercato.
Negli Stati Uniti, invece, il periodo 1837–1861 fu condizionato da regole restrittive a livello statale, come il divieto di filiali e l’obbligo di detenere in riserva bond pubblici locali spesso rischiosi. Dopo una fase turbolenta nei primi anni 1840, i “busted bank notes” finirono per valere in media poco meno del 2% del valore nominale, livello che ricorda l’attuale obiettivo di inflazione della Fed.
Nonostante queste criticità, la crescita economica fu robusta e gettò le basi finanziarie per la rivoluzione industriale, esplosa pienamente dopo la fine della Guerra Civile nel 1865. Laffer ritiene che le critiche contemporanee alle stablecoin, spesso accusate di riproporre il “wildcat banking” ottocentesco, non tengano conto dei progressi tecnologici e delle nuove forme di supervisione.
Dalle banconote storiche al digitale: similitudini e differenze
Le stablecoin condividono con le antiche valute private il fatto di essere passività emesse da soggetti non statali e coperte da riserve. Tuttavia, oggi non esistono più vincoli fisici come le filiali bancarie: questi token sono nativi digitali e globali per definizione.
Funzioni simili alle clearinghouse del passato sono svolte da mercati secondari liquidi, exchange e meccanismi di arbitraggio che mantengono stabile il peg. Inoltre, il collateral delle stablecoin regolate, composto prevalentemente da cash e Treasury a breve termine ai sensi del GENIUS Act, risulta di qualità superiore rispetto ai bond statali illiquidi che sostenevano le banche americane nell’Ottocento.
Per gli emittenti principali, il rischio di frode è mitigato da audit periodici, trasparenza on-chain e vigilanza federale. Come nel caso del free banking, le stablecoin si sono affermate dove i sistemi di pagamento tradizionali risultano lenti, costosi o eccessivamente regolamentati, sfruttando infrastrutture come blockchain e internet globale, analoghe per impatto economico ai binari ferroviari e al telegrafo dei secoli passati.
Il periodo del free banking statunitense terminò con la Guerra Civile e con i National Banking Acts, che centralizzarono l’emissione di moneta. Durante il conflitto, dal 1861 al 1865, gli stati imposero alle banche l’acquisto di debito locale come riserva, mentre il governo federale sospendeva il gold standard.
Successivamente Washington tassò tutte le valute bancarie non coperte da adeguate riserve in bond federali, spingendo fuori mercato le monete emesse dalle free bank. Nel 1879 gli Stati Uniti tornarono al gold standard e gli anni 1870–1880 furono tra i più dinamici per la crescita economica americana.
Imporre un’elevata quota di obbligazioni federali come riserve a fronte di un’economia in rapida espansione generò squilibri: i titoli governativi disponibili erano insufficienti rispetto alle esigenze di liquidità. Ne seguirono deflazione e crisi bancarie ricorrenti, che portarono al Federal Reserve Act del 1913 e alla creazione della Fed.
Prima del 1913, durante le crisi, i sistemi di clearinghouse privati e gli accordi di scrip interbancario fornivano liquidità aggiuntiva, ma l’aggancio tra moneta e bond federali restò vincolante. Dal 1913 in poi, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è cresciuto di oltre 30 volte, in netto contrasto con il secolo precedente, quando standard aurei e bimetallici avevano coinciso con inflazione cumulata pari a zero.
Adozione delle stablecoin nei mercati sviluppati e modello di peg
Le principali stablecoin come Tether e Circle non intervengono direttamente sui mercati per difendere il peg tramite acquisti o vendite di token. Solo istituzioni whitelisted e compliant con procedure KYC possono coniare nuovi USDT depositando liquidità o riscattare token restituendoli all’emittente.
Il mantenimento dell’ancoraggio a 1 dollaro avviene tramite arbitraggio di mercato, mentre Tether e Circle garantiscono la convertibilità uno a uno con il dollaro per ciascun token in circolazione. Per Arthur Laffer, questo modello è particolarmente prezioso nei paesi emergenti e nelle economie soggette a forte inflazione.
Detto ciò, l’economista ritiene che, nei mercati sviluppati, sarà necessario un modello più avanzato: un token ancorato nominalmente al dollaro, ma capace di apprezzarsi in linea con l’inflazione, preservando così il potere d’acquisto rispetto a beni e servizi.
Nel contesto della adozione delle stablecoin, Laffer prefigura strumenti legati a panieri di beni e servizi e garantiti da asset di lungo periodo come bitcoin o oro. Tuttavia, per Paolo Ardoino, alla luce del GENIUS Act, qualsiasi token che trasferisca il rendimento direttamente all’utente rientrerebbe nella categoria dei titoli finanziari, soggetti quindi alla supervisione della SEC statunitense.
Nuove strutture: stablecoin garantite da oro e asset cripto
Attualmente, i cosiddetti “tokenized money market” a rendimento sono destinati quasi esclusivamente a investitori accreditati e investitori qualificati. In questo scenario Tether ha introdotto Alloy (AUSDT), una stablecoin garantita da oro, e XAUT, un token che rappresenta oro fisico.
Come sottolineato da Ardoino, questa struttura consente di detenere esposizione a bitcoin o oro utilizzando nel quotidiano uno strumento a valore stabile che si apprezza con il collateral, aumentando anche la capacità di indebitamento, come ha spiegato Joseph Lubin.
Il meccanismo non è nuovo nel mondo cripto. Uno dei primi esperimenti di finanza decentralizzata, Sky (già MakerDao), ha sviluppato il concetto di stablecoin collateralizzate in cripto. Sky opera come una sorta di banca decentralizzata che emette la stablecoin USDS, consentendo agli utenti di depositare asset come ETH in smart contract e prendere a prestito USDS.
Per garantire la solvibilità, i prestiti sono sovracollateralizzati e le posizioni vengono liquidate automaticamente se il valore del collateral scende sotto soglie di sicurezza. Oggi USDS si fonda su un collateral diversificato che punta a massimizzare efficienza e rendimento, contenendo il rischio complessivo.
La struttura del collateral di USDS e gli strumenti di stabilità
Il collateral diversificato di USDS include:
- Stablecoin: USDS detenuto in altre grandi stablecoin come USDC e USDT, la componente più liquida e meno rischiosa.
- Lending on-chain: prestiti sovracollateralizzati erogati su blockchain, con ritorni più alti delle stablecoin ma gestiti con logiche di rischio algoritmiche.
- Debito corporate AAA: esposizione a obbligazioni societarie investment grade di alta qualità.
- Treasury a breve durata: titoli di Stato USA a breve termine, utilizzati anche da altri emittenti come base di garanzia sovrana.
- Lending OTC cripto: prestiti over-the-counter a controparti selezionate, più rischiosi degli on-chain ma di norma collateralizzati e basati su rapporti di lungo periodo.
- Altri asset: buffer operativi e strategie minori complementari.
Per rafforzare ulteriormente il peg, Sky utilizza il Peg Stability Module (PSM), che consente conversioni dirette tra USDC e USDS. Questo meccanismo offre opportunità di arbitraggio per mantenere USDS vicino a 1 dollaro, oltre a fornire liquidità e capacità di rimborso aggiuntive rispetto al solo collateral cripto volatile.
In parallelo alle funzioni di pagamento, Sky propone un meccanismo di risparmio tramite sUSDS, un token che distribuisce rendimento derivante da interessi versati dai debitori, fondi monetari tokenizzati, Treasury USA e allocazioni DeFi. In pratica, USDS si configura sia come mezzo di pagamento sia come strumento di risparmio globale.
Prospettive future: mercati emergenti, commodity e ingresso negli Stati Uniti
Dopo l’approvazione del GENIUS Act, uno dei temi più osservati riguarda l’ingresso di Tether nel mercato statunitense. Per Ardoino, uno degli impieghi in più rapida crescita è il regolamento delle transazioni di materie prime, dove sempre più operatori riconoscono l’efficienza delle stablecoin come strumento di settlement.
Nell’ultimo anno Tether ha iniziato a facilitare scambi di petrolio, generando un forte aumento della domanda di USDT proveniente dai mercati delle commodity a livello globale. Secondo Ardoino, se un token di questo tipo non viene integrato nelle economie locali, tende a essere utilizzato solo come livello di regolamento temporaneo prima della conversione nelle valute nazionali.
Nei paesi emergenti con valute instabili, invece, USDT è spesso al tempo stesso mezzo di pagamento, veicolo di risparmio e riserva di valore, elemento che ne favorisce la circolazione continua nell’economia reale. Tether riconosce inoltre che Stati Uniti, America Latina e Africa rappresentano mercati profondamente diversi per bisogni e infrastrutture.
Nelle economie avanzate l’accesso ai dollari elettronici è garantito da piattaforme come Venmo, Cash App e Zelle. In questo contesto, Tether lancerà nei prossimi mesi USAT, una nuova stablecoin progettata per i mercati sviluppati, con l’obiettivo di presidiare il più grande mercato finanziario mondiale.
Nel complesso, la traiettoria del settore suggerisce che le stablecoin possano diventare una componente strutturale del sistema monetario globale, con particolare rilievo nei paesi a elevata inflazione e, progressivamente, anche nei circuiti finanziari più maturi.

