Quello che sta capitando ultimamente a Bitcoin ha del paradossale.
Infatti se da un lato il prezzo scende, segnalando uno scarso interesse da parte dei mercati, dall’altro lato però la sua adozione cresce.
Non si tratta ovviamente di adozione come moneta di scambio, visto che Bitcoin non è, e forse mai sarà, una buona valuta transazionale. Si tratta invece di adozione come forma di investimento.
Summary
Il prezzo di Bitcoin
Tra lunedì e ieri c’è stato un alto netto calo del prezzo di Bitcoin.
Domenica stazionava attorno ai 67.000$, ma lunedì è sceso sotto i 65.000$, e ieri addirittura sotto i 63.000$.
Poi però dopo la riapertura dei mercati americani, il trend si è leggermente invertito.
Infatti per prima cosa si è riportato sopra i 64.000$, e poi stanotte grazie ai mercati asiatici si è riportato anche sopra i 65.000$ con una capatina anche a quota 66.000$.
Si tratta comunque sempre di cifre inferiori ai livelli di domenica, anche se in questo momento anche solo un ritorno stabile sopra i 66.000$ potrebbe già essere considerato come un buon segnale.
Il problema principale ancora una volta sembra essere la paura.
Ormai da un po’ di tempo l’andamento del prezzo di Bitcoin è inversamente correlato ad esempio a quello del VIX, ovvero il cosiddetto indice della paura che misura la volatilità dell’indice S&P500.
Venerdì il VIX aveva chiuso a circa 19 punti, mentre lunedì alla riapertura dei mercati dopo il weekend era già sopra i 20 punti.
Il picco massimo di questi giorni lo ha fatto registrare proprio ieri, sopra quota 21, poco prima della riapertura dei mercati americani, per poi invece riportarsi prima a 20 e poi oggi anche di nuovo sotto questa soglia.
Non sembra che in questo momento BTCUSD abbia la forza per muoversi da solo, quindi è presumibile che rimarrà in balia del VIX ancora per un po’.
L’adozione
Nonostante il prezzo di Bitcoin attualmente sia a -48% dai massimi storici di ottobre, ed a -34% dalla media degli ultimi 365 giorni, la sua adozione continua ad essere in crescita.
Una recente analisi di River infatti ha svelato che le prime 29 aziende al mondo di consulenza finanziaria, che insieme gestiscono più di 146.000 miliardi di dollari in asset, hanno in comune proprio gli investimenti in Bitcoin.
Quella che ha più Bitcoin è Cresser, con più di 3.200 BTC (più di 200 milioni di dollari), ma ci sono anche altre due società, LPL e Mariner, che hanno più di 3.000 BTC. LPL Financial è anche la prima delle 29 aziende per AUM.
Inoltre vi sono altre tre firme che detengono più di 1.000 BTC, e solo quattro su 29 che ne detengono meno di 100.
Questa apparente discrasia però ha una spiegazione.
Bisogna però distinguere l’andamento sul breve o medio periodo da quello a lungo termine.
Ad essere in crescita, anno dopo anno, è proprio l’adozione come forma di investimento a lungo termine, perchè invece sul breve o medio periodo si registra comunque un calo accentuato.
River rivela anche che nel corso dei dodici mesi del 2025 gli istituzionali hanno aggiunto addirittura circa 829.000 BTC alle loro riserve, e che negli ultimi due anni le aziende di consulenza finanziaria hanno investito in media quasi 1,5 miliardi di dollari al trimestre sugli ETF su Bitcoin.
Si tratta pertanto solo apparentemente di un’anomalia, che svanisce completamente quando si inquadrano correttamente i due differenti fenomeni sulle loro due differenti scale temporali.
La questione dell’oro
Vi è infatti una particolare questione che fa ritenere possibile che il prezzo di Bitcoin prima o poi possa tornare a risalire.
A partire dai primi mesi del 2024 è iniziata una grande bullrun del prezzo dell’oro che è ancora in corso.
Si tratta di una bullrun che è dovuta molto probabilmente soprattutto a questioni geopolitiche internazionali, ed alla diffusione sui mercati di una certa paura per gli sviluppi a lungo termine.
Tra ottobre e novembre 2025, quando era in atto quello che poi si è rivelato essere il più lungo shutdown obvernativo dell’intera storia degli USA, ci fu una piccola crisi di liquidità generata dallo stesso shutdown che in un primo momento fece terminare la bullrun di Bitcoin, ed in un secondo momento ne innescò il calo.
In un primo momento anche l’oro scese, ma a partire dal 5 novembre riprese a salire, proprio mentre Bitcoin stava ancora scendendo.
La salita dell’oro ha poi accelerato ulteriormente a partire da inizio gennaio, andando a generare una mini-bolla di euforia scoppiata a fine mese.
Da allora la bullrun sembra essere ripartita, ma con minor vigore.
Il rimbalzo di Bitcoin
A questo punto in teoria sarebbe lecito, tra le varie ipotesi che si possono fare, immaginare un possibile termine della bullrun dell’oro nei prossimi mesi.
Alla base di tale bullrun c’è per l’appunto la paura dei mercati per gli sviluppi a lungo termine soprattutto delle questioni geopolitiche. Tale paura ha impatto maggiore sugli asset a maggior rischio, ovvero quelli cosiddetti “growth” come Bitcoin, mentre sugli asset a rischio inferiore, quelli “value”, l’impatto è stato inferiore.
Qualora la paura si dissolvesse, al tempo stesso si potrebbe fermare la bullrun dell’oro ed innescare un rimbalzo degli asset growth, con conseguente rimbalzo anche del prezzo di Bitcoin.
Sebbene ad oggi questo sia uno scenario prettamente ipotetico, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi potrebbero arrivare più conferme in grado di supportarlo.

