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Chiusura di Balancer Labs dopo un hack da 110M$: BAL azzera le emissioni e passa alla DAO

Dopo il grave exploit di novembre 2025 e un progressivo declino economico, la chiusura di Balancer Labs segna una svolta strutturale per il protocollo DeFi e la sua governance.

Contesto e motivazioni della chiusura

Il cofondatore Fernando Martinelli ha annunciato che Balancer Labs cesserà l’attività, citando soprattutto il rischio legale derivante dall’exploit di novembre 2025 e l’assenza di ricavi sostenibili. Secondo Martinelli, la violazione ha introdotto “rischi legali significativi e persistenti”, rendendo insostenibile la prosecuzione del modello societario attuale.

In un post sul forum di governance, Martinelli ha spiegato che la struttura societaria era diventata “più un peso che un vantaggio per la sostenibilità di lungo periodo del protocollo”. Inoltre, ha chiarito che la transizione verso una fondazione, una DAO e altre entità di governance è progettata per ridurre le esposizioni legali e rendere l’ecosistema più resiliente.

Il CEO Marcus Hardt ha aggiunto che le spese per incentivare la liquidità superavano di gran lunga i ricavi generati. Questo squilibrio, secondo Hardt, stava erodendo il valore per i detentori del token BAL e compromettendo la sostenibilità del progetto nel tempo.

Il crollo del protocollo dopo l’exploit

Nel suo picco a fine 2021, Balancer gestiva quasi 3,5 miliardi di dollari in total value locked (TVL), posizionandosi tra le principali infrastrutture DeFi accanto a progetti come Aave, Uniswap e Curve. Rappresentava allora un nodo rilevante per la gestione della liquidità nel settore.

Oggi il TVL si è ridotto a circa 157 milioni di dollari, pari a un crollo del 95% rispetto ai massimi del 2021. In parallelo, la capitalizzazione di mercato del token è scesa a circa 10 milioni di dollari, con un prezzo intorno a 0,16 dollari, molto distante dai precedenti livelli storici.

L’incidente di sicurezza di novembre ha accelerato questa traiettoria discendente. Nelle due settimane successive all’exploit, il valore bloccato nel protocollo è diminuito di ulteriori 500 milioni di dollari, segnalando una forte perdita di fiducia da parte degli utenti e dei fornitori di liquidità.

Detto ciò, Martinelli ha sottolineato che il protocollo continua a generare ricavi: nelle ultime dodici settimane le commissioni hanno superato 1 milione di dollari. Sebbene insufficienti a sostenere la vecchia struttura, questi introiti potrebbero finanziare un’operatività più snella.

Ristrutturazione del protocollo Balancer e governance

Il piano di ristrutturazione prevede interventi profondi su tokenomics, governance e modello di business. Le emissioni del token BAL saranno completamente azzerate, ponendo fine a un meccanismo che Martinelli ha definito un “sistema di incentivi auto-perpetuante che consuma più valore di quanto ne crei”.

Inoltre, l’attuale modello di governance veBAL verrà dismesso. Secondo Martinelli, questo schema era ormai “dominato” da entità di meta-governance, con un impatto negativo sulla rappresentatività delle decisioni prese a livello di protocollo e sulla percezione di equità nel voto.

Un altro elemento chiave riguarda la ridistribuzione delle commissioni. La quota destinata alla tesoreria della DAO passerà dall’attuale 17,5% al 100% delle entrate da fee. Parallelamente, la parte riconosciuta al protocollo v3 verrà ridotta al 25% per incentivare una fornitura di liquidità più sostenibile nel medio periodo.

In questo contesto di chiusura di Balancer Labs, tutte le commissioni confluiranno quindi direttamente nella tesoreria comunitaria. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le risorse a disposizione della DAO, riducendo al minimo i costi fissi legati a strutture societarie tradizionali.

Programma di buyback BAL e nuova struttura operativa

La ristrutturazione include anche un programma buyback BAL, studiato per offrire ai detentori del token un’opportunità di uscita a valutazioni considerate eque. Questo meccanismo vuole mitigare l’impatto della transizione su chi ha sostenuto il progetto nel tempo.

Il personale chiave di Balancer Labs dovrebbe migrare verso una nuova entità operativa denominata Balancer OpCo, soggetta all’approvazione della governance. Martinelli ha precisato che non ricoprirà più ruoli ufficiali, pur rimanendo disponibile in qualità di advisor per supportare la fase di passaggio.

Nel complesso, le operazioni del protocollo si sposteranno sotto il controllo della Balancer Foundation e della DAO. Tutte le entrate da commissioni confluiranno nella tesoreria, mentre le decisioni strategiche saranno demandate a meccanismi di voto on-chain e a strutture di governance decentralizzate.

Roadmap dei prodotti e sviluppo futuro

Nonostante la chiusura della struttura societaria originaria, la roadmap tecnica rimane attiva e viene razionalizzata attorno a cinque categorie principali di pool. La priorità sarà data a reCLAMM pool, liquidity bootstrapping pool, pool per stablecoin e pool ponderati, oltre all’espansione verso blockchain non compatibili con EVM.

Questa semplificazione dell’offerta mira a concentrare le risorse sui prodotti con maggiore utilizzo e potenziale di commissioni. Inoltre, la strategia multi-chain punta a diversificare il rischio e ad attrarre nuova liquidità da ecosistemi esterni, in contrasto con la fase precedente più concentrata su poche reti.

Intanto, alla DAO di Balancer sono state sottoposte due proposte di governance che riguardano, da un lato, l’intero piano di ristrutturazione e, dall’altro, le modifiche alla tokenomics. La loro approvazione sarà determinante per definire il perimetro operativo della nuova Balancer OpCo e della fondazione.

Impatto sul mercato e prossime tappe

Il token BAL, nonostante l’annuncio della chiusura societaria e il drastico calo del TVL, risultava scambiato a circa 0,16 dollari nella mattinata di martedì. Questo prezzo è comunque molto inferiore ai livelli di mercato registrati prima del crollo.

Nel breve periodo, le priorità saranno l’implementazione del nuovo schema di commissioni, il consolidamento della governance on-chain e l’avvio del programma di riacquisto dei token. Tuttavia, resta da verificare se la combinazione tra taglio delle emissioni, maggiore centralità della tesoreria DAO e nuova struttura operativa sarà sufficiente a ristabilire la fiducia degli utenti dopo le conseguenze dell’hack a Balancer.

In conclusione, la chiusura societaria rappresenta un passaggio critico in una ristrutturazione del protocollo Balancer più ampia, che punta a preservare il nucleo tecnologico del progetto scaricando al contempo i rischi legali e i costi che hanno reso insostenibile il precedente modello.

Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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