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Mercato Bitcoin in ripresa dopo la pausa nei raid su Iran e rally del petrolio

Nelle ultime ore il mercato Bitcoin ha reagito con forza alla temporanea distensione geopolitica in Medio Oriente, mentre gli operatori restano concentrati su petrolio e politica monetaria USA.

Quadro macro: da rally fragile a correzione post-Fed

Bitcoin ha iniziato la settimana in rialzo, spingendosi a ridosso di 74.000 dollari a metà settimana. Il movimento è stato alimentato soprattutto da uno squeeze sui derivati, con chiusura di short e pressione gamma, più che da nuovi acquisti spot.

Questa dinamica si è però rivelata fragile. La riunione FOMC del 18 marzo 2026 ha innescato l’ennesimo sell-off, cancellando i guadagni per la settima volta sulle ultime otto riunioni. A fine settimana Bitcoin risultava in calo di circa 3,4%, con prezzi in area 67.800-68.500 dollari dopo l’impennata del petrolio e il peggioramento del contesto macro.

Petrolio, geopolitica e rischio sui mercati

Il quadro è cambiato bruscamente questa mattina. L’annuncio di una pausa di cinque giorni nei raid contro infrastrutture energetiche iraniane ha spinto Bitcoin dal minimo in area 68.000 dollari a oltre 70.000 dollari, con punte intraday verso 71.000 dollari, grazie al ritorno dell’appetito per il rischio e al nuovo squeeze sugli short.

In parallelo, il prezzo del Brent si è mosso al ribasso, segnalando un parziale smontaggio del premio di rischio geopolitico incorporato nel petrolio. Tuttavia, la reazione resta legata a una finestra temporale limitata, e il mercato continua a monitorare da vicino gli sviluppi nell’area dello Stretto di Hormuz.

Venerdì, infatti, l’Iraq ha dichiarato forza maggiore sui giacimenti gestiti da operatori stranieri, mentre i disordini si estendevano oltre Hormuz e droni colpivano raffinerie in Kuwait. Il Brent è salito oltre 112 dollari, il massimo dalla metà del 2022. Gli asset rischiosi ne hanno risentito: l’S&P 500 è sceso sotto la media mobile a 200 giorni per la prima volta da maggio 2025, e il rendimento del Treasury decennale è balzato di circa 13,5 punti base fino a quota 4,40%.

La Fed resta restrittiva e pesa sugli asset rischiosi

In una settimana dominata dalle banche centrali, la Federal Reserve ha lasciato i tassi fermi al range 3,50-3,75%, con decisione unanime e ampiamente attesa. Il tono più aggressivo è arrivato dal nuovo dot plot.

Ben 14 membri su 19 prevedono ora nessun taglio o al massimo un taglio fino al 2026, con un tasso dei fed funds mediano atteso a fine anno intorno al 3,4%. Powell ha ribadito che un allentamento è possibile solo in presenza di segnali chiari e duraturi di disinflazione.

I mercati hanno quindi escluso qualsiasi intervento prima dell’autunno, mentre cresce il dibattito sulla possibilità che i tagli non arrivino affatto nel 2026, alla luce dei rischi inflattivi persistenti. Detto ciò, con i tagli già ampiamente esclusi dai prezzi, è la geopolitica a guidare ora il sentiment.

Orizzonte a breve: corridoio di prezzo tra petrolio e Hormuz

Se i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz dovessero normalizzarsi almeno in parte e il petrolio stabilizzarsi, Bitcoin avrebbe spazio per un nuovo test dell’area 74.000-76.000 dollari. In questo scenario, l’allentamento della pressione inflazionistica darebbe alla Fed maggiore margine di manovra.

Al contrario, un riacutizzarsi delle tensioni o nuove interruzioni delle spedizioni di greggio potrebbero riportare le quotazioni verso la fascia mediana dei 60.000 dollari. Il mercato resta quindi incastrato tra dinamiche macro restrittive e shock geopolitici ricorrenti, con l’andamento del petrolio come variabile chiave.

Digital asset: resilienza rispetto all’oro

Ancora una volta la riunione FOMC ha agito da freno al rally, provocando deflussi per 708 milioni di dollari in un solo giorno dagli ETF su Bitcoin, il valore più alto degli ultimi due mesi. Tuttavia, la criptovaluta ha mostrato una tenuta relativa.

L’oro ha vissuto la sua peggiore settimana dal 1983, con un ribasso superiore al 10% mentre l’indice del dollaro superava quota 100. Le posizioni lunghe a leva sono state colpite da margin call in serie, spingendo l’open interest sul COMEX ai minimi di diversi anni.

Il mercato derivati Bitcoin si è mantenuto più ordinato, con flussi sugli ETF nel complesso ancora positivi. Il divario di performance, un tempo molto ampio rispetto all’oro, si è ridotto in modo significativo nelle ultime settimane, anche se è presto per parlare di rotazione strutturale tra i due asset.

Ethereum, tassi alti e preferenza istituzionale

In questo contesto di tassi elevati più a lungo, Ethereum si è distinto in positivo. La componente di rendimento da staking ha acquisito maggiore rilevanza, offrendo un profilo di ritorno più attraente rispetto ad altri token privi di flussi periodici.

Gli ETF su ETH hanno registrato afflussi settimanali record pari a 160,8 milioni di dollari, nonostante la volatilità di mercato. Inoltre, i flussi istituzionali restano concentrati sui principali asset digitali, mentre gran parte degli altcoin rimane ai margini.

Prospettive per il mercato Bitcoin tra Fed, petrolio e geopolitica

Nel complesso, il mercato Bitcoin si trova al crocevia tra una Fed ancora restrittiva, un quadro geopolitico instabile e la sensibilità crescente ai movimenti del petrolio. La finestra di cinque giorni di stop ai raid su infrastrutture energetiche iraniane è diventata il principale catalizzatore di breve termine, con il canale di Hormuz a fare da termometro della tensione.

Detto ciò, la relativa resilienza di Bitcoin rispetto all’oro, il sostegno dei derivati e i flussi selettivi verso gli ETF suggeriscono che il comparto crypto mantiene un nucleo di domanda strutturale. Gli sviluppi su inflazione, tassi e rischio energetico determineranno se il prossimo movimento sarà un nuovo test dei massimi o una fase di consolidamento nella fascia dei 60.000-70.000 dollari.

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