HomeAIIPO di OpenAI: valutazione record da 850 mld ma rischio di bruciare...

IPO di OpenAI: valutazione record da 850 mld ma rischio di bruciare 500 mld

Nell’anno in cui si discute sempre più di una possibile IPO di OpenAI, la società guidata da Sam Altman deve dimostrare di saper trasformare la crescita in margini sostenibili.

OpenAI, valutazione da colosso ma conti ancora in rosso

Il developer di ChatGPT è oggi una delle startup più grandi al mondo, con una valutazione di circa 850 miliardi di dollari (pari a 645 miliardi di sterline). Tuttavia, dietro i numeri record, i conti non tornano ancora.

Secondo le stime riportate, OpenAI prevede di spendere fino a 600 miliardi di dollari in infrastrutture – data centre e chip necessari a far funzionare i modelli di intelligenza artificiale – entro il 2030, in calo rispetto a un’ipotesi iniziale di 1.400 miliardi.

Nonostante questa riduzione, la società resta lontana dalla profittabilità. Se lo scenario attuale non cambiasse, entro fine decennio potrebbe bruciare fino a mezzo trilione di dollari. Il confronto con Uber, che ha speso circa 30 miliardi prima di arrivare in utile, evidenzia l’enorme differenza di scala.

Tagli e riposizionamenti in vista della quotazione

Negli ultimi mesi OpenAI ha accelerato le decisioni strategiche, mentre si avvicina una possibile quotazione verso la fine dell’anno. Tre linee di business sono state abbandonate, mentre un’altra ha mostrato un potenziale limitato.

A inizio marzo la società ha chiuso Instant Checkout, progetto che permetteva agli utenti di acquistare prodotti direttamente dentro ChatGPT. Dopo cinque mesi di test, è emersa la difficoltà di costruire una piattaforma di ecommerce realmente competitiva. Un analista di Enders ha osservato che sembrava più una dimostrazione tecnica che un tentativo strutturato di entrare nel commercio online.

Successivamente, OpenAI ha dismesso Sora, la piattaforma di generazione video, cancellando di fatto anche un accordo da 1 miliardo di dollari con Disney per la licenza di contenuti generati dall’AI. La scelta è stata strategica: Sora era considerata un pesante centro di costo. Per Disney, che avrebbe appreso la notizia solo un’ora prima dell’annuncio pubblico, la decisione è apparsa particolarmente scomoda.

Nello stesso periodo è stata archiviata anche l’idea di lanciare chatbot erotici, un progetto più volte rinviato che avrebbe dovuto consentire a utenti adulti di intrattenere conversazioni esplicite con il modello. L’analista di Enders ha definito l’iniziativa «estremamente rischiosa», soprattutto alla luce delle crescenti pressioni sul fronte della sicurezza online e della reputazione.

IPO di OpenAI e pressione per una strategia più disciplinata

Questi tagli vengono interpretati da alcuni osservatori come un’operazione di razionalizzazione in vista della quotazione in borsa di OpenAI, in un contesto competitivo in cui Anthropic, sviluppatore del chatbot Claude, sta guadagnando terreno tra i clienti corporate. Secondo l’analista di Enders, la società è «sotto seria pressione per mostrare disciplina strategica» dopo aver disperso risorse su troppi fronti.

Un managing director del Deutsche Bank Research Institute ritiene che le recenti mosse vadano nella direzione giusta, soprattutto se l’azienda punta davvero a una valutazione intorno ai 1.000 miliardi di dollari in sede di IPO. A fronte di questa cifra, i ricavi annualizzati, calcolati sulla base delle performance di breve periodo, si attesterebbero a circa 25 miliardi di dollari, livello che OpenAI avrebbe raggiunto a inizio marzo.

Detto ciò, per attirare una platea più ampia di investitori, sarà necessario fornire prove convincenti di una crescita dei ricavi robusta e sostenibile. Secondo il dirigente di Deutsche Bank, il focus su segmenti di business selezionati va letto come un tentativo di massimizzare proprio questa traiettoria di crescita.

Lo stesso dirigente sottolinea come l’azienda sembri aver abbandonato il modello «tutto e subito», cercando invece di concentrare gli sforzi su aree a maggiore ritorno potenziale. In passato, diversi analisti avevano segnalato la mancanza di modalità chiare per monetizzare quella che è, di fatto, la marca consumer più forte nell’intelligenza artificiale.

Abbonamenti, clienti enterprise e peso delle sperimentazioni

Il prodotto di punta di OpenAI, e simbolo dell’intero boom dell’AI generativa, resta ChatGPT. Il servizio conta oggi oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali e più di 50 milioni di abbonati paganti.

La società genera ricavi principalmente tramite questi abbonamenti, che rappresentano circa il 75% del fatturato, e tramite offerte dedicate alle imprese, come le versioni corporate di ChatGPT e le API che consentono ad aziende e startup di costruire prodotti proprietari basati sui suoi modelli.

Tuttavia, molti analisti ritengono che OpenAI avrebbe potuto adottare prima una maggiore disciplina finanziaria, considerato che brucia miliardi di dollari ogni mese in esperimenti spesso destinati a restare tali. Dopo il fallimento di Instant Checkout, una voce critica ha definito la società «l’azienda più distratta della tecnologia».

L’analista di Enders osserva come siano stati lanciati numerosi prodotti consumer con l’ambizione di rivoluzionare browser, ecommerce, creazione di contenuti e persino la ricerca online. Ma, aggiunge, la sfida più complessa è concentrare la strategia su pochi prodotti che gli utenti desiderano davvero utilizzare e, soprattutto, per i quali siano disposti a pagare in modo concreto.

Pubblicità in ChatGPT: opportunità e rischi

Nel frattempo, la società ha annunciato un primo segnale positivo in mezzo ai tagli. La sperimentazione della pubblicità all’interno di ChatGPT avrebbe generato 100 milioni di dollari di ricavi annualizzati, pari a circa 12 milioni incassati in sei settimane. Secondo alcuni osservatori, questa potrebbe essere una delle vie per migliorare la profittabilità.

Inoltre, ChatGPT dispone di un’enorme quantità di dati sugli utenti, che in teoria permetterebbero un targeting pubblicitario estremamente preciso. Tuttavia, l’analista di Enders avverte che servirebbe uno sforzo considerevole per trovare un equilibrio accettabile tra efficacia e tutela della privacy.

Un uso troppo spinto della personalizzazione potrebbe risultare invasivo, innescando reazioni negative e nuovi timori sul trattamento dei dati. D’altro canto, se gli annunci dovessero rimanere «semplici banner sotto le risposte», privi di targeting, l’impatto sui ricavi sarebbe probabilmente limitato.

Un analista di Forrester ha definito i risultati del test «migliori del previsto», ma ha precisato che la società è ancora lontana da una monetizzazione pubblicitaria matura. A suo giudizio, potrebbero volerci «un paio d’anni» prima di arrivarci, ammesso che ci si arrivi, e sarebbero necessari profondi cambiamenti di prodotto e modello operativo.

Compute, costi strutturali e priorità industriali

Al centro del problema restano i costi strutturali dell’infrastruttura. Secondo un portavoce, la capacità di calcolo necessaria per far funzionare i modelli di intelligenza artificiale – il cosiddetto compute – è scarsa a livello globale, e per questo OpenAI sta dando priorità assoluta agli investimenti in questo ambito.

Con una domanda degli utenti che supera l’offerta, il compute è considerato la risorsa critica dell’intero settore. Per questo motivo, l’azienda punta sia a garantirsi capacità di calcolo su orizzonti pluriennali, tramite la propria strategia infrastrutturale, sia a destinare tali risorse solo alle attività con il maggiore valore economico di lungo periodo.

In particolare, la società indica tre priorità: avanzare la ricerca sui modelli più innovativi, far crescere la base globale di oltre 900 milioni di utenti e supportare in modo efficiente i casi d’uso enterprise. Secondo il portavoce, man mano che la capacità di calcolo su larga scala verrà ampliata, questo approccio disciplinato permetterà di innovare più rapidamente e servire meglio imprese e sviluppatori.

Prospettive della profittabilità OpenAI prima del debutto in borsa

Nel complesso, il tema centrale resta la capacità di OpenAI di ridurre un consumo di cassa giudicato da molti insostenibile e trasformare l’attuale leadership tecnologica in redditività duratura. Gli investitori, in vista della possibile IPO, attendono segnali concreti sulla traiettoria di medio periodo.

La combinazione tra abbonamenti, clienti aziendali, sperimentazioni pubblicitarie e tagli alle iniziative meno promettenti delinea un modello più focalizzato rispetto al passato. Resta ora da capire se questa nuova impostazione basterà a convincere il mercato che la crescita potrà tradursi in ritorni economici all’altezza delle aspettative.

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.
RELATED ARTICLES

Stay updated on all the news about cryptocurrencies and the entire world of blockchain.

Featured video

LATEST