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Exploit su Drift, 129.000 ETH rubati su Ethereum: svolta con messaggi on-chain

Dopo il recente exploit su Drift, il team del protocollo ha avviato un dialogo diretto on-chain con i wallet Ethereum che detengono la maggior parte dei fondi sottratti, cercando un possibile accordo.

Messaggi on-chain ai wallet collegati all’attacco

Il 3 aprile, il team di Drift Protocol ha inviato messaggi direttamente sulla blockchain a quattro wallet basati su Ethereum. Questi indirizzi custodiscono oggi la quota principale degli asset rubati, stimati tra 270 e 285 milioni di dollari, pari a circa 129.000 ETH trasferiti da Solana.

I messaggi provengono da un indirizzo già noto e mirano a stabilire un canale di comunicazione con i responsabili. Secondo i dati on-chain, l’autore dell’attacco ha prima drenato i fondi su Solana e successivamente li ha spostati verso Ethereum tramite bridge cross-chain.

Nel testo, il protocollo si dichiara “pronto a parlare” e invita i titolari dei wallet a rispondere tramite Blockscan chat. Questa strategia è ormai frequente nel settore crypto: diversi progetti hanno tentato negoziazioni dirette con gli hacker, talvolta ottenendo rimborsi parziali, anche se l’esito rimane sempre incerto.

Dettagli tecnici dell’exploit e governance compromessa

L’attacco non è dipeso da un classico bug di smart contract. Al contrario, l’aggressore ha sfruttato una debolezza a livello di sistema, legata ai durable nonces di Solana, una funzione legittima che consente di pre-firmare transazioni da usare in un secondo momento.

L’attore malevolo ha utilizzato transazioni pre-firmate, predisposte settimane prima, ottenendo nel frattempo un controllo parziale sulla governance multisig del protocollo. In questo modo ha potuto rimuovere alcune misure di sicurezza chiave, aprendo la strada alla successiva fase di drenaggio dei fondi.

Una volta eliminate le tutele, l’hacker ha svuotato rapidamente diversi vault, causando la perdita di oltre metà del valore totale bloccato su Drift. Il caso viene già citato come esempio di compromissione multisig combinata con l’uso avanzato dei durable nonces.

Movimento dei fondi e 129.000 ETH su Ethereum

Subito dopo l’azione principale, i fondi sottratti non sono rimasti sulla rete di origine. L’aggressore ha utilizzato infrastrutture di bridging per convertire gli asset e trasferirli su Ethereum, distribuendoli in quattro wallet distinti per renderne più complessa la tracciabilità.

Secondo le analisi citate dal team e da società di intelligence on-chain, circa 129.000 ETH risultano ora detenuti da questi indirizzi. Questo passaggio cross-chain riduce la probabilità di un blocco rapido degli asset e complica eventuali interventi coordinati tra exchange e protocolli.

Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato possibili collegamenti con gruppi strutturati di cybercriminalità. Tuttavia, finora non è emersa alcuna conferma ufficiale. Nel frattempo, parte della community ha criticato i tempi di reazione, chiedendosi perché determinate misure di congelamento non siano state adottate in modo più tempestivo.

Impatto su Solana e sulla liquidità DeFi

Le conseguenze dell’attacco sono andate oltre il singolo protocollo. Secondo le stime iniziali, fino a 20 progetti connessi all’ecosistema di Drift avrebbero subito effetti diretti o indiretti in termini di liquidità e rischio operativo.

Alcune piattaforme hanno sospeso temporaneamente operazioni o funzionalità sensibili per limitare l’esposizione. Il token DRIFT ha registrato un forte calo di prezzo dopo le prime notizie, riflettendo l’impatto sulla fiducia di mercato e sulle aspettative di recupero.

Detto ciò, è importante distinguere tra infrastruttura di base e applicazioni. La rete principale di Solana continua a funzionare normalmente; il problema risiede nel livello applicativo e nella struttura di governance, non nel protocollo di consenso sottostante.

Analisi dell’exploit su Drift e rischi cross-chain

Il caso viene ormai analizzato come uno dei maggiori attacchi DeFi del 2026, sia per l’entità dei fondi sottratti sia per la complessità tecnica. La combinazione di durable nonces, bridge cross-chain e gestione multisig ha evidenziato un intreccio di rischi spesso sottovalutati.

Inoltre, l’episodio mette in luce come una governance non sufficientemente robusta e una gestione inadeguata delle chiavi possano provocare perdite massicce anche in assenza di vulnerabilità dirette nel codice degli smart contract.

Nell’ambito delle indagini, i team di sicurezza e le società specializzate in analisi blockchain stanno monitorando in tempo reale gli spostamenti degli asset, nel tentativo di mappare la rete di indirizzi coinvolti e valutare possibili scenari di recupero.

Prospettive di recupero fondi e prossimi passi

Al momento, l’unica iniziativa pubblica avviata da Drift è rappresentata dai messaggi on-chain indirizzati agli indirizzi Ethereum legati ai fondi sottratti. L’obiettivo è aprire un canale di negoziazione, pratica già vista in altri attacchi DeFi di alto profilo.

Il protocollo ha dichiarato che condividerà aggiornamenti una volta concluse le analisi affidate a soggetti terzi. Nel frattempo, la community osserva con attenzione eventuali movimenti dei 129.000 ETH e ogni possibile segnale di interazione da parte degli indirizzi sospetti.

Nel complesso, l’episodio rappresenta un monito per l’intero ecosistema. Anche in assenza di errori di codice, il disegno della governance, dei meccanismi multisig e delle integrazioni cross-chain resta un punto critico, capace di trasformare una falla procedurale in una perdita da centinaia di milioni di dollari.

Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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