Il quadro che emerge dal nuovo report di Sygnum su Singapore racconta una svolta netta: gli asset tokenizzati in APAC non sono più un esperimento di nicchia, ma una componente concreta dei portafogli di investitori privati e istituzionali. Secondo l’indagine 2026 della banca digitale svizzera, il 68% dei partecipanti detiene già asset del mondo reale tokenizzati (RWA), mentre un ulteriore 12% sta valutando l’ingresso. Solo un intervistato su cinque resta fuori da questo mercato.
Summary
Punti chiave
- Il 68% degli investitori APAC intervistati possiede già asset tokenizzati, con un altro 12% che li sta valutando.
- Le azioni tokenizzate sono la classe di asset preferita al 66%, davanti ai titoli di Stato tokenizzati al 44%.
- La diversificazione di portafoglio è il motivo d’investimento più citato, al 72%.
- Quasi la metà degli intervistati prevede che il 15-30% dei mercati dei capitali si sposterà on-chain nei prossimi 3-5 anni, per un valore stimato di circa 40mila miliardi di dollari.
- Il 68% pianifica di allocare almeno il 5% del proprio portafoglio in asset tokenizzati nei prossimi 12-18 mesi.
Forte adozione di asset tokenizzati tra gli investitori APAC
Il dato più sorprendente del report riguarda proprio la diffusione di questi strumenti. Un tasso di adozione così alto colpisce soprattutto perché l’accesso a titoli tokenizzati completamente regolamentati resta limitato sia a Singapore che a Hong Kong. Sygnum ipotizza che molti intervistati abbiano incluso le stablecoin, ossia liquidità tokenizzata, nel conteggio della propria esposizione agli RWA, insieme a strumenti come oro tokenizzato e fondi monetari sempre più accessibili anche agli investitori tradizionali tramite wallet ed exchange, incluse esposizioni ad azioni tokenizzate come xStocks.
Il legame tra crypto e tokenizzazione è quasi indissolubile: tra chi ha già esposizione ad asset tokenizzati, il 97% possiede anche crypto. Ribaltando la prospettiva, l’80% dei possessori di crypto ha già investito in RWA tokenizzati, contro appena l’11% di chi non ne possiede. Anche tra chi non ha ancora allocato capitale, oltre la metà (53%) detiene crypto, e questo sottogruppo mostra un ottimismo sulla tokenizzazione decisamente superiore alla media.
Chi ha risposto al sondaggio Sygnum
Il campione della ricerca è diviso quasi equamente tra High Net Worth Individuals (HNWI) e investitori professionali, con basi a Singapore, Hong Kong e Corea del Sud. Tra i partecipanti figurano banche e banche d’investimento, gestori patrimoniali e di fondi, hedge fund, family office, società di private equity e venture capital, e operatori di trading e brokeraggio. Sygnum stessa segnala che una ricerca futura più ampia, estesa ad altri mercati APAC, servirebbe a distinguere con maggiore precisione l’esposizione a liquidità tokenizzata da quella a titoli tokenizzati veri e propri.
Cosa preferiscono comprare gli investitori e come lo finanziano
Tra le classi di asset, le azioni tokenizzate guidano le preferenze con il 66% dei consensi, davanti ai titoli di Stato tokenizzati al 44%. Sygnum lega questo primato sia al rally delle azioni tecnologiche legate all’intelligenza artificiale sia alla crescente offerta di prodotti azionari tokenizzati in arrivo sul mercato. Le strade divergono per tipologia di investitore: i professionali preferiscono il private equity tokenizzato per l’esposizione al premio di illiquidità e al potenziale di rendimento, mentre gli HNWI si orientano verso il private credit per la sua cedola più stabile.
Diversificazione come motivo d’investimento principale
Il 72% degli intervistati cita la diversificazione di portafoglio come ragione principale per investire in RWA tokenizzati, davanti all’accesso a nuovi mercati (58%) e al rendimento (57%). Secondo il report, questo suggerisce che gli asset on-chain stiano progressivamente diventando una categoria di portafoglio a sé stante, distinta dagli asset tradizionali sottostanti. Gli HNWI privilegiano il rendimento su capitale altrimenti inattivo, mentre gli investitori professionali puntano più su nuove opportunità e efficienza dei costi. Curiosamente, la liquidità e il regolamento 24/7, spesso presentati come il grande vantaggio della tokenizzazione, risultano tra le motivazioni meno rilevanti per entrambi i gruppi, segno che molti prodotti tokenizzati vengono ancora trattati come strumenti buy-and-hold orientati al rendimento.
Un altro dato interessante riguarda le fonti di capitale: solo il 18% degli intervistati finanzierebbe l’allocazione agli RWA tokenizzati tramite pura riallocazione di portafoglio, contro il 36% che utilizza capitale fresco e il 46% che adotta un approccio misto. In pratica, oltre l’80% degli afflussi arriva da nuova liquidità e non da spostamenti interni ai portafogli esistenti. Gli HNWI mostrano una maggiore propensione alla riallocazione pura (22% contro 14%), mentre i professionali preferiscono l’approccio misto (50% contro 41%).
Custodia e blockchain: le preferenze infrastrutturali
Le scelte di custodia raccontano due mondi diversi. Gli investitori professionali preferiscono in maggioranza la custodia di terze parti qualificate (45%), contro il 31% che opta per soluzioni legate a exchange o piattaforme. Gli HNWI, al contrario, si distribuiscono più uniformemente tra le opzioni disponibili, con un’inclinazione verso la custodia su exchange e piattaforma. Questa divergenza riflette approcci operativi diversi: chi gestisce capitale istituzionale cerca garanzie regolamentari solide, mentre i patrimoni privati privilegiano spesso comodità e accesso diretto.
Blockchain pubbliche in testa per liquidità e interoperabilità
Sul fronte infrastrutturale, gli investitori professionali si dichiarano in maggioranza agnostici rispetto alla blockchain sottostante (40%), interessati più al prodotto funzionante che al binario tecnologico. Tra gli HNWI, invece, il 42% mostra una preferenza netta per le blockchain pubbliche come Ethereum e Solana, ritenute superiori in termini di liquidità e interoperabilità rispetto a reti private o permissioned come Canton Network.
Questa preferenza per l’infrastruttura pubblica trova conferma in dati di mercato più ampi. Secondo Token Terminal, la capitalizzazione complessiva dei fondi tokenizzati ha raggiunto circa 34,7 miliardi di dollari, e per la prima volta quasi un terzo di questo valore si trova fuori dalle reti storicamente dominanti. Ethereum resta la rete di riferimento con 17,7 miliardi di dollari, pari al 51,2% del totale, seguita da BNB Chain (13,9%) e zkSync Era (9,2%), quest’ultima una soluzione Layer 2 costruita proprio su Ethereum. Il resto del mercato, circa 9 miliardi di dollari, si distribuisce su reti come Stellar (2,2 miliardi), Solana (1,9 miliardi), Avalanche (1,5 miliardi) e Injective (1,1 miliardo). Solana, in particolare, ha rafforzato la propria credibilità come piattaforma per prodotti finanziari tokenizzati anche grazie a un dato operativo: la rete ha mantenuto un uptime del 100% per 30 mesi consecutivi, un elemento che gli operatori istituzionali considerano ormai un prerequisito, non un vantaggio accessorio, prima di spostare capitale su larga scala verso una blockchain pubblica.
Quanto crescerà il mercato on-chain nei prossimi anni
La maggioranza degli intervistati si dichiara positiva sulla crescita della tokenizzazione nei prossimi 3-5 anni. Il 55% prevede che almeno il 15% dei mercati dei capitali tradizionali si sposterà on-chain, con il 48% che stima una quota tra il 15% e il 30% e un altro 7,5% che si aspetta addirittura oltre il 30%. Anche restando sulla stima più prudente, si tratterebbe di circa 40mila miliardi di dollari di valore nominale spostato sulla blockchain. La convinzione cresce con l’orizzonte temporale: il sentiment bullish sale dal 45% a un anno fino al 55% oltre i cinque anni. Gli investitori professionali si mostrano più aggressivi nelle stime, con il 61% che si aspetta una tokenizzazione superiore al 15%, mentre gli HNWI restano più cauti.
Gli ostacoli: liquidità secondaria e certezza legale
Non tutto scorre senza attrito. Il report distingue tra barriere a livello di singolo investitore, che si riducono man mano che l’allocazione cresce, e barriere a livello di mercato, che invece persistono. Tra queste ultime spiccano i diritti di proprietà legale sugli asset tokenizzati e la scarsa liquidità dei mercati secondari. In altre parole, l’emissione primaria di asset tokenizzati sta scalando rapidamente, ma le vie di uscita sul mercato secondario restano ancora sottili, un nodo che pesa sulle strategie di disinvestimento degli investitori più grandi.
Su questo fronte si muove anche Sygnum, che dal 2019 ha costruito un’infrastruttura regolata attorno alla tokenizzazione, forte della licenza bancaria FINMA in Svizzera e delle piattaforme Desygnate e SygnEx. Tra le iniziative citate nel report figurano la tokenizzazione di un’opera di Picasso e di un CryptoPunk, un token di debito privato emesso con Float e Fasanara Capital, le classi azionarie tokenizzate del fondo Global Private Assets di Hamilton Lane, la tokenizzazione delle riserve di tesoreria di Matter Labs tramite un fondo monetario, prestiti sindacati garantiti da Bitcoin come collaterale, la prima obbligazione societaria tokenizzata di Keyrock, l’accesso al Credit Vault di FalconX e il primo fondo monetario tokenizzato di Fidelity International su Desygnate.
La formazione degli investitori come leva per l’adozione
Il dato forse più significativo per chi guarda al futuro del settore riguarda il legame tra conoscenza e allocazione. Gli investitori disposti ad allocare oltre il 10% del proprio portafoglio agli RWA tokenizzati nei prossimi 12-18 mesi condividono un profilo quasi identico in termini di familiarità con la tokenizzazione, esposizione crypto e possesso attuale di RWA. La conoscenza si rivela il fattore che meglio predice la dimensione dell’allocazione futura, più di qualsiasi altra variabile demografica o professionale.
Questo significa che l’educazione finanziaria diventa la leva più diretta per accelerare gli afflussi di capitale verso gli asset tokenizzati in APAC. Per il settore, e per Sygnum in particolare, la sfida non è più convincere gli investitori che la tokenizzazione funzioni, ma renderli abbastanza informati da aumentare le proprie posizioni. Il 68% degli intervistati pianifica già di allocare almeno il 5% del portafoglio a questi strumenti nei prossimi 12-18 mesi, con il 56% che punta a una quota tra il 5% e il 10% e il 12% che supera questa soglia.
FAQ
Che percentuale di investitori APAC possiede già asset del mondo reale tokenizzati?
Il 68% degli intervistati detiene già asset RWA tokenizzati, secondo il report Sygnum 2026.
Quale classe di asset tokenizzati è più preferita dagli investitori in APAC?
Le azioni tokenizzate sono la classe preferita, scelte dal 66% degli intervistati.
Qual è la principale motivazione degli investitori per allocare capitale in RWA tokenizzati?
La diversificazione di portafoglio è la motivazione principale, citata dal 72% degli intervistati.
Quali soluzioni di custodia preferiscono gli investitori professionali per gli asset tokenizzati?
Gli investitori professionali preferiscono custodi terzi qualificati (45%), mentre gli HNWI si orientano più verso la custodia su exchange o piattaforma (31%).
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