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AI e crypto: perché “la vera innovazione non sono i token, ma la blockchain”

“L’innovazione vera non sono i token, ma la blockchain”. Con queste parole Tomasz Tunguz, Venture Capitalist dell’azienda Theory, ha sintetizzato uno dei cambiamenti più profondi che stanno attraversando il settore crypto durante il suo intervento a HumanX a San Francisco.

Il suo intervento si inserisce in un contesto più ampio: l’evoluzione del rapporto tra AI, crypto e capitale, e soprattutto il modo in cui le startup oggi raccolgono fondi e costruiscono business sostenibili nel lungo periodo.

Dalla token economy all’equity: come è cambiato il mercato crypto

Secondo Tunguz, il ciclo delle ICO e dei token come principale strumento di finanziamento è ormai concluso.

Tra il 2016 e il 2022, i token rappresentavano una vera innovazione:
permettevano alle startup di accedere ai mercati dei capitali senza passare dai costi (anche superiori ai 20-25 milioni di dollari) di una quotazione tradizionale.

Oggi però lo scenario è completamente diverso:

  • maggiore regolamentazione
  • calo dell’interesse retail
  • approccio più selettivo da parte degli investitori istituzionali

Il dato simbolico è il prezzo di Bitcoin, passato in pochi mesi da circa 120.000 dollari a 70.000.

Allo stesso tempo, player istituzionali come BlackRock si concentrano quasi esclusivamente su asset consolidati, riducendo l’esposizione verso altcoin e progetti più speculativi.

Il risultato? Le startup crypto oggi assomigliano sempre più a software company tradizionali:

  • raccolgono capitali in equity
  • sviluppano prodotti
  • generano revenue
  • vendono a clienti enterprise come banche e fintech

In altre parole, si sta assistendo a una vera e propria “SaaS-izzazione della crypto”.

Paradosso crypto: meno hype, più adozione reale

Nonostante il calo dell’interesse speculativo, Tunguz evidenzia un punto cruciale:
la tecnologia blockchain non è mai stata così utilizzata.

In particolare, le stablecoin stanno vivendo una crescita senza precedenti:

  • il volume delle transazioni ha superato di 2-3 volte quello di circuiti tradizionali come Visa
  • grandi banche come JPMorgan Chase movimentano fino a miliardi di dollari al giorno su infrastrutture interne basate su stablecoin

Questo segna una trasformazione chiave: la crypto non è più guidata dal retail, ma dalla istituzionalizzazione.

E qui emerge un altro paradosso sottolineato da Tunguz:
quando un asset diventa istituzionale, normalmente aumentano le opportunità di investimento early-stage.
Nel caso crypto, invece, queste si riducono, perché il target di mercato cambia radicalmente.

Dove si crea valore oggi: infrastruttura, non applicazioni

Un altro punto chiave dello speech riguarda la creazione di valore.

Se in passato si pensava che il valore fosse nei protocolli o nelle applicazioni, oggi la realtà è diversa: il valore si concentra nell’infrastruttura core

In particolare:

  • sistemi di pagamento
  • identità digitale
  • data infrastructure e compliance
  • trading ad alta velocità

Le applicazioni, invece, stanno generando meno valore rispetto a quanto ci si aspettasse.

Un esempio citato è quello delle nuove infrastrutture di trading ultra-veloce, ispirate al mondo dell’high-frequency trading tradizionale, ma applicate alla crypto.

L’opportunità dei prediction market

Uno dei settori più promettenti secondo Tunguz è quello dei prediction market.

Questi mercati stanno crescendo rapidamente, passando da strumenti legati principalmente alle elezioni a veri e propri ecosistemi dove si scommette su eventi geopolitici, mercati finanziari o sport.

Ma la vera opportunità è molto più grande.

“Immagina di essere una grande azienda come Apple e di voler assicurarti contro un rischio di supply chain, ad esempio una guerra nel Mar Cinese Meridionale”.

Oggi, un’azienda si rivolgerebbe a Lloyd’s of London per ottenere una polizza su misura.

Domani, potrebbe utilizzare un prediction market per costruire una copertura su più orizzonti temporali (6, 12, 18 mesi), con maggiore liquidità e con pricing di mercato.

Il problema chiave: la standardizzazione dei contratt

Il limite principale dei prediction market oggi è l’interpretazione dei contratti.

Nei mercati futures tradizionali (petrolio, grano, ecc.), esistono standard chiari e universalmente accettati.
Nei prediction market, invece, i contratti sono spesso ambigui e soggetti a interpretazione.

Questo rappresenta un ostacolo enorme per l’adozione istituzionale. Ed è qui che entra in gioco la blockchain.

Gli smart contract possono trasformare questi accordi in:

  • contratti standardizzati
  • verificabili
  • eseguibili automaticamente

“Uno smart contract è, in sostanza, un contratto legale scritto in codice. Non siamo ancora arrivati a questo livello nei prediction market, ma ci arriveremo”.

AI + crypto: dove la convergenza è reale

Un altro tema centrale dello speech è l’intersezione tra AI e crypto. Secondo Tunguz, le applicazioni realmente interessanti sono quelle in cui entrambe sono necessarie.

Le principali aree sono:

1. Pagamenti agentici

Gli agenti AI potranno effettuare transazioni autonomamente, utilizzando wallet crypto e stablecoin.

2. Identità degli agenti

Distinguere tra agenti “buoni” e “malevoli” diventerà fondamentale.

3. Proof of humanity

Dimostrare che dietro un’azione c’è un umano e non un algoritmo.

4. Verifica delle fonti (ZK proof)

Un agente AI potrà dimostrare di aver utilizzato fonti specifiche e affidabili.

In questo contesto, la crypto è ideale perché trasparente, programmabile, veloce e verificabile.

Il futuro: aziende autonome create da agenti AI

Guardando al 2030, Tunguz immagina uno scenario radicale:

una sorta di “Shopify per agenti AI”. In pratica hai un’idea, la comunichi a un agente, l’agente costruisce il business, gestisce marketing, logistica e vendite e genera revenue in autonomia. Il risultato?
Un mondo in cui una persona può gestire decine di business autonomi, tutti operati da agenti AI.


Il ritorno della crypto (guidato dall’AI)

Infine, Tunguz smonta un’altra convinzione diffusa: che AI e crypto siano in competizione.

Oggi la maggior parte dei talenti si sta spostando sull’AI, ma questo potrebbe cambiare rapidamente.

Nei prossimi anni, infatti, la crypto potrebbe tornare centrale grazie a:

  • zero-knowledge proof
  • verifica dei modelli AI utilizzati
  • sicurezza e audit degli agenti

E proprio per questo, il venture capital nel settore crypto appare oggi “più aperto” rispetto al passato, offrendo nuove opportunità per startup e investitori.

Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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