HomeTradingPrezzo dell’oro in rialzo: tregua USA-Iran e dollaro debole accendono i trader

Prezzo dell’oro in rialzo: tregua USA-Iran e dollaro debole accendono i trader

L’attenzione dei mercati si concentra sul prezzo dell’oro, sostenuto da segnali di apertura tra Stati Uniti e Iran verso nuovi colloqui di pace e da un dollaro in indebolimento.

Oro in recupero dopo due sedute negative

I prezzi dell’oro sono risaliti martedì dopo due sessioni consecutive di ribasso, grazie al miglioramento del sentiment legato a possibili sviluppi diplomatici nel conflitto tra USA e Iran.

L’oro spot è salito dello 0,7% a 4.773,26 dollari l’oncia, mentre i future hanno guadagnato lo 0,4% a 4.784,05 dollari. Nel corso della seduta il metallo ha toccato un massimo intraday di 4.796 dollari.

La fase di recupero è avvenuta nonostante l’avvio da parte di Washington di un blocco navale dei porti e delle aree costiere iraniane nel Golfo Persico, misura che aumenta la pressione militare su Teheran.

Segnali di dialogo tra Washington e Teheran

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che funzionari iraniani avrebbero contattato la sua amministrazione con l’intenzione di “raggiungere un accordo”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che Teheran è pronta a proseguire i colloqui di pace nel rispetto del diritto internazionale.

Anche il vicepresidente statunitense JD Vance, che ha guidato i negoziati del fine settimana in Pakistan, ha espresso un cauto ottimismo, sottolineando però che l’esito di un eventuale accordo dipenderà dalle scelte di Teheran.

Secondo indiscrezioni, funzionari statunitensi e iraniani stanno valutando una seconda tornata di colloqui prima della scadenza della tregua di due settimane prevista per la prossima settimana. I negoziati in Pakistan, nel weekend, hanno prodotto pochi risultati concreti.

Dollaro in calo e petrolio sotto 100 dollari al barile

Il dollaro si è indebolito per la settima seduta consecutiva, la striscia ribassista più lunga degli ultimi due anni. Un biglietto verde più debole tende a favorire il metallo giallo, quotato in valuta statunitense.

Parallelamente, il prezzo del petrolio è sceso sotto la soglia dei 100 dollari al barile. Ciò ha attenuato, almeno in parte, le preoccupazioni inflazionistiche che pesano sull’oro dall’inizio del conflitto, scoppiato oltre sei settimane fa.

Detto ciò, l’impatto delle tensioni sul canale energetico resta rilevante, poiché l’Iran aveva inizialmente bloccato lo Stretto di Hormuz, nodo cruciale per l’export di greggio.

Rate Expectations e prezzo dell’oro in secondo piano come bene rifugio

Nonostante il rimbalzo, il metallo prezioso perde circa 10% da quando la guerra è iniziata a fine febbraio. Nelle fasi iniziali del conflitto molti investitori hanno venduto posizioni per coprire perdite in altri asset durante una fase di forte tensione sulla liquidità.

Secondo Justin Lin, investment strategist di Global X ETFs Australia, il metallo giallo negli ultimi mesi ha reagito più alle aspettative sui tassi d’interesse che alla domanda di bene rifugio. A suo avviso, il recente recupero è legato soprattutto alle speranze di de-escalation, non al timore geopolitico.

Il percorso della Federal Reserve resta incerto: i mercati monetari statunitensi prezzano attualmente meno del 20% di probabilità di un taglio dei tassi entro dicembre, elemento che limita il potenziale di rialzo del metallo non remunerativo.

Metalli preziosi: non solo oro in rialzo

Nel comparto dei metalli preziosi, l’argento ha registrato un progresso più marcato. Il metallo è salito del 2,5% a 77,51 dollari l’oncia, mentre nelle prime fasi di scambio l’argento spot segnava un rialzo dell’1,4% a 76,64 dollari l’oncia.

Anche platino e palladio hanno messo a segno rialzi, beneficiando del clima leggermente più favorevole verso gli asset legati ai metalli industriali e di investimento.

Dati PPI USA e inflazione sotto osservazione

Inoltre, l’attenzione degli operatori è rivolta ai dati sull’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) degli Stati Uniti relativi a marzo, attesi per la giornata di martedì. Il mercato stima un’ulteriore pressione sui prezzi derivante dall’energia.

La scorsa settimana il dato sull’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) aveva già mostrato un deciso aumento dell’inflazione. La guerra con l’Iran ha destabilizzato i mercati energetici globali dopo il blocco dello Stretto di Hormuz imposto da Teheran nelle prime fasi del conflitto.

Un ulteriore rialzo dei costi energetici alimenta il timore che la Fed possa mantenere i tassi invariati o addirittura alzarli, scenario sfavorevole per asset privi di rendimento corrente come il metallo giallo.

Prezzo dell’oro: range di negoziazione e prospettive a breve

Nel complesso, il prezzo dell’oro spot si attestava a 4.773,26 dollari l’oncia nel pomeriggio di martedì, ora di Singapore. Nella settimana precedente le quotazioni sono rimaste in un intervallo relativamente ristretto compreso tra 4.700 e 4.900 dollari l’oncia.

In prospettiva, l’evoluzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, insieme ai prossimi dati macroeconomici statunitensi e alle aspettative sui tassi della Federal Reserve, continuerà a orientare il quadro per i metalli preziosi.

Lorenzo Marcek
Lorenzo Marcek è un giornalista finanziario e analista senior dei mercati delle criptovalute, noto per il suo approccio chiaro e basato sui dati nel reporting sugli asset digitali. Con una formazione in economia e oltre un decennio di esperienza nei mercati globali, è specializzato in metriche on-chain, tendenze di adozione istituzionale e movimenti delle criptovalute guidati da fattori macroeconomici. Il suo lavoro unisce il giornalismo investigativo alla conoscenza tecnica dei mercati, rendendolo una voce autorevole per i trader alla ricerca di analisi fondate e attuabili.
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