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Nel Web3 arrivano i manager di Agent AI: così l’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro crypto

Secondo il nuovo report pubblicato da CryptoJobsList, il mercato delle assunzioni Web3 starebbe entrando nell’era degli “AI Agent Manager”.

Ovvero figure professionali incaricate non tanto di svolgere direttamente attività operative, quanto di supervisionare, coordinare e ottimizzare sistemi automatizzati basati su intelligenza artificiale.

Lo studio, che ha analizzato quasi duemila annunci di lavoro e centinaia di risposte raccolte tra professionisti del settore, mostra un cambiamento molto rapido.

Nel giro di dodici mesi le menzioni dell’intelligenza artificiale negli annunci Web3 sarebbero passate dal 23% a oltre il 53%. In pratica, più della metà delle nuove offerte di lavoro nel comparto crypto richiede ormai competenze AI.

Questo dato racconta molto più di una semplice moda tecnologica. Le aziende blockchain stanno infatti ripensando completamente la struttura dei propri team.

L’obiettivo non sembra più costruire grandi organizzazioni composte da numerosi sviluppatori, ma creare squadre più snelle, altamente specializzate e supportate da strumenti di automazione.


Le aziende Web3 assumono sempre più profili legati all’AI 

Secondo il report, circa il 69% dei lavoratori Web3 ritiene che il proprio ruolo stia evolvendo dall’esecuzione diretta di compiti verso la gestione di agenti AI.

In altre parole, il professionista crypto del futuro potrebbe non essere colui che scrive codice manualmente per ore, ma chi coordina sistemi autonomi capaci di svolgere gran parte del lavoro operativo.

Questo cambiamento sta già influenzando anche le retribuzioni. I ruoli di medio livello legati all’intelligenza artificiale avrebbero raggiunto stipendi medi superiori ai 115.000 dollari annui, circa il 20% in più rispetto ai ruoli Web3 tradizionali non focalizzati sull’AI.

Il messaggio che emerge è piuttosto chiaro: nel settore crypto, le competenze legate all’intelligenza artificiale stanno rapidamente diventando un vantaggio competitivo sia per le aziende sia per i lavoratori.

Il modello Coinbase accelera il cambiamento

Ad ogni modo, la trasformazione del lavoro Web3 non avviene per caso. Negli ultimi mesi molte aziende crypto hanno iniziato a ristrutturare i propri team, collegando apertamente questa scelta alla crescita della produttività garantita dall’intelligenza artificiale.

Uno dei casi più discussi è quello di Coinbase. L’azienda ha recentemente annunciato il taglio di centinaia di posti di lavoro, una decisione che il CEO Brian Armstrong ha associato anche all’impatto crescente degli strumenti AI sui processi interni.

Il tema è particolarmente delicato perché mostra il lato meno celebrativo dell’automazione. Se da una parte l’AI aumenta efficienza e velocità operativa, dall’altra riduce la necessità di alcune mansioni tradizionali. 

Nel Web3, settore già caratterizzato da forte volatilità occupazionale, questo processo rischia di accelerare ulteriormente la selezione delle competenze richieste.

Allo stesso tempo, però, stanno nascendo nuove figure professionali. Le aziende non cercano soltanto sviluppatori esperti di blockchain, ma persone capaci di integrare AI, sicurezza, automazione e infrastrutture decentralizzate.

Secondo il fondatore di CryptoJobsList, la diffusione del cosiddetto “vibe coding” e dello sviluppo assistito dall’intelligenza artificiale abbasserà le barriere di ingresso per molti programmatori junior provenienti dal Web2.

Questo potrebbe favorire l’ingresso di nuovi talenti nel settore crypto, ma anche aumentare la domanda di figure altamente specializzate nella progettazione di sistemi, nella cybersecurity e nella supervisione degli agenti autonomi.

Intanto gli agenti AI stanno già uscendo dai semplici strumenti interni per entrare direttamente nell’economia blockchain. Un esempio arriva dal progetto Agentic.market, lanciato attraverso il protocollo x402 sostenuto da Coinbase.

La piattaforma permette agli agenti AI di cercare servizi e pagarli autonomamente utilizzando stablecoin come USDC.

È un passaggio molto importante perché trasforma gli agenti AI in veri partecipanti economici autonomi. Se questa evoluzione continuerà, le aziende avranno bisogno di lavoratori in grado non solo di utilizzare l’AI, ma di gestire interi ecosistemi automatizzati.

Il lavoro crypto cambia identità tra opportunità e rischi

Il fenomeno descritto dal report CryptoJobsList riflette una trasformazione più ampia che sta coinvolgendo l’intero settore tecnologico.

Tuttavia, nel Web3 questa evoluzione assume caratteristiche particolari perché si intreccia con blockchain, smart contract e sistemi finanziari decentralizzati.

La combinazione tra AI e crypto sta creando un nuovo modello operativo dove software autonomi possono interagire economicamente senza intervento umano costante.

È uno scenario che promette enorme efficienza, ma che apre anche interrogativi importanti sul futuro del lavoro.

Da una parte emergono opportunità concrete. Le competenze AI permettono già oggi di ottenere stipendi più alti, migliori condizioni contrattuali e maggiore potere negoziale.

Secondo il report, oltre il 60% dei lavoratori Web3 sostiene che le competenze legate all’intelligenza artificiale abbiano aiutato a negoziare salari superiori.

Dall’altra però cresce anche una pressione implicita sui professionisti che non riescono ad adattarsi rapidamente.

Sempre più candidati dichiarano di evitare aziende prive di una strategia AI chiara, segno che l’automazione non viene più percepita come opzionale, ma come elemento centrale della competitività futura.

Esiste poi un rischio strutturale spesso sottovalutato: il Web3 potrebbe diventare uno dei primi settori dove l’automazione AI riduce concretamente il numero di posti di lavoro necessari.

Le aziende crypto operano già con strutture snelle e distribuite; l’integrazione di agenti autonomi potrebbe comprimere ulteriormente i team.

Il risultato potrebbe essere un mercato del lavoro molto più polarizzato. Da un lato pochi professionisti altamente qualificati, ben pagati e capaci di gestire infrastrutture AI avanzate. Dall’altro una riduzione progressiva delle mansioni intermedie più facilmente automatizzabili.

Eppure il settore continua a muoversi rapidamente in questa direzione. Blockchain e intelligenza artificiale vengono ormai considerate tecnologie complementari, capaci di alimentarsi a vicenda.

Le crypto offrono pagamenti programmabili, identità digitali e infrastrutture decentralizzate; l’AI fornisce automazione, decisioni autonome e capacità operative continue.

In conclusione, il mercato del lavoro Web3 sta cambiando identità. Non si tratta più soltanto di assumere sviluppatori blockchain o community manager crypto.

Le aziende cercano sempre più figure ibride, capaci di comprendere contemporaneamente infrastrutture decentralizzate, sistemi AI e automazione economica.

E mentre gli agenti AI iniziano lentamente a diventare protagonisti dell’economia onchain, il ruolo degli esseri umani sembra spostarsi verso qualcosa di diverso: meno esecutori diretti e sempre più supervisori di macchine intelligenti che lavorano senza interruzioni.

Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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