Le regole stablecoin Bank of England potrebbero cambiare dopo le forti critiche arrivate dall’industria crypto britannica e da più fronti politici. Al centro della revisione c’è un equilibrio delicato: proteggere la stabilità finanziaria senza rendere, nei fatti, impraticabile l’uso di questi strumenti nel Regno Unito.
Il segnale più chiaro è arrivato da Sarah Breeden, Deputy Governor for financial stability, che ha definito l’impostazione iniziale potenzialmente “overly conservative”. Una frase pesante, perché arriva mentre Londra prova a capire come regolamentare le stablecoins senza soffocare un segmento che il mercato considera sempre più strategico.
Dietro la correzione di rotta c’è una tensione ormai evidente. Da una parte la banca centrale teme fughe rapide di depositi dal sistema bancario tradizionale. Dall’altra, operatori e legislatori contestano limiti giudicati troppo rigidi, costosi da applicare e poco compatibili con l’obiettivo di fare del Regno Unito una piazza competitiva per gli asset digitali.
Summary
Bank of England verso un allentamento delle regole sulle stablecoin
Secondo quanto emerge, la Bank of England sta valutando di alleggerire il quadro previsto per le stablecoins e di esplorare soluzioni alternative. L’obiettivo dichiarato resta lo stesso: costruire un regime in cui queste forme di denaro digitale possano funzionare e portare benefici agli utenti, senza aprire nuovi rischi sistemici.
Breeden ha riconosciuto che la proposta iniziale potrebbe essere stata troppo prudente. È un passaggio importante nella regolamentazione stablecoin nel Regno Unito, perché suggerisce che la banca centrale sta riconsiderando non il principio della supervisione, ma il modo pratico con cui applicarla.
Perché conta? Perché il tema non riguarda solo il settore crypto. Riguarda anche il rapporto tra innovazione nei pagamenti, fiducia pubblica e tenuta del sistema bancario. Se le regole sono troppo dure, il Regno Unito rischia di frenare lo sviluppo del mercato. Se sono troppo leggere, la BoE teme shock di liquidità e tensioni sui depositi.
Cosa prevedeva la proposta originaria della BoE
La proposta stablecoin BoE era stata messa nero su bianco in un consultation paper pubblicato a novembre. Il piano includeva un tetto temporaneo alla detenzione di stablecoin, pensato per contenere i rischi per la stabilità finanziaria legati a grandi e rapidi deflussi di depositi dalle banche.
I limiti di detenzione stablecoin UK previsti nella bozza erano molto specifici:
- £10,000 a £20,000 per gli individui
- £10 million per le imprese
Non era l’unico punto sensibile. La Bank of England aveva anche proposto che gli emittenti di stablecoin considerati sistemici detenessero almeno il 40% delle riserve a copertura del token sotto forma di depositi non remunerati presso la banca centrale.
Quel requisito del 40% sui requisiti di riserve per stablecoin mirava, secondo la BoE, a sostenere la capacità di rimborso e la fiducia del pubblico anche in condizioni di stress. Breeden ha collegato l’impostazione 60:40 all’esperienza recente di tensioni di liquidità, citando in particolare l’entità dei depositi ritirati da Silicon Valley Bank nel 2023 e altre crisi recenti.
Il contraccolpo di industria e politici
La reazione non si è fatta attendere. Gruppi crypto e operatori dei pagamenti nel Regno Unito hanno contestato le restrizioni, sostenendo che avrebbero penalizzato la sterlina e indebolito la posizione britannica rispetto a Stati Uniti ed European Union.
Simon Jennings, executive director dello UK Cryptoasset Business Council, ha criticato soprattutto l’idea dei tetti di possesso, sostenendo che “limits simply don’t work in practice”. Il nodo, secondo il settore, è operativo prima ancora che normativo: per imporre limiti di questo tipo servirebbero sistemi nuovi e complessi, come identificazione digitale o coordinamento costante tra wallet.
Anche il mondo politico ha espresso resistenze. A dicembre, una coalizione di parlamentari britannici si è opposta alla linea della BoE, ritenendo che potesse ostacolare gli sforzi del governo per posizionare il Regno Unito come un hub per l’industria degli asset digitali.
Qui emerge il vero punto di frizione nelle regole stablecoin Bank of England: non tanto la necessità di controlli, quanto la sostenibilità tecnica ed economica della loro applicazione. Se un regime è troppo macchinoso, il rischio è che venga percepito dal mercato come una barriera più che come una cornice di sicurezza.
Perché la Bank of England non vuole fare marcia indietro del tutto
La banca centrale, però, non sta abbandonando le sue preoccupazioni di fondo. La posizione Bank of England su stablecoin resta ancorata al tema della stabilità finanziaria e alla possibilità che una diffusione ampia di questi strumenti provochi spostamenti rapidi di fondi fuori dai depositi bancari tradizionali.
Per questo la BoE continua a difendere la logica che stava dietro ai limiti e ai vincoli sulle riserve. La banca centrale aveva spiegato che il tetto temporaneo serviva proprio a mitigare i rischi derivanti da grandi e improvvisi deflussi di depositi dal settore bancario. In altre parole, il timore non è teorico: riguarda il comportamento del denaro nei momenti di stress.
Breeden ha anche ammesso che il modo scelto per implementare quei limiti è apparso troppo pesante sul piano operativo per una misura temporanea. Proprio da qui parte la revisione. La BoE, ha spiegato, è ora “genuinely open” a valutare altre strade per raggiungere lo stesso obiettivo: un quadro in cui le stablecoins possano avere successo e offrire benefici agli utenti, restando però sicure perché, come ha ricordato, “it is money”.
Questo passaggio è decisivo anche per il mercato. I cambiamenti norme stablecoin in arrivo potrebbero dire molto su come Londra intende posizionarsi: non come un sistema che rinuncia alla cautela, ma come una giurisdizione che prova a rendere la cautela compatibile con l’adozione.
Una revisione che pesa sul futuro del mercato britannico
La revisione delle regole stablecoin Bank of England ha un significato più ampio del singolo dossier tecnico. È un test su quanto il Regno Unito sia disposto ad adattare la propria regolazione davanti al contraccolpo dell’industria crypto e alle obiezioni dei legislatori, senza perdere il controllo sul rischio sistemico.
Per investitori, aziende dei pagamenti e operatori crypto, il messaggio è che il confronto non è chiuso e che la banca centrale sta cercando un punto di equilibrio più realistico. Per gli utenti, invece, la questione resta la stessa: avere strumenti digitali che possano funzionare davvero, con regole chiare ma non paralizzanti.
La partita ora si gioca su questo terreno: trasformare una proposta giudicata troppo conservativa in un framework credibile, applicabile e competitivo. È lì che si deciderà se la regolamentazione stablecoin nel Regno Unito diventerà un freno o una leva per l’adozione.

