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Goldman Sachs Bitcoin ETF resta a 700 milioni: via XRP e Solana

Il Goldman Sachs Bitcoin ETF resta il fulcro della strategia crypto della banca, mentre le posizioni legate a XRP, Solana ed Ethereum vengono ridimensionate in modo netto. Nel suo ultimo Form 13F relativo al Q1 2026, Goldman Sachs ha azzerato le esposizioni agli ETF su XRP e Solana, ha tagliato di circa il 70% gli ETF su ETH e ha mantenuto l’allocazione in Bitcoin ETF vicina ai 700 milioni di dollari.

Il segnale è chiaro: per il capitale istituzionale, almeno in questa fase, Bitcoin continua a fare da ancora. Gli altcoin ETF perdono terreno, mentre il peso del Goldman Sachs Bitcoin ETF resta sostanzialmente stabile. Il movimento colpisce anche per il contrasto con il trimestre precedente, quando le partecipazioni combinate in prodotti collegati a XRP e Solana avevano toccato circa 154 milioni di dollari nel Q4 2025.

In pochi mesi, quindi, Goldman Sachs è passata da un’esposizione rilevante sugli ETF legati ad altcoin a una posizione azzerata su quei prodotti. Non si tratta di un dettaglio tecnico: il filing mostra una scelta precisa, con un messaggio molto leggibile per chi segue i dati e gli aggiornamenti sull’esposizione dell’ETF Bitcoin di Goldman Sachs nel 2026.

Goldman Sachs esce dagli ETF su XRP e Solana

Il dato più forte del filing è proprio questo: Goldman Sachs ha liquidato interamente tutte le posizioni in ETF legati a XRP e Solana. Nel Q4 2025, le partecipazioni aggregate in questi strumenti avevano raggiunto circa 154 milioni di dollari. Ora valgono zero.

Questo passaggio pesa perché gli ETF su altcoin erano stati letti da molti come un possibile passo successivo nell’adozione istituzionale delle crypto oltre Bitcoin. La scelta di Goldman Sachs indica invece un approccio molto più selettivo e molto meno disposto a disperdere il rischio su asset alternativi.

Bitcoin resta il centro della strategia

Se sugli altcoin Goldman ha chiuso, sul fronte Goldman Sachs Bitcoin ETF la fotografia è diversa. La banca ha mantenuto un’esposizione complessiva intorno ai 700 milioni di dollari, con una riduzione limitata a circa il 10% rispetto ai livelli precedenti.

In pratica, il taglio è stato marginale. I dati indicano anche il mantenimento di posizioni in fondi Bitcoin gestiti da grandi emittenti come BlackRock e Fidelity. Il punto centrale è questo: Goldman Sachs non sta uscendo dal tema crypto, ma sta concentrando il rischio su Bitcoin molto più che sul resto del mercato.

Il confronto rende bene l’idea:

  • XRP e Solana: esposizione azzerata
  • Ethereum: taglio di circa il 70%
  • Bitcoin ETF: quota mantenuta attorno a 700 milioni di dollari, con riduzione di circa il 10%

Per il mercato, il messaggio è netto. Quando un investitore istituzionale ricalibra il portafoglio in questo modo, non sta semplicemente riducendo il settore crypto: sta scegliendo quale parte del settore considera più difendibile.

Ethereum arretra, ma non scompare

Anche Ethereum resta in portafoglio, ma con un peso molto inferiore. Goldman ha ridotto di circa il 70% la sua esposizione agli Ethereum ETF, lasciando una partecipazione residua da 114 milioni di dollari.

Il dato conta perché mostra una gerarchia sempre più visibile tra gli asset digitali ammessi nella sfera istituzionale. Bitcoin resiste quasi intatto. Ethereum viene ridimensionato in modo pesante. XRP e Solana spariscono del tutto dal perimetro degli ETF detenuti dalla banca.

Questa differenza di trattamento può incidere anche sulla percezione del mercato. Quando i flussi si concentrano su pochi strumenti, la domanda si sposta verso i prodotti considerati più solidi, più leggibili e più facili da inserire nei portafogli istituzionali.

Goldman Sachs aumenta le scommesse sulle azioni crypto

Parallelamente alla rotazione sugli ETF, Goldman Sachs ha rafforzato la sua presenza in alcune società chiave dell’ecosistema crypto.

  • la partecipazione in Circle è salita del 249%
  • la posizione in Galaxy Digital è aumentata del 205%
  • anche l’investimento in Coinbase è cresciuto

Questa seconda gamba della strategia è importante quanto la prima. Mentre riduce o elimina l’esposizione diretta ad alcuni ETF crypto, Goldman aumenta la posta su aziende che rappresentano infrastrutture, servizi e snodi finanziari del settore.

Circle occupa un posto particolare in questo schema. USDC viene descritto come una stablecoin orientata alla compliance e adatta a un uso istituzionale. Galaxy Digital offre esposizione a segmenti come trading e asset management. Coinbase, dal canto suo, resta uno degli attori centrali del mercato statunitense.

Cosa racconta davvero il Form 13F di Goldman Sachs

Il filing del Q1 2026 non fotografa solo uno spostamento di capitale. Racconta anche una preferenza più precisa: meno fiducia negli ETF su altcoin, più concentrazione su Bitcoin e più interesse per società crypto considerate utili all’infrastruttura del settore.

Dentro questo quadro, il Goldman Sachs Bitcoin ETF diventa più di un dato numerico. La banca ha difeso quella quota vicina ai 700 milioni di dollari mentre altre aree venivano ridotte o cancellate. È qui che si legge la vera gerarchia del portafoglio.

Per investitori e osservatori del settore, il messaggio è utile da estrarre anche in chiave più ampia: il capitale istituzionale non sembra abbandonare la crypto economy, ma tende a concentrare la propria presenza dove vede più liquidità, maggiore leggibilità e una struttura di mercato più matura.

Ed è proprio questo il punto che potrebbe pesare di più nei prossimi trimestri: non se Wall Street resterà nelle crypto, ma in quali segmenti sceglierà di restare.

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