La questione Swan Bitcoin e la causa Prime Trust si allarga e riporta sotto i riflettori uno dei fallimenti più pesanti della custodia crypto nel 2023. PCT Litigation Trust ha avviato un’azione contro Electric Solidus, Inc., la società che opera come Swan Bitcoin, davanti alla U.S. Bankruptcy Court for the District of Delaware.
Al centro del caso ci sono asset digitali e liquidità che, secondo il trust, sarebbero usciti da Prime Trust prima del deposito per bancarotta. La contestazione riguarda circa 11,994 Bitcoin, 24,66 milioni di dollari in cash, circa 5 milioni di dollari in stablecoins e 91.144 XRP. Sulla base dei prezzi attuali del Bitcoin richiamati nelle ricostruzioni pubbliche, il valore della pretesa supera i 970 milioni di dollari.
Ma la partita non è solo numerica. La vera questione è capire chi fosse il reale proprietario di quei fondi e se quei trasferimenti possano essere recuperati nell’ambito del fallimento.
Summary
Swan Bitcoin nel mirino per i fondi usciti da Prime Trust
La causa legale Prime Trust depositata in Delaware punta a recuperare crypto e contanti che il PCT Litigation Trust sostiene siano stati spostati fuori da Prime Trust poco prima della bancarotta.
Il fascicolo, collegato al contesto di Prime Core Technologies, descrive un conflitto che tocca uno dei punti più sensibili dell’industria: la separazione tra beni dei clienti, asset custoditi in trust e patrimonio disponibile per i creditori in una procedura fallimentare.
I numeri citati nel ricorso sono quelli che hanno attirato subito l’attenzione del mercato:
- circa 11,994 Bitcoin
- 24,66 milioni di dollari in cash
- circa 5 milioni di dollari in stablecoins
- 91.144 XRP
Il caso Swan Bitcoin Prime Trust fallimento non riguarda soltanto una singola azienda, ma mette in discussione come vengano trattati gli asset dei clienti quando un custode crypto collassa. È un tema che tocca operatori, investitori e società che appoggiano la propria infrastruttura a terze parti.
Le accuse sul presunto uso di informazioni non pubbliche
Uno dei passaggi più delicati della denuncia riguarda le accuse su uso di informazioni non pubbliche. Secondo il ricorso, Swan avrebbe agito per evitare perdite prima del tracollo di Prime Trust.
La contestazione sostiene che Swan abbia chiesto di spostare l’intera attività lontano da Prime Trust il 25 maggio 2023, un giorno prima dell’incontro tra Prime e la Nevada Financial Institutions Division. Per il trust, la tempistica non sarebbe casuale e avrebbe consentito a Swan di sottrarsi a danni che altri clienti di Prime avrebbero invece subito.
Nel testo della denuncia si sostiene che Swan “knew to transfer fiat and crypto from Prime immediately prior to Prime filing for bankruptcy to avoid catastrophic losses”. Si tratta però di un’accusa contenuta nella causa, non di un fatto già accertato dal tribunale.
Questo è un altro punto chiave della controversia: non solo il movimento degli asset, ma il contesto in cui sarebbe avvenuto. Se il tribunale dovesse ritenere rilevanti i tempi dei trasferimenti e l’eventuale accesso a informazioni riservate, il caso potrebbe diventare un riferimento importante per future dispute su custodia crypto e fallimento.
La difesa di Swan: gli asset erano dei clienti
Swan contesta l’impostazione di fondo della causa. In una dichiarazione attribuita a un rappresentante, la società sostiene che Prime Trust custodiva proprietà dei clienti in “individually-owned trust accounts”.
La posizione di Swan è netta: gli asset detenuti da una trust company per conto dei clienti non dovrebbero essere messi a disposizione dei creditori chirografari. Nella stessa linea difensiva, il rappresentante ha affermato che “Customer assets held by a trust company are not available to general unsecured creditors, and we expect the courts to say so.”
Il nodo della Swan Bitcoin causa Prime Trust
Qui si gioca il cuore giuridico della Swan Bitcoin causa Prime Trust. Da una parte il trust prova a riportare quei fondi dentro la massa fallimentare; dall’altra Swan sostiene che non si tratti di patrimonio aggredibile, ma di beni dei clienti custoditi separatamente.
In termini pratici, il tribunale dovrà valutare tre aspetti: gli accordi di custodia, il momento esatto dei trasferimenti e la titolarità effettiva degli asset.
Il crollo di Prime Trust continua a produrre effetti
Prime Trust era già finita al centro dell’attenzione nel 2023, quando i regolatori del Nevada avevano rilevato che il custode era insolvente e non riusciva a soddisfare le richieste di prelievo dei clienti. Da lì erano partiti il receivership e poi il Chapter 11, aprendo una lunga scia di contenziosi.
La nuova causa dimostra che il fallimento Prime Trust e clienti resta una questione aperta, ben oltre la cronaca del collasso iniziale. Ogni nuova azione in tribunale riporta in superficie lo stesso nodo: come vengono classificati e protetti gli asset dei clienti quando la struttura che li custodisce si spezza.
Per il mercato questa non è una disputa marginale. I casi come questo influenzano la fiducia nella custodia crypto, il modo in cui gli operatori scelgono i partner infrastrutturali e la percezione del rischio legato al cambio di custodia e al rischio utenti. Quando in gioco ci sono quasi 12.000 Bitcoin, la questione smette di essere tecnica e diventa sistemica.
Perché il caso nel Delaware può pesare oltre Swan
Il tribunale fallimentare del Delaware si trova ora davanti a una causa che va oltre il rapporto tra Swan e Prime Trust. Se emergerà che determinati asset erano davvero segregati in trust, la decisione potrebbe rafforzare la posizione di chi sostiene una netta separazione tra fondi dei clienti e massa fallimentare.
Se invece prevarrà la tesi del trust, il messaggio per il settore sarebbe altrettanto forte: nei fallimenti crypto, la struttura contrattuale e il timing dei trasferimenti possono fare la differenza tra protezione e recupero forzoso.
È anche per questo che la Swan Bitcoin causa Prime Trust viene seguita con attenzione. Dietro la disputa sui trasferimenti BTC, sui contanti e sugli altri token, c’è una domanda che riguarda tutta l’industria: chi controlla davvero un asset custodito da un intermediario, nel momento in cui quell’intermediario crolla?

