Il lancio SoFiUSD arriva mentre il mercato delle stablecoin cambia volto. Non si tratta più soltanto di token nati dentro l’ecosistema crypto: sempre più spesso entrano in gioco strumenti pensati per l’infrastruttura bancaria regolamentata. SoFi Technologies ha portato il nuovo token a tutti i suoi 14,7 milioni di membri dell’app bancaria, spingendo il settore verso un modello più vicino alla finanza tradizionale.
Il dato di fondo aiuta a capire perché il lancio SoFiUSD stia attirando attenzione. Le stablecoin quotate su CoinGecko sono passate da meno di 50 nel 2018 a quasi 400 nel 2025. Non è solo una crescita numerica. Vuol dire che l’offerta di token ancorati al dollaro continua ad allargarsi e che il mercato chiede riserve, regole e meccanismi di settlement più solidi.
In questo quadro, SoFi prova a occupare uno spazio preciso. Non sfida direttamente i leader storici come USDT e USDC sul terreno della liquidità DeFi, ma punta a proporsi come alternativa bancaria e cash-backed, costruita per pagamenti, regolamenti istituzionali e futuri prodotti tokenizzati.
Summary
Stablecoin in forte crescita: da nicchia crypto a infrastruttura finanziaria
Secondo i dati riportati da CoinGecko, le stablecoin listate sono cresciute da meno di 50 nel 2018 a quasi 400 nel 2025. La traiettoria suggerisce che l’emissione continua ad accelerare.
Più aumenta il numero di stablecoin, più il mercato ha bisogno di modelli credibili per custodire le riserve e gestire i flussi. Finora gran parte del capitale si è concentrato su emittenti crypto-native, con USDT e USDC ancora in testa per market cap e liquidità nella DeFi. Però l’espansione dell’offerta apre anche spazio a operatori con un profilo più vicino alla finanza regolamentata.
È su questo terreno che si inserisce SoFi. Il gruppo non si limita a emettere un nuovo token: prova a costruire un’infrastruttura in cui la stablecoin possa funzionare come strumento bancario e non soltanto come asset da scambio nell’ecosistema crypto.
Il lancio SoFiUSD e l’accesso a 14,7 milioni di utenti
Il lancio SoFiUSD è partito il 27 maggio ed è stato esteso a tutti i 14,7 milioni di utenti dell’app bancaria di SoFi. La stablecoin si riscatta 1:1 in U.S. dollars e opera su Ethereum e Solana.
Questi tre elementi definiscono subito il posizionamento del prodotto. L’accesso diretto a una base utenti molto ampia, l’ancoraggio 1:1 al dollaro e il supporto su due blockchain già centrali nell’attività on-chain raccontano un prodotto pensato per stare dentro e fuori dall’app.
Per chi guarda al settore, il punto non è solo tecnico. Il lancio stablecoin SoFi mette infatti insieme distribuzione retail e presenza su reti blockchain consolidate, cercando di rendere la stablecoin utilizzabile sia dentro l’app sia, potenzialmente, in flussi più ampi di pagamento e regolamento.
Perché il modello SoFi vuole distinguersi
La differenza più marcata, nel racconto della società, riguarda la struttura delle riserve. SoFiUSD è sostenuta interamente da liquidità detenuta presso la Federal Reserve, mentre verifiche regolari tramite attestazioni CPA controllano in modo continuativo le riserve.
È il cuore della proposta. In un mercato dove la fiducia nelle riserve resta uno dei temi più sensibili, una stablecoin cash-backed emessa da banca cerca di rispondere a una domanda precisa: offrire un token ancorato al dollaro che possa essere più facilmente integrato da soggetti attenti a vincoli regolamentari e controlli operativi.
A rafforzare questo posizionamento c’è anche il profilo di SoFi, che dispone di charter OCC e di status FDIC-insured. Questo aspetto pesa perché distingue la società dagli emittenti nativi crypto che non possono replicare lo stesso inquadramento istituzionale.
Qui emerge il punto più importante. Se il settore delle stablecoin vuole estendersi oltre trading e DeFi, deve convincere anche banche, reti di pagamento e operatori infrastrutturali. Il valore del lancio SoFiUSD sta proprio nel tentativo di trasformare una stablecoin in un componente della finanza regolamentata, non soltanto in un prodotto per utenti crypto.
Pagamenti, settlement e prossimi passi del lancio SoFiUSD
SoFi sta lavorando su due direttrici. La prima è consumer: inserire SoFiUSD nell’app usata per risparmio, prestiti e investimenti. La seconda è istituzionale, e passa da Galileo, la piattaforma B2B del gruppo che serve oltre 160 milioni di account.
Secondo le informazioni disponibili, Galileo potrebbe usare SoFiUSD per il settlement e altre banche emittenti presenti sulla piattaforma potrebbero regolare transazioni con la stablecoin. Se questo modello prenderà piede, il raggio d’azione del token andrà ben oltre la base clienti diretta di SoFi.
Un altro tassello riguarda Mastercard. SoFi ha esteso la partnership con il circuito per consentire a SoFiUSD di funzionare come valuta di settlement. È un passaggio strategico, perché collega la stablecoin non solo all’operatività crypto o all’app bancaria, ma anche a un’infrastruttura di pagamento tradizionale.
La roadmap citata include inoltre tokenized deposits, trasferimenti cross-border 24/7 e una quotazione su Bullish. Sono sviluppi che indicano la direzione del progetto più che una sfida immediata ai giganti del comparto. USDT e USDC restano infatti i riferimenti principali per capitalizzazione e liquidità DeFi. Ma il punto, per SoFi, sembra un altro: presidiare il segmento delle infrastrutture regolamentate stablecoin prima che il mercato maturi del tutto.
Il risultato è una mossa che parla a due pubblici insieme. Da un lato ci sono gli utenti retail già dentro l’ecosistema SoFi. Dall’altro ci sono banche, piattaforme e reti di pagamento che cercano una stablecoin emessa da banca con una cornice istituzionale più definita. Se la crescita delle stablecoin continuerà al ritmo visto tra il 2018 e il 2025, la partita potrebbe spostarsi sempre di più da chi emette più token a chi controlla l’infrastruttura che li rende davvero utilizzabili.

