HomeBlockchainSicurezzaFalla Coldcard: rubati oltre 1.000 Bitcoin, sicurezza wallet crypto a rischio

Falla Coldcard: rubati oltre 1.000 Bitcoin, sicurezza wallet crypto a rischio

Nessun portafoglio digitale, per quanto sofisticato, è davvero invulnerabile. Lo ha detto senza mezzi termini Changpeng Zhao, fondatore di Binance, dopo che una falla scoperta nei dispositivi Coldcard ha permesso il furto di centinaia di Bitcoin senza che nessuno toccasse fisicamente un hardware wallet. “Nothing is 100%“, ha scritto Zhao su X il 1° agosto, invitando gli utenti a distribuire i fondi su più portafogli invece di affidarsi a un solo dispositivo. La vicenda riporta al centro del dibattito la sicurezza wallet crypto e mette in discussione uno dei capisaldi dell’autocustodia: l’idea che un dispositivo offline sia per definizione al sicuro.

Punti chiave

  • Una falla firmware su Coldcard ha generato seed prevedibili, permettendo il furto di BTC senza sottrarre alcun dispositivo fisico.
  • Le stime indicano circa 594 BTC rubati da 500 wallet in 25 minuti, con Galaxy Research che ha fornito una stima alternativa più alta di 1.082,65 BTC su 1.196 indirizzi in 41 minuti.
  • La vulnerabilità permetteva di ricostruire le chiavi private da remoto, prima ancora che venisse firmata qualsiasi transazione.
  • Coinkite ha rilasciato patch firmware, ma i seed generati con le versioni vulnerabili restano compromessi e vanno sostituiti.
  • CZ propone la sicurezza multi-wallet come mitigazione, non come soluzione definitiva al problema dell’autocustodia.

La falla del seed di Coldcard mette a nudo una grave vulnerabilità

Il problema seed Coldcard nasce da un errore di integrazione nel firmware, non da un furto fisico o da un attacco di phishing. Alcuni dispositivi, in determinate condizioni, non generavano più il seed usando il generatore hardware di numeri casuali, ma ricorrevano a un metodo software prevedibile.

Generazione prevedibile del seed causa furti di BTC

Il difetto risale a un’impostazione di build che indicava al dispositivo di saltare il proprio generatore di casualità hardware; un controllo in una libreria di supporto verificava solo che l’impostazione esistesse, non che fosse effettivamente attivata. Il risultato era una generazione della chiave basata su dati non segreti, come il numero di serie del chip e i registri dell’orologio interno, entrambi ricostruibili da un attaccante. Questo ha permesso di risalire alle chiavi private da remoto, senza mai entrare in possesso del dispositivo né della frase di recupero: la violazione si è consumata nella fase di creazione del wallet, non durante la conservazione o la firma delle transazioni.

Scala e tempistica dell’incidente di furto Bitcoin

Le stime iniziali indicavano circa 594 BTC sottratti da circa 500 wallet in una finestra di 25 minuti. Galaxy Research ha fornito una stima alternativa più elevata di 1.082,65 BTC distribuiti su 1.196 indirizzi in un arco di 41 minuti. La rapidità e l’estensione dell’attacco dimostrano che una falla nella generazione delle chiavi può colpire simultaneamente centinaia di portafogli dormienti, anche quelli rimasti inattivi per anni, trasformando un bug tecnico in una perdita economica di massa in pochi minuti.

La risposta di Coldcard e le azioni richieste agli utenti

Coinkite, l’azienda dietro Coldcard, ha rilasciato patch firmware correttive, ma il danno pregresso resta: i seed già generati con le versioni difettose non possono essere “riparati” da un aggiornamento software.

Patch firmware e i loro limiti

L’azienda ha avvisato che i seed prodotti su firmware Mk3 (dalla versione 4.0.1 in avanti) e su alcune versioni meno recenti di Mk4, Mk5 e Q potrebbero essere vulnerabili. Anche dopo l’aggiornamento, le chiavi generate in precedenza restano potenzialmente esposte, perché il problema riguarda l’origine del seed e non il comportamento del dispositivo dopo la patch.

Necessità di generare nuovi seed e trasferire i fondi

Per questo motivo, chi ha creato un wallet con firmware compromesso deve generare un nuovo seed e spostare i propri Bitcoin verso un portafoglio creato con software aggiornato, dato che le chiavi private originali potrebbero restare individuabili da un attaccante. È un promemoria scomodo su quanto la gestione offline wallet non sia sinonimo automatico di protezione assoluta.

Sicurezza multi-wallet: vantaggi e limiti dell’autocustodia diversificata

Il caso Coldcard rilancia una domanda pratica: come si riduce concretamente il rischio chiavi private Bitcoin senza rinunciare all’autocustodia? La risposta che circola nel settore è l’autocustodia multi-wallet, ossia distribuire i fondi tra più dispositivi, più seed e anche più produttori.

Diversificare tra dispositivi e seed riduce il rischio, ma non basta duplicare

Separare i fondi tra seed indipendenti, dispositivi diversi, vendor differenti e usi distinti riduce il rischio di concentrazione: se un wallet viene compromesso, resta esposta solo una parte del portafoglio complessivo. In pratica, si può tenere una piccola somma per la spesa quotidiana su un hot wallet, una riserva su hardware wallet e i saldi più consistenti dietro configurazioni multisig. Ma attenzione: copiare lo stesso seed su più dispositivi non crea alcuna vera diversificazione, perché la vulnerabilità di fondo resta identica su tutte le copie. Inoltre, una gestione poco accurata dei backup può trasformare la protezione dei fondi crypto in una perdita permanente, se il proprietario perde traccia dei saldi o gli eredi non riescono a rintracciare le copie di sicurezza.

Pratiche istituzionali e complessità per gli utenti retail

Le istituzioni, che gestiscono somme più grandi e coinvolgono più decisori, adottano generalmente controlli più rigidi: multisig o multi-party computation, approvatori separati, distribuzione geografica delle chiavi, politiche di prelievo e procedure di recupero testate periodicamente. Il NIST, riferimento tecnico sulla gestione crittografica delle chiavi, individua backup, autorizzazione, inventario, recupero e risposta alle compromissioni come elementi centrali di qualsiasi strategia solida. Perché conta: questo approccio conferma che la vera protezione non dipende da un singolo dispositivo “infallibile”, ma da un processo coordinato capace di limitare i danni quando una componente fallisce — un modello che gli utenti retail difficilmente possono replicare nella sua interezza, ma da cui possono trarre principi utili.

L’avvertimento di Zhao non trasforma la sicurezza multi-wallet in una soluzione perfetta: resta una mitigazione, non una garanzia. Ma l’episodio Coldcard lascia un insegnamento chiaro per chiunque gestisca Bitcoin in autocustodia: la resilienza non nasce da un dispositivo che si presume infallibile, ma da una struttura pensata per contenere le perdite quando, prima o poi, qualcosa va storto.

FAQ

Perché il portafoglio hardware Coldcard non ha garantito una sicurezza completa?

Perché un bug del firmware ha fatto sì che alcuni dispositivi usassero una generazione delle chiavi basata su software prevedibile invece che sulla casualità hardware, permettendo agli attaccanti di ricostruire le chiavi private da remoto ancora prima che venisse firmata qualsiasi transazione.

Quanti Bitcoin sono stati rubati a causa della falla nel seed di Coldcard?

Le stime iniziali indicavano circa 594 BTC rubati da 500 wallet in 25 minuti. Galaxy Research ha fornito una stima alternativa di 1.082,65 BTC su 1.196 indirizzi in 41 minuti.

Cosa devono fare gli utenti Coldcard colpiti per proteggere i propri fondi?

Devono generare nuovi seed e trasferire i loro Bitcoin verso wallet creati con versioni firmware già corrette, poiché i seed generati con le versioni vulnerabili restano compromessi anche dopo l’aggiornamento.

Usare lo stesso seed su più dispositivi migliora la sicurezza?

No: copiare un unico seed su più dispositivi non crea una vera diversificazione e comporta il rischio di perdita permanente dei fondi se i backup vengono persi o dimenticati.

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