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CLARITY Act: il disegno di legge che potrebbe ridefinire il mercato crypto negli Stati Uniti

Il CLARITY Act è entrato nella fase più delicata del suo percorso legislativo. Dopo anni di incertezza normativa, battaglie tra regolatori, cause contro exchange e token issuer, e continue richieste di regole più chiare da parte dell’industria, il disegno di legge americano sulla struttura di mercato dei digital asset è arrivato al punto in cui non basta più discuterne: il Senato dovrà decidere se trasformarlo davvero in legge.

Cos’è il CLARITY Act e a che punto è l’iter legislativo

Il nome completo è Digital Asset Market Clarity Act. La sua ambizione è semplice da spiegare, ma molto complessa da realizzare: stabilire quando una criptovaluta o un token debba essere trattato come una security, quindi sotto la supervisione della SEC, e quando invece possa essere considerato una digital commodity, con un ruolo centrale della CFTC. Per il settore crypto statunitense, e indirettamente per quello globale, si tratta di una delle riforme più importanti degli ultimi anni.

Gli ultimi aggiornamenti confermano che il provvedimento ha superato passaggi significativi. La Camera dei Rappresentanti lo ha approvato nel luglio 2025 con un ampio consenso bipartisan. Successivamente il testo è passato al Senato, dove il 14 maggio 2026 la Senate Banking Committee lo ha avanzato con un voto di 15 a 9. Il 1 giugno 2026 il CLARITY Act è stato inserito nel calendario legislativo del Senato, passaggio che lo rende formalmente eleggibile per il dibattito e il voto in aula.

Questo non significa però che l’approvazione finale sia già scontata. Anzi, è proprio qui che comincia la parte più complessa. Al Senato, la leadership deve ancora decidere quando portare il testo in aula. Inoltre, su una materia così divisiva, il disegno di legge potrebbe avere bisogno di un ampio sostegno bipartisan per superare eventuali ostacoli procedurali. Anche in caso di approvazione al Senato, se il testo finale dovesse differire da quello passato alla Camera, potrebbe essere necessario un ulteriore passaggio di riconciliazione prima della firma presidenziale.

Il punto politico è chiaro: il CLARITY Act non è più una proposta marginale, ma non è nemmeno ancora legge. È in una zona intermedia, molto avanzata ma ancora vulnerabile, e per il mercato questa fase è spesso proprio la più sensibile, perché ogni dichiarazione, emendamento o rinvio può influenzare le aspettative degli investitori.

La posta in gioco è alta. Negli ultimi anni, molte società crypto hanno criticato l’approccio americano basato sull’enforcement, cioè su interventi e cause avviate dai regolatori dopo che i prodotti erano già sul mercato. La SEC, in particolare, ha sostenuto più volte che numerosi token dovrebbero essere considerati securities. Molti operatori del settore hanno invece contestato l’assenza di un quadro normativo specifico, sostenendo che non si possa applicare meccanicamente alle blockchain una legislazione pensata per strumenti finanziari tradizionali.

Perché il CLARITY Act è importante per exchange e intermediari crypto

Il CLARITY Act prova a spostare il sistema da una regolazione per cause giudiziarie a una regolazione per regole scritte. È questo il suo valore principale. Per exchange, broker, custodian, market maker e issuer, sapere quale autorità controlla cosa è essenziale per pianificare investimenti, quotazioni, prodotti e procedure di compliance.

Dal punto di vista operativo, il disegno di legge mira a definire una categoria di “digital commodities” e a stabilire obblighi per gli intermediari che trattano asset digitali. Gli exchange e le piattaforme che operano in modo centralizzato dovrebbero rispettare requisiti di registrazione, trasparenza, custodia dei fondi dei clienti, gestione dei conflitti di interesse e controlli antiriciclaggio. Allo stesso tempo, il testo cerca di distinguere tra protocolli realmente decentralizzati e soggetti che, pur usando tecnologia blockchain, funzionano di fatto come intermediari controllati da una società o da un gruppo ristretto.

Le promesse del CLARITY Act per investitori e mercato crypto

Per il pubblico retail, la promessa è una maggiore protezione. Per l’industria, la promessa è una maggiore certezza. Per il mercato, la questione è ancora più interessante: la chiarezza normativa potrebbe modificare il modo in cui capitale istituzionale, fondi, market maker e piattaforme tradizionali guardano alle criptovalute.

Oggi una parte del capitale istituzionale rimane prudente non solo per la volatilità di Bitcoin, Ethereum o degli altcoin, ma anche per il rischio legale. Se un token quotato su un exchange venisse improvvisamente considerato una security non registrata, l’impatto potrebbe essere pesante: delisting, cause, restrizioni per gli investitori americani e perdita di liquidità. Una normativa più chiara potrebbe ridurre questo rischio, favorendo un mercato più profondo e più ordinato.

Possibili effetti sul trading di criptovalute

Per il trading su criptovalute, le implicazioni sono multiple. Nel breve termine, il percorso del CLARITY Act può diventare un catalizzatore di volatilità. Notizie positive, come l’avanzamento in commissione o la fissazione di una data per il voto in Senato, possono alimentare aspettative rialziste, soprattutto sui token più esposti al tema della classificazione normativa. Al contrario, rinvii, emendamenti restrittivi o segnali di stallo politico potrebbero generare prese di profitto.

Gli asset più sensibili potrebbero essere quelli legati agli exchange, alle infrastrutture di mercato, alla DeFi e agli ecosistemi di smart contract. Bitcoin, per la sua posizione più consolidata come commodity agli occhi di molti operatori, potrebbe reagire in modo meno diretto rispetto ad altcoin la cui classificazione è più incerta. Ethereum e i principali token Layer 1 potrebbero invece beneficiare di un quadro più chiaro, soprattutto se il testo finale confermasse una distinzione netta tra la natura del token e le modalità con cui viene venduto o promosso.

Un altro punto importante riguarda gli operatori quotati e le società esposte alle crypto. L’avanzamento del CLARITY Act è stato letto da diversi investitori come un potenziale vantaggio per piattaforme regolamentate e aziende americane del settore. Se le regole diventassero più prevedibili, gli exchange compliant potrebbero rafforzare la propria posizione competitiva, mentre gli operatori meno trasparenti potrebbero trovarsi sotto maggiore pressione.

I punti critici: SEC, decentralizzazione, AML e KYC

Naturalmente, non tutti vedono il CLARITY Act come una soluzione perfetta. I critici temono che il testo possa indebolire eccessivamente il ruolo della SEC, lasciando spazi troppo ampi a prodotti rischiosi. Altri ritengono che alcune definizioni sulla decentralizzazione possano essere sfruttate per evitare controlli. Anche il tema AML (Anti-Money Laundering, antiriciclaggio) e KYC (Know Your Customer, verifica dell’identità dei clienti) resta centrale: un settore più regolato deve poter dimostrare di essere capace di contrastare riciclaggio, frodi, manipolazioni e attività illecite.

Stablecoin, CBDC e futuro della finanza digitale americana

C’è poi il capitolo stablecoin e CBDC. Il testo discusso al Senato si intreccia con il più ampio dibattito americano sui pagamenti digitali, sul ruolo della Federal Reserve e sul rapporto tra banche tradizionali e società crypto. Anche questo spiega perché il percorso sia politicamente complesso: il CLARITY Act non riguarda solo il trading di token, ma la struttura futura della finanza digitale negli Stati Uniti.

Per gli investitori, l’errore sarebbe leggere il provvedimento come un semplice “via libera” alle crypto. Una legge di questo tipo non elimina il rischio di mercato, non rende automaticamente validi tutti i progetti e non impedisce future crisi di liquidità o fallimenti aziendali. Potrebbe però ridurre uno dei rischi più penalizzanti degli ultimi anni: l’incertezza regolatoria.

Conclusioni: il CLARITY Act è destinato a cambiare il settore crypto?

Se approvato, il CLARITY Act potrebbe segnare il passaggio delle criptovalute da una fase dominata dall’ambiguità a una fase di maggiore istituzionalizzazione. Questo potrebbe favorire liquidità, prodotti regolamentati, custodia professionale e partecipazione di grandi operatori finanziari. Ma potrebbe anche aumentare i costi di compliance e rendere più difficile la sopravvivenza per progetti opachi o piattaforme non conformi.

In sintesi, il CLARITY Act è oggi uno dei dossier più importanti da seguire per chi opera o investe nel mercato crypto. Il suo percorso è avanzato, il momentum politico esiste, ma l’approvazione finale resta aperta. Per i trader, le prossime tappe al Senato potrebbero diventare eventi di mercato. Per l’industria, potrebbero rappresentare qualcosa di ancora più grande: l’inizio di una nuova fase, in cui la competizione non si giocherà più solo sulla tecnologia e sulla narrativa, ma anche sulla capacità di operare dentro regole finalmente definite.

Alla prossima e buon trading!

Andrea Unger

Andrea Unger
Trader e autore italiano noto per essere l’unico quattro volte campione del mondo di Trading (2008, 2009, 2010, and 2012). Laureato con lode in Ingegneria Meccanica presso il Politecnico di Milano, membro del MENSA, trader indipendente dal 2001.
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