HomeCriptovaluteBitcoinSvizzera e Italia: due modelli Europei per Bitcoin tra innovazione e necessità

Svizzera e Italia: due modelli Europei per Bitcoin tra innovazione e necessità

Svizzera: L’eccellenza delle infrastrutture crypto

La Svizzera si conferma come il paese con la più alta capacità assoluta al mondo nell’ambito delle criptovalute, raggiungendo un punteggio di 75 su 84 e ottenendo la perfezione nel pilastro della spesa. Questo risultato è frutto di una combinazione unica di accessibilità e innovazione normativa, che distingue la Confederazione Elvetica nel panorama globale.

Un sistema di pagamento universale e integrato

La Svizzera è l’unica nazione a raggiungere il massimo punteggio sia nell’accesso (16 su 16) sia nella spesa (20 su 20). Un elemento distintivo è la presenza di un ponte universale tra crypto e fiat integrato nello standard nazionale delle fatture: grazie a Bitcoin Suisse Pay, qualsiasi bolletta svizzera dotata di QR-code può essere saldata in bitcoin, ethereum o stablecoin, coprendo tutte le sei categorie di bollette. Questa soluzione, unica nel suo genere, rende la Svizzera un modello di riferimento per l’adozione delle criptovalute nei pagamenti quotidiani.

Lugano: un laboratorio urbano per bitcoin

La città di Lugano rappresenta un esempio concreto di come le criptovalute possano essere integrate nella vita di tutti i giorni. Qui, grazie alla partnership Plan B, tra 360 e 400 esercenti accettano pagamenti in crypto, dai bar ai servizi comunali. È possibile pagare il McDonald’s, le tasse e persino il parcheggio in bitcoin. Più di un terzo dei residenti utilizza il portafoglio digitale MyLugano. Dal 2025, anche la catena di supermercati SPAR ha avviato l’accettazione diretta di bitcoin a livello nazionale. Inoltre, la Svizzera vanta 129 sportelli ATM crypto, pari a 156 per milione di abitanti urbani, un dato nettamente superiore alla media europea.

Un’infrastruttura avanzata, ma una necessità minima

Nonostante l’eccellenza delle sue infrastrutture, la necessità reale di crypto in Svizzera è tra le più basse al mondo. Il Crypto-Necessity Index svizzero è appena 0,01, il valore più basso possibile: l’inflazione media tra il 2023 e il 2025 è solo dell’1,1%, appena il 2% degli adulti è senza conto bancario, le rimesse rappresentano lo 0,4% del PIL, e non esistono controlli sui capitali né esposizione a sanzioni. Applicando il moltiplicatore di necessità (0,52), la Svizzera scende dal primo posto assoluto al 29° posto nella classifica globale, dimostrando che la capacità non sempre coincide con la necessità.

Prospettive future e dati chiave

La Svizzera continua a liberalizzare il settore: nel 2025, la FINMA ha rilasciato la prima licenza per una piattaforma di trading DLT a SIX Digital Exchange e ha pubblicato una circolare sugli asset digitali, chiarendo aspetti di custodia e regolamento. Dal 2026 entrerà in vigore lo scambio automatico di dati crypto secondo lo standard CARF. Il punteggio di capacità resta altissimo (0,893), ma il punteggio aggiustato per necessità è 0,461, confermando la posizione #29 su 79 paesi analizzati.

Italia: Tra Bitcoin Valley e innovazione bancaria

Anche l’Italia si distingue nel panorama europeo, ottenendo un punteggio di 68 su 84 in termini di capacità e raggiungendo la perfezione nel pilastro della spesa (20 su 20). Il paese si caratterizza per una diffusione capillare degli ATM crypto e per la presenza di cluster commerciali innovativi.

Bitcoin Valley e la diffusione degli ATM

Il cuore pulsante dell’adozione di bitcoin in Italia è la Bitcoin Valley di Rovereto, in Trentino, dove numerosi esercenti offrono sconti dal 10% al 22% per chi paga in bitcoin. A questa realtà si affiancano altri hub a Brescia e Bolzano. L’Italia vanta la più alta densità di ATM crypto in Europa, con 216 sportelli (43 per milione di abitanti urbani). Circa il 18% degli italiani possiede crypto, segno di un interesse crescente nella popolazione.

L’ingresso delle banche tradizionali

Un elemento di novità è rappresentato dall’ingresso delle banche tradizionali nel mondo crypto. Intesa Sanpaolo ha effettuato una transazione proprietaria in bitcoin da 1 milione di euro nel gennaio 2025 e deteneva circa 100 milioni di dollari in crypto a fine anno. UniCredit ha lanciato un certificato capital-protected su bitcoin e ha aderito a un consorzio di stablecoin. Tuttavia, l’assenza di prodotti retail bancari mantiene la frizione sugli on-ramp a livello 3.

Un mercato avanzato, ma con bassa necessità strutturale

Nonostante la presenza di una rete bancaria solida e di un mercato maturo, la necessità strutturale di crypto in Italia rimane contenuta. Il Crypto-Necessity Index italiano è 0,04: l’inflazione media è al 2,7%, il 14% degli adulti è senza conto bancario, le rimesse sono lo 0,5% del PIL, senza controlli sui capitali o sanzioni. Il moltiplicatore di necessità (0,56) fa scendere l’Italia dal 7° al 31° posto nella classifica globale, confermando che l’adozione è guidata più dall’innovazione che da un bisogno reale.

Evoluzione normativa e dati salienti

Il quadro normativo italiano è in piena evoluzione: il Decreto Legislativo 129/2024 e la Legge 95/2025 hanno costruito il framework nazionale per il regolamento europeo MiCA sulle crypto-asset, con CONSOB come supervisore e la chiusura del registro OAM VASP prevista per il 2026. Dal 2026, la tassazione sulle plusvalenze crypto salirà dal 26% al 33%, segnale di un approccio più rigoroso. Il punteggio di capacità è 0,810, mentre quello aggiustato per necessità è 0,457, posizionando l’Italia al #31 su 79 paesi.

Conclusioni: Innovazione senza urgenza

Svizzera e Italia rappresentano due modelli di eccellenza nell’adozione delle criptovalute in Europa, ma in entrambi i casi la necessità reale di queste tecnologie rimane limitata. La Svizzera ha costruito le migliori infrastrutture del pianeta per una popolazione che, di fatto, non ne ha bisogno. L’Italia, invece, si distingue per la vivacità dei suoi hub crypto e l’ingresso delle banche tradizionali, ma la domanda è trainata più dalla curiosità e dall’innovazione che da esigenze economiche pressanti. In definitiva, questi due paesi dimostrano che la capacità tecnologica non sempre si traduce in necessità sociale, offrendo spunti preziosi per il futuro delle criptovalute in Europa.

Amelia Tomasicchio

Editor in Chief and co-founder at The Cryptonomist

Twitter: @ametomasicchio

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Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder di Cryptonomist, e di Econique.art. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Amelia è stata anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamato The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
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