HomeBlockchainRegolamentazioneIl divieto trading Polymarket USA funziona? $571 milioni dicono di no

Il divieto trading Polymarket USA funziona? $571 milioni dicono di no

Gli americani non dovrebbero nemmeno poter accedere a Polymarket. Eppure, negli ultimi dodici mesi, i wallet statunitensi hanno movimentato 571 milioni di dollari sui mercati politici della piattaforma — più di qualsiasi altro paese al mondo, Hong Kong inclusa, ferma a 422 milioni. È quanto emerge da un’analisi della società di dati onchain Allium, e il dato racconta qualcosa di preciso: il divieto trading Polymarket USA non ha eliminato la domanda americana, l’ha semplicemente spostata fuori dalla portata dei regolatori.

Punti chiave

  • Wallet riconducibili agli USA hanno scambiato 571 milioni di dollari sui mercati politici di Polymarket negli ultimi 12 mesi, il volume nazionale più alto della piattaforma.
  • Polymarket blocca gli utenti americani tramite indirizzo IP, ma una VPN e un wallet crypto sono sufficienti per aggirare il blocco.
  • I wallet USA preferiscono la geopolitica (46%) rispetto alle elezioni (16%), l’opposto della media di piattaforma.
  • Cinque dei dodici mercati più grandi dei wallet USA riguardavano la guerra in Iran; la singola scommessa più alta valeva 20,8 milioni di dollari su un mercato di novità legato a Zelensky.
  • Gli americani hanno vinto l’81,9% delle scommesse risolte, sostanzialmente identico all’80,3% del resto degli utenti: nessun vantaggio informativo evidente.

Il maggiore investitore politico della piattaforma porta una bandiera a stelle e strisce

Polymarket non può legalmente servire utenti statunitensi e li blocca per indirizzo IP. Ma la piattaforma funziona su infrastruttura crypto: per operare bastano stablecoin e un wallet, senza conti bancari, senza broker e senza intermediari soggetti a controllo regolatorio. Non c’è un account da congelare né un pagamento che una banca possa bloccare.

Il risultato pratico: una VPN per mascherare la posizione geografica e un wallet crypto già esistente sono tutto ciò che serve per entrare. Il blocco IP diventa una formalità.

L’analisi di Allium aggira questo problema in modo diverso: i tag geografici derivano dal comportamento onchain dei wallet, non dagli indirizzi IP. Per questo la VPN che inganna Polymarket non nasconde ad Allium l’origine statunitense di un wallet. C’è però un limite rilevante da tenere a mente: Allium riesce ad attribuire a un paese soltanto circa il 6% dei wallet attivi sui mercati politici della piattaforma. I dati vanno letti come indicativi, non come fotografia completa del fenomeno.

Cosa scommettono davvero gli americani su Polymarket

La distribuzione delle scommesse racconta qualcosa di più interessante del semplice volume. I wallet USA privilegiano nettamente la geopolitica — 46% del controvalore nozionale contro il 36% della media di piattaforma — mentre le elezioni raccolgono appena il 16% delle puntate americane, la metà del 32% registrato sull’insieme degli utenti.

In pratica, gli americani scommettono su guerre straniere a quasi tre volte il tasso con cui scommettono sulle elezioni, che pure sono il mercato preferito dal resto della community globale. Una proporzione invertita che ha una spiegazione logistica precisa.

Mercati sulla guerra in Iran e la scommessa su Zelensky

Dei dodici mercati più grandi movimentati dai wallet USA, cinque riguardavano la guerra in Iran. Il mercato singolo più grande di tutti era una scommessa di novità: 20,8 milioni di dollari puntati sull’ipotesi che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky indossasse un abito formale invece della sua consueta tenuta militare.

Questi sono esattamente i mercati che le piattaforme regolamentate americane non listano. Kalshi e il ramo statunitense conforme di Polymarket si concentrano su dati economici, decisioni sui tassi d’interesse e risultati elettorali. Cambi di regime, cessate il fuoco e scenari geopolitici di rottura restano disponibili solo sulla versione offshore, dove la domanda americana finisce per defluite naturalmente.

La differenza tra mercati regolamentati e offshore

Il divario non è casuale: riflette l’architettura normativa statunitense. Le piattaforme sotto supervisione regolamentare devono selezionare i contratti in base a criteri di interesse pubblico e prevedibilità giuridica. Una scommessa su chi vincerà le elezioni di midterm rientra; un mercato sul rischio di invasione militare di un paese straniero no. Il risultato è che la domanda per quella tipologia di contratto non sparisce — migra semplicemente verso l’esterno della giurisdizione americana.

Nessun vantaggio competitivo per i bettors americani

Un’ipotesi intuitiva sarebbe che gli americani, operando su mercati geopolitici che li riguardano direttamente, abbiano un qualche vantaggio informativo. I dati di Allium la smentiscono.

Sui mercati già risolti, i wallet USA hanno puntato sul vincitore nell’81,9% dei casi. Il resto degli utenti globali si ferma all’80,3%. La differenza è marginale e i ritorni risultano quasi identici. Gli americani scommettono in modo più audace — a un certo punto il 53% del loro volume era concentrato su un’invasione USA dell’Iran, quando il resto della piattaforma era al 26% — ma non indovinano di più.

Scommesse più coraggiose, quindi, ma non più lucide. Un pattern che ridimensiona l’idea di un’asimmetria informativa a favore dei bettors statunitensi.

Il blocco non ferma il mercato, lo sposta fuori controllo

Questo è il nodo che l’analisi mette in evidenza con chiarezza. Bloccare l’accesso non ha ridotto la partecipazione americana ai mercati politici: ha semplicemente spostato il più grande mercato politico nazionale su una piattaforma offshore, visibile onchain ma fuori dalla supervisione americana.

Il paradosso è che la domanda si orienta esattamente verso quei mercati che la regolamentazione statunitense vieta. Più le regole restringono l’offerta domestica, più la domanda repressa trova sbocco nei segmenti offshore meno controllabili. L’effetto finale è l’opposto dell’obiettivo dichiarato: meno trasparenza, meno supervisione, meno tutele per i consumatori.

Nel frattempo, il settore dei mercati predittivi nel suo complesso continua a crescere. I dati di giugno mostrano come Kalshi abbia superato i 31 miliardi di dollari di volume mensile e Polymarket abbia stabilito un nuovo record con 10,8 miliardi — spinto in parte dall’entusiasmo per i Mondiali di calcio 2026. Ma la questione americana rimane irrisolta: finché l’infrastruttura crypto rende il blocco aggirabile con una VPN e un wallet, qualsiasi restrizione normativa produce effetti più sull’architettura della supervisione che sulla partecipazione effettiva.

FAQ

Come fanno gli americani a fare trading su Polymarket nonostante il divieto USA?

Polymarket blocca gli utenti statunitensi tramite indirizzo IP, ma è sufficiente usare una VPN per mascherare la propria posizione geografica e abbinare un wallet crypto già esistente per accedere alla piattaforma. Non esistendo un conto bancario né un intermediario soggetto a controllo regolatorio, non c’è un meccanismo di blocco efficace a livello finanziario.

Su quali mercati politici si concentrano gli americani su Polymarket?

I wallet statunitensi destinano il 46% del loro volume alla geopolitica — come le scommesse sulla guerra in Iran — e solo il 16% alle elezioni, l’inverso della media di piattaforma che vede le elezioni al 32%. Cinque dei dodici mercati più grandi dei wallet USA riguardavano scenari bellici legati all’Iran.

Il blocco dell’accesso a Polymarket riesce a fermare le scommesse politiche americane?

No. Secondo l’analisi di Allium, il blocco non ha eliminato la partecipazione statunitense: l’ha spostata offshore, dove rimane visibile onchain ma al di fuori della supervisione regolamentare americana. La domanda si orienta proprio verso i mercati che la normativa USA non consente di listare in sede domestica.

Gli americani ottengono risultati migliori rispetto agli altri utenti su Polymarket?

No. I wallet USA hanno vinto l’81,9% delle scommesse sui mercati già risolti, una percentuale sostanzialmente identica all’80,3% registrato dagli altri utenti globali. Nonostante puntate più concentrate e audaci, gli americani non mostrano alcun vantaggio informativo significativo rispetto al resto della community.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.
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