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5% di OpenAI al governo USA: Altman ridisegna la regolamentazione globale dell’AI

Un forum internazionale guidato dagli Stati Uniti per definire gli standard di sicurezza dell’intelligenza artificiale, con il potere di certificare le aziende e regolare l’accesso alle tecnologie più avanzate. E, in parallelo, una quota azionaria del 5% di OpenAI offerta direttamente al governo americano, potenzialmente del valore di circa 42,6 miliardi di dollari. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha lanciato due proposte che, prese insieme, ridisegnerebbero l’architettura della regolamentazione globale dell’AI in modo radicale — con Washington al centro.

Punti chiave

  • Altman ha proposto sul Financial Times un forum internazionale a guida USA per fissare standard di sicurezza AI, condurre audit e regolare l’accesso alle tecnologie avanzate.
  • Il forum separerebbe nettamente chi sviluppa l’AI da chi la governa, con le istituzioni democratiche chiamate a fare le regole al posto dei laboratori privati.
  • OpenAI starebbe valutando di cedere al governo USA una quota del 5%, che alla valutazione attuale di 852 miliardi di dollari varrebbe circa 42,6 miliardi.
  • La proposta segue il G7 di Evian-les-Bains e arriva mentre i controlli sulle esportazioni USA hanno già mostrato quanto le decisioni unilaterali possano colpire la disponibilità dei modelli AI.
  • Esiste un interesse bipartisan per una partecipazione pubblica ai guadagni dell’AI, ma le modalità concrete restano oggetto di acceso dibattito.

Un arbitro globale per l’intelligenza artificiale

Altman ha articolato la sua visione in un editoriale sul Financial Times, scritto subito dopo il summit del G7 a Evian-les-Bains, in Francia, dove aveva incontrato leader mondiali — tra cui il presidente Donald Trump — per discutere di chi debba scrivere le regole dell’AI. Il tempismo non è casuale: il dibattito su come governare l’AI avanzata è già esploso, e Altman si posiziona come il principale architetto della risposta.

La proposta è strutturata in modo preciso. Il forum funzionerebbe come un organismo di certificazione internazionale: i paesi aderiscono accettando regole condivise, le aziende al loro interno si sottopongono ad audit periodici, e l’accesso ai modelli più avanzati dipende dal rispetto di questi standard. Potrebbero farne parte rappresentanti governativi, esperti tecnici indipendenti e altre figure qualificate. L’obiettivo dichiarato è rendere la tecnologia accessibile alle nazioni e alle imprese che rispettano le regole, garantendo al contempo che i parametri di sicurezza vengano rispettati a livello globale.

Il confronto implicito è con la governance dell’energia nucleare: un’infrastruttura di controllo internazionale che bilancia accesso e rischio.

La separazione tra chi sviluppa e chi governa

Il punto più significativo della proposta riguarda la governance di principio. Altman traccia una linea netta: “Le istituzioni democratiche non devono cedere le proprie responsabilità ai laboratori AI. I laboratori sviluppano la tecnologia, ma sono i cittadini e i loro rappresentanti eletti a dover fare le regole.” Le decisioni più importanti sull’uso di questa tecnologia, aggiunge, devono emergere da processi democratici — non da un piccolo gruppo di aziende a San Francisco.

È una presa di posizione notevole, soprattutto venendo dal CEO della più influente tra quelle aziende. Che si legga come genuina convinzione o come strategia per ottenere legittimità istituzionale, il risultato pratico sarebbe lo stesso: un forum internazionale a guida USA che si pone esplicitamente al di sopra delle singole aziende, OpenAI inclusa.

La quota azionaria: il governo americano come azionista di OpenAI

Il giorno successivo alla pubblicazione dell’editoriale, il Financial Times ha riportato che OpenAI sta conducendo discussioni preliminari per cedere al governo degli Stati Uniti una quota del 5% della società. Alla valutazione più recente di 852 miliardi di dollari — fissata durante il round di finanziamento da 40 miliardi di marzo — quella partecipazione varrebbe circa 42,6 miliardi. Le trattative sono descritte come concettuali e in fase iniziale, ma il dato è già di per sé storico.

Non si tratterebbe di un’operazione isolata. La proposta rientra in un documento più articolato che contempla anche la creazione di un Public Wealth Fund — un fondo che garantirebbe agli americani comuni una quota automatica nei guadagni delle aziende AI, anche a chi non partecipa ai mercati finanziari. Lo stesso documento avanza l’ipotesi di una settimana lavorativa di quattro giorni, tasse societarie più alte per compensare la perdita di gettito fiscale e prelievi sulle aziende che sostituiscono lavoratori umani con sistemi automatizzati.

Il consenso bipartisan e i nodi ancora irrisolti

L’idea di una partecipazione pubblica ai benefici economici dell’AI trova un terreno bipartisan negli Stati Uniti. Ma il consenso di principio si scontra con l’assenza di accordo sui meccanismi concreti. Come strutturare il fondo, come distribuire i proventi, come definire le soglie di tassazione: sono tutti punti ancora fortemente contestati, sia a destra che a sinistra.

Il segnale politico, però, è già chiarissimo: Altman sta costruendo un’architettura in cui il governo americano non è un regolatore esterno ostile, ma un partner con un interesse economico diretto nella sopravvivenza e nel successo di OpenAI.

Perché il momento conta: i controlli sulle esportazioni come caso studio

La proposta di Altman arriva mentre l’alternativa — interventi governativi ad hoc, paese per paese — si sta già materializzando. L’episodio più emblematico riguarda i controlli sulle esportazioni imposti dall’amministrazione Trump, che hanno temporaneamente rimosso dalla circolazione i modelli Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic, prima che il Dipartimento del Commercio revocasse le restrizioni più ampie.

Quel caso ha mostrato quanto rapidamente una decisione unilaterale possa colpire l’accesso agli strumenti AI — senza preavviso, senza processo trasparente, senza un quadro di riferimento condiviso. È esattamente questo vuoto che il forum proposto da Altman intenderebbe colmare: sostituire le telefonate al Dipartimento del Commercio con un sistema di regole formali e predefinite.

Il problema rimane aperto, però. Un governo che ha appena dimostrato la volontà di usare i controlli sulle esportazioni in modo unilaterale è davvero pronto a cedere quella leva a un organismo internazionale? La risposta a questa domanda determinerà se la proposta di Altman resta un’architettura visionaria o diventa davvero il modello di governance dell’AI per i prossimi decenni.

Quello che è certo è che la posta in gioco non riguarda solo OpenAI o gli Stati Uniti. Definire chi stabilisce gli standard di sicurezza AI, chi accede ai modelli più potenti e a quali condizioni, significa definire la geopolitica tecnologica del futuro. Altman lo sa — e si è messo al tavolo prima degli altri.

FAQ

Qual è lo scopo del forum internazionale sull’AI proposto da Altman?

Il forum avrebbe il compito di fissare gli standard di sicurezza per i modelli AI, fornire analisi tecniche imparziali, condurre audit sulle aziende e regolare l’accesso alle tecnologie più avanzate. Funzionerebbe come un organismo di certificazione internazionale: i paesi aderiscono accettando regole comuni e le aziende ottengono accesso ai modelli in base al rispetto di quei requisiti.

Perché Altman sostiene che siano le istituzioni democratiche a governare l’AI, e non i laboratori privati?

Altman ha dichiarato esplicitamente che i laboratori sviluppano la tecnologia, ma che le regole devono essere fatte dai cittadini e dai loro rappresentanti eletti. Il principio è quello della responsabilità democratica: le decisioni più importanti sull’uso dell’AI non devono dipendere da un piccolo gruppo di aziende private, ma emergere da processi politici legittimi.

Quali sono i dettagli della potenziale quota del governo USA in OpenAI?

OpenAI starebbe conducendo discussioni preliminari per offrire al governo degli Stati Uniti una quota azionaria del 5%. Alla valutazione più recente di 852 miliardi di dollari, fissata durante il round di finanziamento da 40 miliardi completato a marzo 2026, quella partecipazione varrebbe circa 42,6 miliardi di dollari. Le trattative sono ancora in fase concettuale e nessun accordo è stato finalizzato.

Che legame c’è tra i recenti controlli sulle esportazioni USA e la proposta del forum AI?

I controlli sulle esportazioni imposti dall’amministrazione Trump hanno temporaneamente bloccato l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic, prima che il Dipartimento del Commercio revocasse le restrizioni. Quell’episodio ha mostrato come decisioni unilaterali possano interrompere rapidamente la disponibilità degli strumenti AI. La proposta di Altman mira a sostituire questi interventi improvvisati con un quadro normativo internazionale formale e trasparente.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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