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Telegram rischia A$54,6 milioni in Australia per contenuti pro-terrorismo

Una piattaforma con oltre un miliardo di utenti nel mirino della giustizia australiana. L’eSafety Commission ha avviato un’azione legale civile contro Telegram davanti al Federal Court of Australia, sostenendo che la causa Telegram contenuti pro-terrorismo sia il risultato di anni di omissioni sistematiche nella moderazione. Le sanzioni potenziali arrivano fino a A$54,6 milioni, e la pressione regolamentare globale sul gruppo non ha mai raggiunto livelli così alti.

Punti chiave

  • L’eSafety Commission australiana ha avviato un procedimento civile contro Telegram nel Federal Court dopo un’indagine durata un anno.
  • Telegram avrebbe lasciato accessibili per mesi video delle stragi di Christchurch (2019) e Buffalo (maggio 2022) dopo essere stata messa in mora.
  • Le violazioni contestate rientrano nell’Online Safety Act australiano, con sanzioni fino a A$54,6 milioni.
  • Pavel Durov, fondatore di Telegram, è stato arrestato in Francia nel 2024 e accusato in Russia di favoreggiamento del terrorismo.
  • Telegram ha dichiarato di voler contestare le accuse in tribunale, definendo “ben documentati” i propri sforzi anti-terrorismo.

La causa dell’eSafety Commission australiana contro Telegram

L’azione legale è stata depositata questa settimana, al termine di un’indagine durata circa un anno. Il punto di partenza risale al marzo 2024, quando il regolatore aveva avviato le prime verifiche su come Telegram stesse affrontando la diffusione di materiale terroristico ed estremista. Secondo la commissaria Julie Inman Grant, ne erano seguiti cinque mesi di mancata risposta da parte della piattaforma.

Quando Telegram aveva infine iniziato a collaborare, il quadro che emergeva era comunque preoccupante: un ambiente che Inman Grant ha definito “permissivo” nei confronti dei contenuti estremisti, “molto facile da trovare”. Un ambiente che, ha aggiunto, “desensibilizza, normalizza e a volte radicalizza” gli utenti.

Non è la prima volta che l’Australia colpisce Telegram sul piano economico. Nel febbraio 2025, il regolatore aveva già comminato alla piattaforma una multa da A$1 milione per non aver risposto nei tempi previsti alle domande su come gestisse abusi su minori e materiale estremista.

I fondamenti della causa secondo l’Online Safety Act

L’Online Safety Act australiano impone alle piattaforme digitali obblighi precisi in materia di sicurezza sistemica. Secondo l’accusa, Telegram li avrebbe violati su più fronti: non rimuovendo materiale segnalato, non eliminando account e canali responsabili, non mantenendo condizioni d’uso che vietassero i contenuti pro-terrorismo su tutte le sezioni della piattaforma, e non informando i denuncianti degli esiti delle loro segnalazioni. Una violazione di queste norme espone la piattaforma a sanzioni civili fino a A$54,6 milioni.

Presunte mancate rimozioni di contenuti pro-terrorismo

I dettagli dell’accusa sono specifici e pesanti. Il regolatore sostiene che Telegram abbia lasciato online video di esecuzioni terroristiche anche dopo le segnalazioni degli utenti australiani, con alcuni contenuti rimasti accessibili fino a tre settimane. Ancora più grave, secondo l’eSafety Commission, è il caso dei materiali già noti alle autorità.

Esempi specifici di materiale illecito ancora accessibile

La diretta della strage alla moschea di Christchurch del 2019 e le immagini del massacro di Buffalo del maggio 2022 sarebbero rimaste su Telegram per quasi tre mesi prima di essere rimosse, nonostante la piattaforma fosse stata messa in mora. Si tratta, ha sottolineato Inman Grant, di “contenuti legati ad alcuni degli atti di violenza estremista più tristemente noti della storia recente“.

Il riferimento al contesto locale non è casuale. La commissaria ha richiamato esplicitamente l’attacco che ha colpito un festival ebraico a Bondi nel dicembre scorso, sottolineando come sia “più importante che mai che le piattaforme digitali rispettino i loro obblighi di protezione della comunità”.

Conseguenze dei fallimenti nella moderazione dei contenuti

Il punto più critico dell’accusa riguarda la struttura stessa del problema: Telegram non avrebbe rimosso i canali, i gruppi e gli account coinvolti, lasciando aperta la porta a future violazioni. Non si tratta quindi solo di singoli contenuti sfuggiti ai controlli, ma di una mancanza sistemica nella gestione del rischio. È questo elemento a rendere la causa particolarmente rilevante: il regolatore non contesta un episodio isolato, ma un pattern di comportamento.

Problemi nella gestione dei reclami e nelle notifiche

Tra le contestazioni c’è anche un aspetto meno visibile ma significativo sul piano procedurale. Telegram avrebbe sistematicamente mancato di comunicare agli utenti che avevano segnalato contenuti l’esito delle loro segnalazioni. Un obbligo che, nell’impianto dell’Online Safety Act, non è accessorio: serve a garantire trasparenza e accountability nei confronti di chi contribuisce a identificare materiale illecito.

Il regolatore accusa Telegram di non aver informato i denuncianti sugli esiti

Questa lacuna pesa su due livelli. Da un lato, erode la fiducia degli utenti nel sistema di segnalazione. Dall’altro, segnala una gestione interna delle segnalazioni che il regolatore considera inadeguata rispetto agli standard richiesti dalla legge australiana. Telegram ha risposto attraverso un portavoce, definendo “ben documentati” i propri sforzi anti-terrorismo e annunciando che contesterà le accuse in tribunale.

Pressioni regolamentari globali su Telegram

L’azione australiana non arriva in un vuoto. La tempistica è rivelatrice: il procedimento è stato depositato un giorno dopo che il Servizio di Sicurezza Federale russo (FSB) aveva incriminato Pavel Durov per favoreggiamento del terrorismo, inserendolo in una lista di ricercati internazionali. L’accusa russa riguarda presunte omissioni di Telegram nella rimozione di contenuti usati per coordinare attacchi all’interno della Russia.

Azioni di Russia e Francia contro Telegram e Pavel Durov

Durov, che detiene la cittadinanza emiratina e francese, era già stato arrestato dalle autorità francesi nel 2024 con accuse simili legate alla presunta incapacità di Telegram di arginare attività criminali. Ha sempre negato ogni addebito, e l’indagine francese è tuttora in corso. Tre giurisdizioni diverse, tre procedimenti paralleli: il quadro che si delinea è quello di una piattaforma sotto pressione su scala globale.

Dichiarazioni del commissario eSafety australiano sui rischi di contenuti estremisti

Inman Grant — che nel 2025 aveva guidato il primo divieto al mondo di social media per i minori sotto i 16 anni — ha usato parole nette: “Nessuna piattaforma è al di sopra della legge”. Ha anche aperto uno scenario estremo, pur precisando che non è mai stato utilizzato: il regolatore potrebbe chiedere al tribunale federale di ordinare la cessazione del servizio in Australia. Una leva che, se azionata, avrebbe effetti diretti su 1,5 milioni di visitatori mensili australiani.

La vera posta in gioco, però, va oltre la singola causa. Telegram è una piattaforma con gruppi che ospitano fino a 200.000 utenti e canali senza limiti di abbonati: una struttura che la rende particolarmente difficile da monitorare e che, secondo i regolatori, la rende altrettanto difficile da rendere sicura. Se l’Australia dovesse ottenere le sanzioni richieste e imporre cambiamenti strutturali alla moderazione, il precedente potrebbe influenzare i procedimenti in corso anche altrove.

FAQ

Quale azione legale ha intrapreso l’Australia contro Telegram?

L’eSafety Commission australiana ha avviato un procedimento civile contro Telegram davanti al Federal Court of Australia, contestando la mancata rimozione di contenuti pro-terrorismo in violazione dell’Online Safety Act.

Quali tipi di contenuti Telegram avrebbe omesso di rimuovere?

Secondo il regolatore, Telegram avrebbe lasciato online video di esecuzioni terroristiche e riprese di stragi, tra cui la diretta della sparatoria alla moschea di Christchurch del 2019 e le immagini del massacro di Buffalo del maggio 2022, rimaste accessibili per mesi dopo la messa in mora della piattaforma.

Quali sanzioni rischia Telegram in base all’Online Safety Act australiano?

In caso di violazione dei codici e degli standard previsti dall’Online Safety Act, Telegram rischia sanzioni civili fino a A$54,6 milioni.

Esistono pressioni legali simili su Telegram al di fuori dell’Australia?

Sì. Il Servizio di Sicurezza Federale russo ha incriminato il fondatore Pavel Durov per favoreggiamento del terrorismo, mentre le autorità francesi lo avevano già arrestato nel 2024 con accuse legate alla presunta incapacità di Telegram di contrastare attività criminali sulla piattaforma.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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