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Prezzo oro e inflazione: il CPI Usa può spingere l’oro verso 5.000 dollari?

L’oro è tornato a salire mercoledì, guadagnando lo 0,7% e portandosi a circa 4.400 dollari l’oncia, mentre i mercati restano in attesa del dato sull’inflazione USA che potrebbe indirizzare la prossima decisione della Federal Reserve sui tassi. Il rapporto tra prezzo oro e inflazione è tornato al centro dell’attenzione degli investitori proprio nelle ore precedenti alla pubblicazione del Consumer Price Index, con il metallo giallo che nei giorni precedenti aveva già toccato i massimi da due mesi.

Punti chiave

  • Il prezzo spot dell’oro è salito dello 0,7% a circa 4.400,02 dollari l’oncia intorno alle 07:22 GMT di mercoledì, prima della pubblicazione del CPI USA.
  • I flussi in ingresso sugli ETF sull’oro hanno raggiunto la quinta sessione consecutiva di rialzo, spingendo le riserve totali a un massimo delle ultime sei settimane.
  • Le tensioni sullo Stretto di Hormuz continuano ad alimentare la volatilità sui mercati energetici, sostenendo la domanda di beni rifugio.
  • La People’s Bank of China ha acquistato oro per il 21° mese consecutivo in luglio, aggiungendo circa 640.000 once troy alle riserve.
  • La resistenza tecnica chiave si trova tra 4.460 e 4.495 dollari: se superata, il prossimo obiettivo indicato dagli analisti è 5.000 dollari.

Il rally dell’oro verso i massimi da due mesi

Il metallo giallo ha vissuto giorni movimentati. Dopo aver toccato il livello più alto dal 17 giugno a 4.371,63 dollari lo scorso venerdì, sostenuto da un calo inatteso dei dati sull’occupazione USA, l’oro è arrivato a segnare un massimo intraday di 4.434,84 dollari martedì, il livello più elevato dal 5 giugno, prima di ritracciare a 4.369,57 dollari. Mercoledì il metallo è tornato a salire dello 0,7% verso i 4.400 dollari, con i futures sull’oro in aumento dello 0,4% a 4.459,30 dollari.

Posizionamento del mercato in vista del CPI

Gli operatori restano cauti prima del dato sull’inflazione, che secondo un sondaggio Reuters tra economisti dovrebbe mostrare un CPI di luglio in crescita del 3,4% su base annua, rispetto al 3,5% di giugno. Sul mercato dei futures, secondo lo strumento CME FedWatch, le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre si attestano intorno al 50%, in aumento rispetto al 44% registrato lunedì, con una probabilità dell’81% stimata per dicembre. Bob Haberkorn, senior market strategist di StoneX, ha parlato di momentum tecnico forte sull’oro, definendo il clima attuale come una combinazione di acquisti cinesi e timore di restare fuori da un possibile ritorno sopra i 4.500 dollari. Sulla stessa linea Jim Wyckoff, analista di American Gold Exchange, che ha sottolineato come un’inflazione in raffreddamento possa spingere l’oro a muoversi lateralmente o al rialzo nel breve periodo.

Non tutti gli analisti condividono lo stesso ottimismo incondizionato. Hamad Hussain, economista di Capital Economics, ha avvertito che un dato sull’inflazione più caldo delle attese rafforzerebbe il caso per un rialzo dei tassi, esercitando pressione al ribasso sul prezzo dell’oro. È qui che il legame tra inflazione USA e oro diventa decisivo: un CPI sopra le stime rafforzerebbe la Fed nella sua cautela sui tagli, aumentando il costo opportunità di detenere un asset che non paga interessi.

Domanda degli investitori e flussi negli ETF

Al di là delle oscillazioni di breve periodo, la domanda strutturale resta solida. I flussi verso i gold-backed ETF hanno esteso la serie positiva a cinque sessioni consecutive, portando le riserve totali al livello più alto delle ultime sei settimane. Ole Hansen di Saxo Bank ha osservato che le prospettive sui metalli preziosi stanno migliorando, sostenute da una domanda strutturale che ha evitato una correzione più profonda, mentre gli investitori occidentali mostrano segnali, seppur ancora timidi, di ritorno sul mercato.

Le tensioni sullo Stretto di Hormuz mantengono nervosi i mercati energetici

Le incertezze geopolitiche continuano a pesare sul mercato energetico, alimentando indirettamente il fascino dell’oro come rifugio. L’Iran ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà bloccato finché gli Stati Uniti non revocheranno il blocco sui porti iraniani e non verseranno un risarcimento per le azioni militari subite.

Diplomazia tra Iran, Oman e Stati Uniti

Il ministro della Difesa pakistano ha lasciato intendere che Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un’intesa, e diverse fonti hanno segnalato una diplomazia attiva tra Oman e Iran, con Teheran che avrebbe quasi definito con Muscat un accordo sulle nuove rotte di navigazione nello stretto. Nonostante questo, l’Iran non ha ceduto sulle sue condizioni principali. Il presidente statunitense Donald Trump ha risposto chiedendo che Teheran risarcisca le vittime di guerre, attacchi e proteste, alimentando ulteriore incertezza sui tentativi di riapertura della rotta.

Effetti su energia e aspettative d’inflazione

Nel frattempo sono stati segnalati attacchi a navi mercantili sia nello Stretto di Hormuz che nel Bab el-Mandeb, rivendicati sia da forze statunitensi che dai Houthi. Un elicottero della Marina USA ha aperto il fuoco contro una nave cargo nel Golfo di Oman, mentre un drone ha colpito una raffineria in Libia. L’aumento dei prezzi energetici innescato da questi episodi rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione, un fattore che spingerebbe la Fed a mantenere un atteggiamento prudente sui tagli ai tassi e che rende ancora più stretto il nesso tra tensioni geopolitiche oro e traiettoria dei prezzi dell’energia.

Gli acquisti continui di oro da parte della Cina sostengono la domanda istituzionale

La People’s Bank of China ha incrementato le proprie riserve auree per il 21° mese consecutivo in luglio, aggiungendo circa 640.000 once troy e portando il totale a 76,08 milioni di once. Si tratta del maggiore incremento mensile da ottobre 2023. Anche gli ETF cinesi legati all’oro hanno continuato ad attrarre capitali, segnale di una domanda istituzionale che non sembra rallentare, coerente con il trend di diversificazione delle riserve valutarie osservato negli ultimi due anni.

Resistenze tecniche e l’obiettivo dei 5.000 dollari

Sul piano tecnico, gli analisti concordano su una soglia decisiva. Tony Sycamore, senior market analyst di IG, ha spiegato che il recente ritracciamento dai 4.435 dollari è stato causato da prese di profitto in vista del CPI, da commenti restrittivi della Fed e dal rialzo dei prezzi energetici. Secondo Sycamore, servirebbe una rottura sostenuta sopra i 4.460 dollari e la media mobile a 200 giorni, posizionata intorno ai 4.495 dollari, per aprire la strada verso i 5.000 dollari. Saxo Bank osserva un percorso simile, monitorando se il breakout sopra i 4.200 dollari abbia slancio sufficiente per raggiungere la stessa media mobile vicino ai 4.500 dollari. Giovedì è previsto il dato sui prezzi alla produzione, un’ulteriore lettura sull’inflazione che i mercati analizzeranno prima della prossima riunione della Fed.

FAQ

Perché il prezzo dell’oro sale in vista della pubblicazione del CPI statunitense?

L’oro è salito perché gli investitori guardano con attenzione al dato sul Consumer Price Index USA, che potrebbe influenzare le decisioni della Federal Reserve sui tassi d’interesse e le aspettative sull’inflazione.

In che modo lo Stretto di Hormuz influisce sul prezzo dell’oro?

Le tensioni e la chiusura dello Stretto di Hormuz mantengono volatili i mercati energetici, il che sostiene l’oro come asset rifugio in un contesto di preoccupazioni inflazionistiche.

Che ruolo gioca la banca centrale cinese sul mercato dell’oro?

La banca centrale cinese ha continuato ad aumentare le proprie riserve auree, aggiungendo circa 640.000 once troy in luglio, un segnale di domanda istituzionale costante nel tempo.

Quali sono i livelli tecnici chiave da monitorare per l’oro?

L’oro incontra resistenza tra 4.460 e 4.495 dollari: se questi livelli venissero superati, il prossimo obiettivo indicato dagli analisti sarebbe 5.000 dollari.

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