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Tassa una tantum sui miliardari in California: Brin spende 102 milioni per fermarla

In California, un gruppo di miliardari sta spendendo decine di milioni di dollari per fermare una misura che li costringerebbe a versare il 5% del proprio patrimonio in un colpo solo. La tassa una tantum miliardari California prevista dalla Proposition 40 tornerà davanti agli elettori a novembre, e nelle ultime settimane la mobilitazione finanziaria contro di essa è cresciuta in modo significativo, con contributi milionari arrivati da nomi noti della finanza e della tecnologia californiana.

Punti chiave

  • La Proposition 40 introdurrebbe una tassa patrimoniale del 5% una tantum sui residenti californiani con oltre 1 miliardo di dollari di patrimonio, destinata a finanziare la sanità pubblica dello Stato.
  • Il comitato Building a Better California, che si opppone alla misura, ha raccolto 110 milioni di dollari entro fine giugno e ha riservato 87 milioni di dollari in spazi pubblicitari per la campagna di novembre.
  • Un sondaggio dell’Institute of Governmental Studies della UC Berkeley mostra il 48% degli elettori probabili a favore della tassa contro il 41% contrario.
  • Le Proposition 41 e 42, sostenute dallo stesso comitato, potrebbero annullare gli effetti della tassa sui miliardari se ottenessero più voti.
  • Il governatore Gavin Newsom e il candidato democratico Xavier Becerra si opppongono alla misura, mentre il California Democratic Party l’ha ufficialmente appoggiata.

La tassa una tantum sui miliardari della Proposition 40

Ambito e scopo della tassa

La Proposition 40 colpirebbe esclusivamente i residenti della California con un patrimonio superiore a 1 miliardo di dollari, imponendo loro un versamento unico pari al 5% del totale. Il gettito raccolto sarebbe destinato ad aumentare i finanziamenti per la sanità pubblica statale. Non si tratta quindi di un’imposta ricorrente, ma di un prelievo puntuale pensato per intervenire una sola volta sulle fortune più ingenti dello Stato.

Sostegno degli elettori e divisioni politiche

Il sondaggio condotto dall’Institute of Governmental Studies della UC Berkeley, su un campione di oltre 4.000 elettori registrati, restituisce un quadro tutt’altro che scontato: il 48% degli elettori probabili sostiene la misura, mentre il 41% si dichiara contrario. Il dato più interessante riguarda però la composizione del sostegno: i democratici registrati appoggiano la tassa in massa, ma solo il 50% degli elettori non affiliati dice lo stesso, contro l’80% dei repubblicani che si schiera contro. Eric Schickler, co-direttore dell’Institute of Governmental Studies, ha osservato che la battaglia sulla Billionaires Tax si giocherà soprattutto sulla capacità degli oppositori di erodere il consenso tra gli elettori tradizionalmente democratici dello Stato.

Questo dato spiega perché la partita non sia affatto chiusa: basta un piccolo spostamento tra gli indecisi per far pendere l’ago della balanza in un senso o nell’altro, ed è esattamente su questo terreno che si concentra ora la macchina di comunicazione degli oppositori.

L’opposizione guidata da Building a Better California PAC

Principali donatori e finanziamenti

Dietro l’opposizione alla Proposition 40 c’è Building a Better California, il comitato costituito quest’anno proprio per bloccare la misura. Secondo una dichiarazione di finanziamento della campagna datata 14 agosto e riportata dal Financial Times, il venture capitalist John Doerr ha versato 7,5 milioni di dollari, mentre Chris Larsen, executive chair della società blockchain Ripple, ha contribuito con altri 10 milioni di dollari. Doerr ha un patrimonio stimato da Forbes in circa 22,6 miliardi di dollari, Larsen in 11,4 miliardi.

Ai due big si sono aggiunti donatori meno noti ma altrettanto rilevanti: John Hering, co-fondatore della società di cybersecurity Lookout, ha versato 946.000 dollari, mentre Neil Mehta, fondatore di Greenoaks Capital, ha contribuito con 250.000 dollari. Complessivamente il comitato dispone di un patrimonio di 110 milioni di dollari accumulato entro fine giugno, un segnale chiaro di quanto i californiani più ricchi considerino seria la minaccia rappresentata dalla misura in vista del voto di novembre.

Campagna pubblicitaria e contromisure

Non è solo una questione di raccolta fondi. Building a Better California ha riservato 87 milioni di dollari in spazi pubblicitari in vista delle elezioni di novembre, secondo quanto riportato dal New York Times il mese scorso. A questo si aggiunge una strategia più sofisticata: il comitato ha promosso due proposte parallele, la Proposition 41 e la Proposition 42, pensate per neutralizzare la tassa sui miliardari anche se questa venisse approvata dagli elettori.

La Proposition 41 richiederebbe al revisore contabile dello Stato di esaminare qualsiasi proposta di tassa speciale prima che venga sottoposta al voto, mentre la Proposition 42 vieterebbe nuove imposte basate sul semplice possesso di beni come immobili, normalmente tassati solo al momento della vendita. Se una delle due dovesse ottenere più voti della Proposition 40, la tassa sui miliardari verrebbe di fatto annullata, anche in caso di sua approvazione.

Qui si nasconde il punto più delicato dell’intera partita elettorale. Il sondaggio dell’Institute of Governmental Studies rivela che il 72% degli elettori conosce l’esistenza della Billionaires Tax, ma meno di un terzo sa che esistono le due contro-iniziative capaci di renderla inefficace. È una asimmetria informativa che potrebbe pesare parecchio sull’esito finale: molti elettori potrebbero votare a favore della tassa senza sapere che, votando anche a favore di 41 o 42, ne stanno di fatto vanificando gli effetti.

Reazioni pubbliche e politiche

Opinioni dei miliardari influenti

Tra i miliardari contrari alla misura, il cofondatore di Google Sergey Brin è tra i più determinati. L’uomo più ricco al mondo per patrimonio, che lo scorso anno ha trasferito gran parte dei suoi beni fuori dalla California, ha destinato in totale 102 milioni di dollari alla campagna contro la tassa, dopo un contributo aggiuntivo di 20 milioni di dollari versato a Building a Better California proprio questo mese.

Anche Mark Cuban, ex protagonista di Shark Tank, si è schierato pubblicamente contro la misura. In un botta e risposta su X con il deputato democratico californiano Ro Khanna, Cuban ha avvertito che la tassa danneggerebbe imprenditori e innovazione nello Stato, scrivendo che, se la misura passasse, solo i fondatori di startup meno lucidi resterebbero in California.

Risposte politiche e legislative a livello statale e federale

Sul fronte politico californiano il quadro è frammentato. Il governatore Gavin Newsom e il candidato democratico alla successione, Xavier Becerra, si sono espressi contro la tassa sui miliardari. Eppure, all’inizio del mese, il California Democratic Party ha ufficialmente appoggiato la proposta, un colpo non da poco per gli oppositori miliardari che speravano in un fronte democratico compatto contro la misura.

A livello nazionale, invece, la tassa californiana ha trovato sponde ben oltre i confini dello Stato. Il senatore Bernie Sanders ha sostenuto a febbraio che una misura simile dimostrerebbe ai cittadini più ricchi d’America che gli Stati Uniti restano una società democratica in cui il popolo conserva ancora un certo potere. A marzo, Sanders e il deputato Ro Khanna hanno presentato una proposta di legge, il “Make Billionaires Pay Their Fair Share Act”, che porterebbe una versione della tassa californiana a livello federale, imponendo un’imposta patrimoniale del 5% sui 938 miliardari statunitensi per finanziare Medicare, ripristinare i tagli a Medicaid previsti dal provvedimento firmato dal presidente Trump e distribuire un pagamento diretto di 3.000 dollari a ogni componente delle famiglie con reddito fino a 150.000 dollari.

Il paradosso è evidente: mentre a Sacramento la tassa rischia di essere svuotata da due contro-proposte poco conosciute dagli elettori, a Washington la stessa idea sta già alimentando un dibattito legislativo di scala nazionale. Sarà il voto di novembre a chiarire se la California diventerà il primo Stato a colpire davvero i patrimoni miliardari, o se la macchina pubblicitaria da 87 milioni di dollari messa in campo dagli oppositori riuscirà a ribaltare un sondaggio che, per ora, resta a favore della tassa.

FAQ

Cosa prevede la Proposition 40 in materia di tassa patrimoniale?

La Proposition 40 propone una tassa patrimoniale una tantum del 5% sui residenti californiani con un patrimonio superiore a 1 miliardo di dollari, con l’obiettivo di aumentare i finanziamenti per la sanità nello Stato.

Chi sono i principali oppositori della Proposition 40 e quali risorse hanno mobilitato?

Il comitato Building a Better California, sostenuto da miliardari come John Doerr e Chris Larsen, si oppone alla tassa e ha raccolto 110 milioni di dollari, riservandone 87 milioni per la campagna pubblicitaria.

Come si divide l’opinione pubblica sulla Proposition 40?

Un sondaggio della UC Berkeley mostra che il 48% degli elettori probabili in California sostiene la tassa, mentre il 41% si dichiara contrario, con una divisione significativa lungo le linee di partito.

Esistono contro-proposte legate alla tassa sui miliardari?

Sì, le Proposition 41 e 42, sostenute dallo stesso comitato, hanno l’obiettivo di annullare la tassa sui miliardari se una delle due ottenesse più voti.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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