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Aumenti tassi Fed 2026: Barclays punta su due rialzi dopo Warsh

Barclays cambia rotta sui tassi Fed: dopo mesi passati a scommettere su un 2026 senza sorprese, la banca ora prevede due rialzi da 25 punti base entro fine anno, uno a settembre e uno a dicembre. Gli aumenti tassi Fed 2026 tornano quindi sul tavolo, e il motivo ha un nome preciso: il discorso pronunciato dal presidente della Federal Reserve Kevin Warsh a Jackson Hole.

Punti chiave

  • Barclays prevede ora due rialzi da 25 punti base a settembre e dicembre 2026, contro la precedente stima di tassi fermi per tutto l’anno.
  • Il discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole del 28 agosto 2026 ha segnalato una linea più restrittiva sulla politica monetaria.
  • L’inflazione PCE viaggia intorno al 3,7% annuo, quasi il doppio del target del 2% fissato dalla Fed.
  • Il CME FedWatch assegna ora una probabilità del 60,4% a un rialzo dei tassi nel meeting di settembre.
  • I rendimenti dei Treasury a due anni sono saliti di circa 12 punti base subito dopo il discorso.

Barclays rivede le previsioni sugli aumenti dei tassi Fed per il 2026

La revisione pubblicata da Barclays il 31 agosto 2026 segna un’inversione netta rispetto allo scenario precedente. Fino a pochi giorni prima, gli analisti della banca non si aspettavano alcun cambiamento nei tassi per tutto il 2026.

Previsioni modificate: da nessun aumento a due rialzi

Il nuovo scenario prevede due interventi identici da 25 punti base ciascuno. Non si tratta di una correzione marginale: Barclays passa da un’ipotesi di stabilità totale a un percorso di stretta monetaria concentrato negli ultimi mesi dell’anno.

Tempi e entità dei possibili aumenti dei tassi

Il primo rialzo è collocato a settembre, il secondo a dicembre. Questa scansione temporale lascia alla Fed un margine per osservare i dati in arrivo tra un intervento e l’altro, ma il messaggio di fondo è chiaro: la banca centrale statunitense sembra pronta a muoversi due volte prima della fine dell’anno.

L’impatto del discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole

Il vero spartiacque è arrivato il 28 agosto 2026, quando Warsh ha parlato al Jackson Hole Economic Policy Symposium con un tono che i mercati non si aspettavano. Il suo messaggio, riassunto in una frase, è stato diretto: se i policymaker non hanno fiducia che l’inflazione stia davvero convergendo verso il target del 2%, c’è ancora “lavoro da fare”.

Un tono restrittivo su un’inflazione che non arretra

Warsh ha citato l’inflazione PCE, attestata a circa il 3,7% su base annua, un livello quasi doppio rispetto all’obiettivo della Federal Reserve. È un dato che pesa: succedendo a Jerome Powell alla guida della Fed a fine maggio, Warsh ha scelto proprio Jackson Hole per marcare una discontinuità nel linguaggio della banca centrale.

Piena occupazione, condizioni finanziarie più restrittive

Il presidente della Fed ha anche sottolineato che il mercato del lavoro si trova a piena occupazione. Una condizione che, secondo la lettura di Warsh, non giustifica più politiche accomodanti e rende necessarie condizioni finanziarie più restrittive per riportare i prezzi sotto controllo.

La reazione dei mercati: rendimenti e probabilità in movimento

Il mercato obbligazionario ha reagito quasi in tempo reale. I rendimenti dei Treasury a due anni sono saliti di circa 12 punti base subito dopo il discorso, un segnale di riprezzamento rapido delle aspettative sui tassi a breve termine. Sul fronte dei derivati, il CME FedWatch ha aggiornato le probabilità di un rialzo a settembre portandole al 60,4%, un salto netto rispetto ai giorni precedenti.

Le motivazioni dietro il cambiamento di rotta di Barclays

Barclays non ha modificato le proprie previsioni sulla Fed solo per il discorso di Warsh, ma anche per una lettura tecnica dei prossimi dati sull’inflazione. Al centro c’è il tema degli effetti base sfavorevoli.

Effetti base sfavorevoli e progresso dell’inflazione

In pratica, i confronti anno su anno che nella prima parte del 2026 avevano contribuito a far apparire più contenuta l’inflazione headline stanno per esaurirsi. Questo significa che, anche a fronte di letture mensili più morbide, i numeri annuali potrebbero non migliorare come sperato.

Cosa aspettarsi da qui a fine anno

Secondo Barclays, le cifre di inflazione annuale potrebbero restare ostinate o addirittura salire nell’avvicinarsi al quarto trimestre. È proprio questa combinazione, tra un discorso restrittivo di Warsh e prospettive di inflazione poco incoraggianti, a spiegare perché la banca abbia deciso di rivedere così drasticamente le proprie stime sugli aumenti tassi Fed 2026.

Cosa aspettarsi dalla riunione FOMC di settembre

Tutti gli occhi sono ora puntati sulla riunione del FOMC fissata per il 16 settembre 2026. Sarà quell’incontro a stabilire se le previsioni di Barclays sui due rialzi troveranno effettiva conferma nelle decisioni della Federal Reserve, o se la banca centrale sceglierà un percorso diverso da quello anticipato dai mercati dopo Jackson Hole.

FAQ

Perché Barclays ha rivisto le previsioni sui tassi Fed per il 2026?

Barclays ha rivisto le proprie previsioni dopo il discorso restrittivo di Kevin Warsh, che ha evidenziato un’inflazione persistente sopra il target e un mercato del lavoro solido che richiede condizioni finanziarie più restrittive.

Quali sono stati i punti principali del discorso di Kevin Warsh a Jackson Hole?

Warsh ha sottolineato che l’inflazione resta sopra il target del 2%, con il dato PCE intorno al 3,7%, che il mercato del lavoro è a piena occupazione e che potrebbe essere necessaria un’ulteriore stretta di politica monetaria.

Come hanno reagito i mercati al discorso di Warsh?

I rendimenti dei Treasury a due anni sono saliti di circa 12 punti base, mentre il CME FedWatch ha alzato al 60,4% la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre.

Quali sfide sull’inflazione prevede Barclays per la fine del 2026?

Barclays segnala effetti base sfavorevoli che potrebbero frenare il progresso sull’inflazione, portando le cifre annuali a restare stabili o persino ad aumentare in vista del quarto trimestre.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Francesco Antonio Russo
Francesco Antonio Russo è un analista e divulgatore nel settore delle criptovalute, del Web3 e dell’Intelligenza Artificiale. Da più di 6 anni studia l’evoluzione dei mercati digitali e delle tecnologie decentralizzate, con particolare attenzione all’impatto economico e sociale della blockchain. Su Cryptonomist approfondisce trend, regolamentazioni e innovazioni, offrendo contenuti accurati e comprensibili anche ai non addetti ai lavori.
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