Sono 457 miliardi di dollari il numero attorno al quale ruota l’ultimo report di Chainalysis, la società di analisi blockchain che da anni monitora i flussi on-chain per conto di governi e regolatori. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma, l’intera attività crypto soggetta a tasse a livello globale ha raggiunto questa cifra nel 2025, un volume che riaccende i riflettori sulla capacità (o incapacità) dei fisco nazionali di intercettare guadagni, redditi da staking, mining e pagamenti effettuati tramite crypto. Il dato arriva proprio mentre l’Unione Europea e altri paesi si preparano a un cambio di passo normativo che porta il nome di DAC 8 e CARF, in vigore dal 2027.
Summary
Punti chiave
- Chainalysis stima 457 miliardi di dollari di attività crypto tassabile on-chain nel 2025, su sei blockchain analizzate.
- Il Nord America guida la classifica regionale con 134,6 miliardi di dollari, seguito dall’Unione Europea (125,1 miliardi) e dagli Stati Uniti da soli (112,6 miliardi).
- Solo il 14% di questa attività rientra negli eventi già coperti dal CARF; il restante 86% riguarda DEX, transazioni peer-to-peer, reddito on-chain e pagamenti.
- Dozzine di paesi inizieranno a scambiarsi informazioni fiscali sulle crypto tramite CARF a partire dal 2027.
- In Portogallo e Nigeria l’attività tassabile pesa in modo significativo sulle finanze pubbliche, segnale di quanto le crypto siano già entrate nell’economia reale.
Il report di Chainalysis: 457 miliardi di dollari in movimento on-chain
Chainalysis ha calcolato che l’attività crypto soggetta a tasse osservata direttamente sulle blockchain, e non tramite gli exchange centralizzati, ha toccato almeno 457 miliardi di dollari nel corso del 2025. Il report, pubblicato mercoledì scorso, si basa sull’analisi di sei reti: Bitcoin, Ethereum, Solana, Tron, BNB Smart Chain e Base. Il calcolo comprende plusvalenze, redditi da mining, staking, lending e gambling, oltre ai pagamenti effettuati direttamente in crypto.
Va precisato che la cifra rappresenta un limite minimo, non massimo. Chainalysis stessa ammette che la metodologia esclude l’attività sugli exchange centralizzati, altre blockchain non incluse nello studio e alcune tipologie di transazione. In altre parole, il volume reale di guadagni e redditi generati dalle crypto nel mondo è probabilmente più alto di quanto emerga da questi numeri.
Distribuzione geografica: chi guida la classifica
Guardando alla ripartizione regionale, il Nord America si posiziona in testa con 134,6 miliardi di dollari di attività tassabile, davanti all’Unione Europea, ferma a 125,1 miliardi, e all’Asia orientale, che si attesta a 54,7 miliardi. Gli Stati Uniti da soli rappresentano 112,6 miliardi di dollari, una quota che conferma il paese come principale mercato per volumi di trading e redditi generati dalle crypto.
Il report include anche due casi che mostrano quanto l’ecosistema crypto stia diventando rilevante per le finanze pubbliche di paesi più piccoli. In Portogallo, i 2 miliardi di dollari di attività tassabile equivalgono al 201% del deficit governativo del paese, fissato a 1 miliardo di dollari nel 2025. In Nigeria, i 4,4 miliardi di dollari di attività crypto corrispondono al 12,3% delle entrate pubbliche nazionali, pari a 35,5 miliardi di dollari.
Solo il 14% rientra già nel CARF: perché conta
Il dato più significativo del report, forse, non è il totale ma la sua composizione. Chainalysis ha rilevato che gli eventi già coperti dal Crypto-Asset Reporting Framework rappresentano appena il 14% dell’attività tassabile complessiva analizzata. Il restante 86% comprende trading su exchange decentralizzati, trasferimenti peer-to-peer, reddito generato on-chain e pagamenti in crypto: categorie che, per loro natura, restano molto più difficili da tracciare per le autorità fiscali.
Questo squilibrio spiega perché i regolatori stiano accelerando sull’implementazione di nuove regole. Se oggi soltanto una frazione minoritaria dei flussi tassabili finisce sotto la lente del reporting automatico, il margine di attività che scivola fuori dal radar fiscale resta enorme, e questo è esattamente il vuoto che DAC 8 e CARF vogliono colmare.
DAC 8 e CARF: la scadenza del 2027 che cambia le regole
Le agenzie regolatorie si stanno preparando all’entrata in vigore di DAC 8 e degli scambi previsti dal CARF entro il 2027. Il Crypto-Asset Reporting Framework, elaborato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, obbliga i fornitori di servizi partecipanti a comunicare i dati delle transazioni dei clienti alle autorità fiscali. Dozzine di paesi hanno già confermato che inizieranno lo scambio di queste informazioni proprio a partire dal 2027, un orizzonte che restringe sensibilmente i tempi a disposizione di exchange e piattaforme per adeguarsi.
Per le aziende del settore, la posta in gioco riguarda soprattutto la reportistica e la tracciabilità delle transazioni degli utenti. Con l’aumento previsto del monitoraggio delle transazioni crypto soggette a tasse, gli operatori dovranno rivedere i propri sistemi interni per garantire che i dati richiesti siano disponibili e corretti al momento dello scambio automatico di informazioni tra giurisdizioni.
Compliance come priorità per le aziende crypto
La conformità normativa diventa un tema centrale per evitare sanzioni e garantire trasparenza nei confronti dei clienti e delle autorità. Con un volume di attività tassabile che supera i 457 miliardi di dollari a livello globale, e con la maggior parte di questi flussi ancora fuori dal perimetro del reporting automatico, capire i requisiti specifici di ciascuna giurisdizione sarà decisivo per le aziende che operano nel settore delle crypto.
Le imprese che non si adegueranno per tempo rischiano di trovarsi impreparate quando lo scambio di informazioni tra paesi diventerà operativo. Al contrario, chi investe già oggi in sistemi di tracciamento e reportistica solida si troverà in una posizione di vantaggio competitivo, potendo offrire agli utenti un livello di trasparenza che i regolatori richiederanno comunque entro pochi anni.
FAQ
Qual è stato il valore totale dell’attività crypto tassabile riportato da Chainalysis nel 2025?
Chainalysis ha riportato 457 miliardi di dollari di attività crypto tassabile on-chain nel 2025, calcolata su sei blockchain: Bitcoin, Ethereum, Solana, Tron, BNB Smart Chain e Base.
Cosa sono DAC 8 e CARF nel contesto della regolamentazione crypto?
DAC 8 e CARF sono i quadri normativi in arrivo nell’Unione Europea e in altri paesi, previsti per l’implementazione entro il 2027, con l’obiettivo di rafforzare la reportistica e la conformità delle transazioni in crypto tra le diverse giurisdizioni.
Perché la conformità normativa è importante per le aziende crypto?
La conformità normativa è fondamentale per evitare sanzioni e garantire trasparenza nelle transazioni crypto soggette a tasse, soprattutto in vista dell’aumento dei controlli previsto dai nuovi framework internazionali.
Come dovrebbero adattarsi le aziende crypto alle nuove regole?
Le aziende devono comprendere i requisiti specifici di ciascuna giurisdizione e prepararsi a un livello di controllo più elevato, in linea con quanto previsto da normative come DAC 8 e CARF, che entreranno in vigore entro il 2027.
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